Geda ad Affaritaliani.it: "Ora lo Strega, poi il film. E nel prossimo libro la storia di un nonno e suo nipote..."
| LO SPECIALE
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Cominciamo dai numeri: quanto ha venduto "Nel mare ci sono i coccodrilli"?
"So che in Italia abbiamo superato le 200mila copie e in Francia, dov'è uscito a gennaio, le 30mila. Per il resto, è in traduzione in trentuno paesi e Francesca Archibugi sta lavorando al film, prodotto da Cattleya. Insomma: un mare di good news, direi. E per ora senza troppi coccodrilli".
Il fatto che la storia di Enaiatollah abbia colpito così tanti lettori anche all'estero è una vittoria per lei che l'ha raccontata?
"Il fatto che la storia di Enaiat abbia colpito così tanti lettori è prima di tutto una vittoria di Enaiat, e di tutti quelli che, come lui, sono arrivati fino a noi per raccontarcele, quelle storie. E che attraverso una condivisione come questa hanno avuto l'opportunità di rielaborarle, e di dare loro un senso. E poi è una vittoria dei lettori, perché fermarsi e prestare attenzione a una vicenda umana come questa è davvero, come diceva Simone Weil, il più grande gesto di altruismo possibile nel mondo contemporaneo: prestare attenzione, prestare ascolto, senza farsi distrarre dal rumore di fondo dei falsi sogni, dei falsi bisogni".
A proposito, con Enaiatollah è restato in contatto?
"Eccome, ci si vede spessissimo. Ora è tutto preso dalla preparazione dell'esame di maturità".
Nel libro la letteratura si scontra con la vita reale. A proposito di vita reale, è stato da poco ucciso bin Laden. Cos'ha provato quando ha sentito la notizia?
"Mi spiace sia morto, avrei preferito fosse processato. In ogni caso, se la sua morte servisse davvero a modificare la vita quotidiana della popolazione afghana, se servisse al ritiro delle truppe e al sorgere di una nuova, vera, democrazia in quel Paese, gioirei per e con loro. Ma temo non sarà così".
E veniamo al premio Strega. Dica la verità: nella cinquina ci spera?
"Spero che nella cinquina ci vadano i cinque migliori libri tra i dodici presentati. Quelli più meritevoli per la scrittura, per la capacità di intercettare i segnali della contemporaneità e per la sensibilità e l'accuratezza del carotaggio, quel carotaggio dell'esistere che la letteratura, io credo, è tenuta a tentare. Detto questo, se i quattrocento Amici della Domenica davvero leggeranno i testi e davvero voteranno quelli che ritengono migliori, così come dovrebbero, be', da parte mia qualunque risultato sarà accolto con un plauso".
Tra gli altri libri in gara ne ha letto qualcuno?
"Ne ho letti tre, per ora. Mario Desiati, Giorgio Nisini e Viola Di Grado. E tutti e tre, per motivi molto diversi, sono libri che consiglierei (e che sto consigliando, ai miei amici) di acquistare e di leggere. Gli altri sono lì in coda, sul tavolino accanto alla scrivania".
Per Transeuropa lei ha da poco pubblicato "La bellezza nonostante", monologo dedicato alle storie dei maestri del carcere minorile Ferrante Aporti di Torino. I ragazzi del carcere come hanno reagito?
"I ragazzi del carcere non leggono, questo è certo. Sono quasi tutti ragazzi stranieri, spesso analfabeti persino in lingua d'origine. Per questo motivo il testo è accompagnato da un audiodocumentario scaricabile dal sito di Transeuropa (www.inaudita.it): l'oralità è la loro dimensione, e l'ascolto, per quanto possibile, è stato la mia e quella di Matteo Bellizzi, che per Docusound (http://www.docusound.it/) ha curato con me il progetto".
Di cosa parlerà il suo prossimo libro?
"Uscirà di certo per la B.C.Dalai editore. Quando, non saprei dire. Per quanto riguarda la storia, ci sono due età della vita che mi affascinano molto: l'infanzia e la vecchiaia. Nel prossimo libro tenterò di metterle insieme, facendo incontrare un nonno e un nipote in un'estate che cambierà la vita a entrambi".
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