Video contro down, condannati tre dirigenti di Google

Mercoledì, 24 febbraio 2010 - 17:10:00

Gli Stati Uniti condannano la sentenza emessa a Milano nei confronti di Google per il video di un bambino down oggetto di violenze. "Siamo negativamente colpiti dalla odierna decisione di condanna di alcuni dirigenti della Google Inc. per la pubblicazione su Google di un video dai contenuti offensivi", afferma in una nota l'ambasciatore in Italia, David Thorne, che aggiunge: "Il Segretario di Stato Hillary Clinton lo scorso 21 gennaio ha affermato con chiarezza che Internet libero e' un diritto umano inalienabile che va tutelato nelle societa' libere. In tutte le nazioni e'
necessario prestare grande attenzione agli abusi; tuttavia, eventuale materiale offensivo non deve diventare una scusa per violare questo diritto fondamentale".

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Tre tra ex ed attuali manager di Google sono stati condannati dal Tribunale di Milano. Tutta colpa di un video, diffuso in rete nel 2006. Protagonista un giovane disabile di Torino vessato dai compagni-bulli a scuola. I tre dirigenti sono stati condannati nell'ambito del procedimento avviato sulla questione nel capoluogo lombardo.  E' il rpimo caso di un provvedimento del genere.

Video Down

Il giudice Oscar Magi ha condannato gli imputati per violazione della legge sulla privacy a sei mesi di reclusione con pena sospesa e li ha invece assolti dal reato di diffamazione. Coinvolti sono David Carl Drummond, ex presidente del cda di Google Italia, George De Los Reyes, ex membro del cda di Google Italia e Peter Fleitcher, responsabile delle strategie del gruppo. Assolto, invece, perché accusato solo di diffamazione, Arvind Desikan, responsabile del progetto Google video per l'Europa. Nei loro confronti l'accusa aveva chiesto pene comprese tra 6 mesi e un anno di reclusione.

LE REAZIONI - Il legale degli imputati Giuliano Pisapia sottolinea che "non ci sono né vinti né vincitori": è importante che non sia passato il principio che pretendeva "l'obbligo giuridico di un controllo preventivo di cosa viene immesso in Rete". E il portavoce di Google, Marco Pancini, commenta che questa sentenza è "un attacco ai principi fondamentali di libertà sui quali è stato costruito internet".

E due dei tre condannati esprimono le loro perplessità sulla sentenza. David Drummond dichiara: "Sono offeso dalla sentenza della corte di Milano che mi ha condannato come colpevole di aver violato il diritto alla privacy di un ragazzo disabile. Mi ha turbato vedere il video dell'aggressione al giovane pubblicato su Google. Ma questo verdetto è un pericoloso precedente perché ai motori di ricerca le leggi europee non impongono di monitorare i contenuti. E appena siamo venuti a conoscenza del contenuto del video lo abbiamo comunque subito rimosso dalla Rete. Questa sentenza è un grave danno alla libertà di  molti servizi offerti su internet". Peter Fleischer aggiunge: "Mi appello a questo verdetto. Sono venuto a conoscenza del video in questione solo quando era già stato rimosso. Se un giudice può condannare persone come me, che lavorano nei motori di ricerca ma non hanno nulla a che fare con quanto viene pubbblicato, significa rendere illimitata la loro resopnsabilità".

Maurizio Gasparri, presidente del gruppo Pdl al Senato: "Con una sentenza esemplare il tribunale di Milano ha condannato alcuni dirigenti di Google in merito alla vicenda del ragazzo disabile insultato e picchiato dai compagni di scuola, il cui video è circolato a lungo sul famoso motore di ricerca. La dignità della persona oltre che ovviamente la sua privacy è stata calpestata evidentemente per incuria. Perché Google non ha, infatti, vigilato e collaborato per rimuovere in modo tempestivo contenuti violenti? Ci auguriamo che, anche alla luce di questa sentenza, si ponga definitivamente il problema e si trovino tutte le soluzioni normative affinché non si sottovaluti più l'importanza della vigilanza sui contenuti immessi in rete, oltre che sulla loro immediata rimozione".

Guido Camera, avvocato difensore di Vivi Down: "L'associazione Vivi Down è molto soddisfatta per l'affermazione di responsabilità pronunciata dal Tribunale di Milano in materia di privacy. Credo che il Tribunale abbia dato una dimostrazione di grandissima competenza e imparzialità nella gestione dell'intero processo". Per l'avvocato si tratta di "una soddisfazione piena per l'affermazione di responsabilità, non per la condanna, perché è una condanna che rimane sulla carta perché è tutto coperto dalla sospensione della pena".

Pietro Yates Moretti, vicepresidente Aduc: "Questa sentenza, se fosse confermata nei gradi successivi, potrebbe mettere a rischio tutti i siti che in Italia ospitano contenuti creati dagli utenti, dai social network ai blog, dai motori di ricerca ai forum. Questi siti potrebbero dover applicare forti censure preventive o addirittura andarsene dall'Italia, con grave danno per la libertà di espressione".

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