Etica d’impresa e responsabilità sociale: arrivano gli indici statistici socio-ambientali e di governance

Venerdì, 27 gennaio 2012 - 14:00:00
E’ stato presentato a Roma nell’ambito del Forum CSR dell’Associazione Bancaria Italiana il progetto del Csr Manager Network e Istat che ha l’obiettivo di misurare e confrontare le performance socio-ambientali delle imprese in vista della creazione di indicatori statistici nazionali di sostenibilità. Si tratta di un progetto unico nel suo genere anche a livello internazionale destinato a cambiare per tutti il modo di rendicontare e valutare l’impegno reale delle imprese sul fronte dell’ambiente, del sociale e dell’etica di impresa facendo emergere in che misura o meno le aziende contribuiscono al benessere del Paese. Il Progetto porrà l’Italia all’avanguardia a livello di trasparenza nell’informativa d’impresa e si inserisce nell’ambito del dibattito in corso di allargare la produzione statistica oltre il PIL affiancando a questa misura indicatori socio-ambientali di misurazione del benessere.
responsabilità sociale d'impresa

Il Progetto è sviluppato dal Csr Manager Network, l’Associazione che riunisce i responsabili delle politiche di sostenibilità delle maggiori imprese italiane promossa da Altis (Alta Scuola Impresa e Società dell’Università Cattolica di Milano) e ISVI (Istituto per i valori d’impresa.) e da ISTAT, che a tal fine hanno siglato un apposito protocollo di ricerca a maggio dello scorso anno. L’obiettivo del Progetto è creare un ponte tra la misurazione dei fenomeni sociali e ambientali di un paese e quello che le imprese misurano e rendicontano e porterà alla creazione di indici statistici a livello nazionale che tengano conto anche di criteri ambientali, sociali e di governance.

Il Progetto ha coinvolto un primo nucleo di 12 Imprese che per dimensioni, articolazione e datazione dell’impegno nella rendicontazione costituiscono un campione delle realtà leader del reporting di sostenibilità in Italia e verrà esteso nei prossimi mesi ad altre imprese quotate. Le aziende impegnate nella sperimentazione sono: Assicurazioni Generali, Autogrill, Bureau Veritas, Enel, Gruppo Hera, Gruppo Sanpellegrino, Gruppo Unipol, Gucci, Holcim Italia, Obiettivo Lavoro.Terna, Vodafone.

Bilanci comparabili e allineati a indici statistici con validità nazionale questo è il futuro della rendicontazione
Il progetto ha preso il via da una Ricerca che ha analizzato i bilanci di sostenibilità di queste imprese partendo dall’assunto che senza comparabilità non è possibile misurare e valutare l’impegno delle imprese né comprendere realmente, nel caso di uno stakeholder, la portata o le carenze di questo impegno. Per queste ragioni un gruppo di aziende all’avanguardia ha scelto di farsi misurare e rendere i propri bilanci comparabili sottoponendosi a una sperimentazione su un nucleo mirato di indicatori ambientali, sociali ed economici. Una volta vagliati e verificati sul campo, costituiranno la base per una nuova fase di trasparenza delle performance ambientali, sociali e di governance delle imprese grazie ad un raccordo con macro dati elaborati dal Sistema Statistico Nazionale.

ISTAT: la convergenza dei bilanci sociali verso la statistica ufficiale è un beneficio per l’impresa
“La massima convergenza dei bilanci sociali d'impresa verso gli standard della statistica ufficiale, i quali hanno un livello di definizione assai più elevato rispetto alle raccomandazioni della GRI (Global Report Initiative) – ha dichiarato Enrico Giovannini, Presidente di ISTAT - rappresenta un beneficio per le singole imprese, aumentandone la comparabilità con i bilanci sociali di altre imprese e il raccordo con i dati di contesto, non solo a livello nazionale; rappresenta inoltre un beneficio per il Sistema statistico nazionale, favorendo una maggiore efficienza nella raccolta dell'informazione statistica presso le imprese”.

Csr Manager Network: superare l’autoreferenzialità in una fase di grande attenzione alle responsabilità collettive dell’impresa
“Come Csr Manager Network siamo stati i primi a comprendere che non è piu sufficiente rendicontare per se stessi – ha detto Caterina Torcia, Presidente del Csr Manager Network – e che per le imprese è venuto il momento di fare sul serio uscendo dall’autoreferenzialità, se vogliamo davvero misurare e far emergere quelle aziende che lavorano per il benessere del Paese. Questo progetto – ha proseguito la Torcia - apre una nuova fase nella misurazione delle performance ambientali, sociali e di governance in un momento in cui nel nostro Paese le responsabilità collettive dell’impresa stanno rivelandosi in tutta la loro importanza.”

Tra gli indicatori in fase di sperimentazione: investimenti e multe ambientali, parità uomo-donna, politiche anticorruzione, sicurezza dei consumatori
Il Progetto ha previsto 2 step di lavoro. Nella prima fase di Ricerca sono stati analizzati 57 indicatori economici, ambientali e sociali, legati ad esempio al valore economico generato, alle pratiche e alle condizioni di lavoro, al rispetto dei diritti umani, alla responsabilità di prodotto, all’investimento nei confronti della comunità. Vista l’impossibilità di comparare le performance di sostenibilità per una forte disomogeneità nelle basi di calcolo, è stata avviata una seconda fase di lavoro tutt’ora in corso su di un gruppo ristretto di indicatori per superare quelle difficoltà che rendono attualmente impossibile la comparazione. Tra gli indicatori in fase di sperimentazione e che in prospettiva potrebbero essere chiesti alle imprese da Istat figurano variabili di tipo ambientale quali ad esempio riduzione dei consumi di energia, investimenti per la tutela ambientale, multe per mancato rispetto di regolamenti di settore. Tra gli indicatori che riguardano la gestione dei lavoratori e le pratiche di tutela viene preso in considerazione il tasso di assenteismo o infortunio, il grado di turn-over, il tasso di rientro post-maternità e il differenziale retributivo tra uomini e donne unitamente alla composizione degli organi di governo dell’impresa. Altri indicatori oggetto di sperimentazione riguardano l’area del sociale, ad esempio in riferimento al numero di interventi realizzati nella comunità o le politiche e le procedure anticorruzione. Sul fronte dei diritti umani e della responsabilità di prodotto, infine, potranno essere valutati aspetti quali il numero di pratiche discriminatorie e le relative azioni correttive e il numero degli incidenti per non conformità dei prodotti sotto il profilo della salute e sicurezza dei consumatori.



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