Editoriale/ Razzismo, gli adolescenti più sensibili degli adulti

Venerdì, 19 novembre 2010 - 13:57:00

Sono i giovanissimi (35,3%) a sottolineare maggiormente l’importanza del valore dell’uguaglianza. Per gli adulti più importanti il diritto alla salute (42,5%) e al lavoro (29,8). Sono i risultati di un'indagine online dell'Unicef Italia.

L’indagine ha coinvolto due tipologie di campione differenti (400 adolescenti dai 14 ai 17 anni e 400 adulti over 18). Se il razzismo è un tema percepito come esistente tanto nei ragazzi, quanto “nei più grandi”, sono i giovanissimi con il 35,3% del campione, a sottolineare maggiormente l’importanza del valore dell’uguaglianza, riservano un secondo posto alla causa, dopo i diritti umani, rispetto ai diritti fondamentali.
 
Diversa è invece la scala delle preferenze degli adulti, per i quali il principio dell’uguaglianza occupa una posizione secondaria (21,3%) rispetto al diritto alla salute (42,5%) e al lavoro (29,8%). E in quanto a lotta al razzismo, ancora una volta, la preoccupazione sembra essere più giovanile (12%) che del mondo adulto (3%). Per quasi la metà dei ragazzi intervistati (47,8%) razzismo non equivale soltanto ad atti di violenza, ma a rifiuto ed  emarginazione verso persone di altra etnia, religione e altro. Del razzismo gli adolescenti hanno un’esperienza sia indiretta (55,6%), principalmente mediata da giornali, sia tangibile e quotidiana, (46,9%) riferibile a contesti scolastici come altri contesti urbani,  mentre l’esperienza diretta per gli adulti è dichiarata solo dal 33,5% del campione.
 
Ma se per tutti le opinioni relative alla tematica affrontata si formano principalmente attraverso l’educazione familiare, opposta  è tra le due diverse generazioni la percezione delle cause di razzismo: colpa soprattutto dell’ignoranza di alcuni italiani per i più piccoli (35,8%) e attribuzione di responsabilità ai comportamenti sbagliati di alcuni stranieri (35,9%). Per tutti, il fenomeno del razzismo è stabile e tendente all’aumento, ma la buona notizia è che sia per gli uni, sia per gli altri, è assolutamente un fenomeno reversibile se esiste la partecipazione di tutti.

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