"Dalla crisi si esce con le donne": continua la 'battaglia' contro le dimissioni in bianco

Mercoledì, 8 febbraio 2012 - 14:47:00

 

Lavoro o maternità: mai più ricatti

"Stop alle dimissioni in bianco": appello di 188 donne al governo

L'ELENCO DELLE FIRMATARIE

Andando in treno da Firenze a Roma per partecipare all'incontro con la Ministra Elsa Fornero sulle dimissioni in bianco ho ripensato al film "We want sex", alle 187 operaie della Ford di Dagenham la cui lotta, portò all'equality pay act, la legge che sancì il diritto all'uguaglianza salariale. E' sì perché in pieno '68, mentre si sbarcava sulla luna, le operaie erano ancora sfacciatamente pagate meno degli uomini. La Ministra del lavoro Barbara Castle fu una loro alleata e le ladies unite vinsero il maschilismo delle Unions e la tracotanza della Ford in stile Marchionne. Che meravigliosa pagina! Quelle donne con ironia e audacia cambiarono le relazioni industriali e le loro vite. Il film si concludeva con una bella foto delle operaie insieme alla Ministra Barbara Castle. Mi chiedevo quando nel nostro paese si potrà vedere un'equivalente foto?

Sono le 9 davanti al Ministero del lavoro in via Veneto, ci stringe un insolito freddo romano, siamo un gruppo di donne di diverse "esperienze e culture" che hanno promosso l'appello "188 donne per la legge 188/2007", legge che impediva la costrizione di far firmare una lettera di dimissioni in bianco contestuale al contratto di assunzione. A questo conduce la fame di lavoro a cui le donne non vogliono  rinunciare.

We want sex 2Il film "We want sex"Guarda la gallery

L'incontro inizia con puntualità, la Ministra presta attenzione, si muove decisa e con le cautela del caso. Questa civile legge ha sempre avuto molti avversari. Non di meno, però, le donne sedute al tavolo sono unite e determinate a cancellare una simile ingiustizia. E' una pratica nascosta che colpisce in gran parte donne e stranieri. E' messa in atto da imprese spregiudicate a danno di quelle che rispettano la legalità.

La legge 188/2007, abolita dal Governo Berlusconi, preveniva tale abuso con l'obbligo dell'uso di un modulo numerato e con data, scaricabile con un click su un link mirato nel sito del Ministero del lavoro o reperibile con l'aiuto di patronati sindacali. Semplice come bere un bicchiere d'acqua. Introducendo questo nuovo strumento in un colpo si annullano le lettere già firmate chiuse nel cassetto dei padroni che, attenzione, servono non solo a licenziare senza giusta causa, ma soprattutto a far lavorare in soggezione. Accade nei cantieri, nei negozi, nei centri commerciali, nelle botteghe artigiane, nelle imprese. Nelle aziende in crisi, ma anche in quelle sane. Insomma, si lavora a disposizione sempre, e poi si può essere dimissionati/e per la nascita di un figlio, per una malattia, per i rapporti con il sindacato. Senza possibilità di opporsi. E' una barbarie, tutti lo dicono. Allora, cosa aspettiamo? La legge 188/2007 preveniva efficacemente tutto questo. Non costa nulla ed ha un enorme valore simbolico e pratico. Non a caso, è stata ripresentata nell'attuale legislatura sia alla Camera, sia al Senato.

La Ministra del lavoro Elsa Fornero ha ascoltato, ma non si è spinta oltre il già dichiarato alla stampa interesse a trovare una soluzione efficace a questa piaga. Bene. Aspettiamo con rispetto. Le donne non la perderanno di vista, alzeranno la pressione per superare tutte le resistenze politiche e per ritrovare l'ampio schieramento trasversale che - nonostante le contrarietà di Confindustria e l'allora Senatore Sacconi, approvò questa sacrosanta legge.

Allora, ancor di più dopo l'incontro, è necessaria una mobilitazione a cominciare dal 23 febbraio. Tutti inorridiscono, compresa la Ministra Elsa Fornero, per la svalutazione del lavoro e del sapere femminile nel nostro paese ma, in questi mesi, si è visto solo l'equiparazione dell'età pensionabile e il taglio della spesa sociale. Eppure, dalla crisi si esce con le donne, non contro le donne. Serve ancora tanta tenacia per lo scatto di quella foto. Alle donne non manca.

Marisa Nicchi, prima firmataria della legge 188/2007



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