INCHIESTA/ Alzheimer, epidemia del 21° Secolo

Lunedì, 24 ottobre 2011 - 11:10:12

di Paola Serristori
 

Sono 35,6 milioni le persone che nel mondo soffrono di Alzheimer o demenze, 700 mila - 1 milione in Italia. I casi raddoppieranno ogni venti anni, arrivando a 115 milioni nel 2050, secondo il rapporto "Alzheimer 2011", diffuso in occasione della XVIII Giornata Mondiale Alzheimer, nel settembre scorso. L'Università di Pechino prosegue gli studi su NGF, il fattore di crescita delle cellule nervose individuato dalla Scienziata Rita Levi Montalcini, con i ricercatori dell'European Brain Research Institute (EBRI) di Roma. Il Festival della Scienza rende omaggio al ruolo della celebre studiosa. In Italia si sperimenta un anticorpo sui primi trenta volontari: iniezione sottocutanea mensile per 2 anni.

ALZHEIMER ASSOCIATION INTERNATIONAL 2011: TEST PER LA DIAGNOSI PRECOCE. IL RISCHIO DI AMMALARSI AUMENTA DOPO TRAUMI CRANICI

Gli Scienziati ritengono che l'epidemia silente del 21° secolo sarà il morbo di Alzheimer. I progressi della ricerca presentati alla Conferenza di Alzheimer Association International 2011 (AAIC 2011) a Parigi puntano sulla diagnosi precoce attraverso test di laboratorio. La Scienza lo definisce Mild cognitive impairment (MCI), decadimento cognitivo lieve, calo di prestazioni in diverse funzioni legate alla memoria, orientamento o capacità verbali, spesso una fase di transizione tra l'invecchiamento normale e la demenza: se la perdita di memoria è un disturbo ricorrente può rivelare la fase iniziale della malattia di Alzheimer. Le cadute degli anziani sono un altro indizio da riferire al medico curante; inoltre, aumenta il rischio di ammalarsi dopo traumi cranici (lo si afferma in base ad esami tra veterani di guerra e giocatori di football). Uno studio tra Stati Uniti-Regno Unito-Australia sulla forma molto rara di Alzheimer di origine genetica "a trasmissione dominante" documenta i cambiamenti della chimica del cervello 10-20 anni prima della comparsa della malattia. Non è facile individuare i soggetti da esaminare. Il 95% dei casi di Alzheimer ha cause sconosciute, il restante 5% è su base genetica, la forma "a trasmissione dominante" riguarda l'1% nel mondo. L'età media dei soggetti sotto esame è 37 anni, i genitori si sono ammalati intorno ai 46 anni. Nel 2008, il governo degli Stati Uniti attraverso US National Institute on Aging (NIA)-National Institutes of Health (NIH) ha finanziato la creazione di una rete internazionale di ricerca della trasmissione ereditaria di Alzheimer, Dominantly Inherited Alzheimer Network (DIAN).

Il programma sull'Alzheimer "a trasmissione dominante" è condotto da 11 centri che riferiscono alla Washington University School of Medicine, St. Louis, Missouri, dove per trent'anni la Professoressa Rita Levi Montalcini ha condotto esperimenti ed insegnato, dividendo il proprio tempo tra St. Louis ed i lavori in Italia. (medschool.wustl.edu) Misurare sequenza e frequenza dei processi chimici nei portatori del morbo di Alzheimer potrà fornire elementi utili alla prevenzione. (www.alz.org).

Che cosa fare subito? Cambiare stile di vita: combattere ipertensione, obesità, inattività fisica, fumo, depressione. E tenere in esercizio la mente: la demenza diagnosticata negli Anni '70 tra coloro che erano nati alla fine del secolo scorso, con un basso livello di istruzione, è risultata più diffusa rispetto ad oggi. Il cervello è un organo plastico, sensibile alle stimolazioni che riceve dall'ambiente e capace di modificarsi nel tempo. Esercitandolo in modo costante si formano e attivano nuove connessioni tra i neuroni con un effetto protettivo dall'insorgere della malattia. I diabetici hanno maggiori probabilità di sviluppare l'Alzheimer ed altri tipi di demenza. In Giappone per quindici anni è stato osservato il corso della vita di un migliaio di persone ultrassessantenni: lo studio "Glucose tolerance status and risk of dementia in the community: The Hisayama Study" della Kyushu University a Fukuoka, pubblicato su Neurology, Official Journal of the American Academy of Neurology (AAN), registra incidenza di Alzheimer (AD) e demenza vascolare (VaD) notevolmente più alta nei soggetti con diabete rispetto a quelli con normale tolleranza al glucosio. (www.neurology.com).

Non minore attenzione sarà necessaria sulle reali possibilità di rallentare il decadimento cognitivo del cervello, evitando business alle spalle di malati e delle loro famiglie. In campo scientifico si osserva che dai governi giungono segnali di preoccupazione per l'aumento dei costi pubblici delle cure a lungo termine della demenza. Un team di biologi in 3 Continenti esamina il genoma della talpa senza pelo, il più longevo roditore noto, originario del Corno d'Africa, che può vivere oltre 25 anni, circa 10 volte più di topi di simili dimensioni, e si prevede che i risultati saranno interessanti negli studi su invecchiamento, cancro e Alzheimer.

 

IL VICEPRESIDENTE DELL'EUROPEAN BRAIN RESEARCH INSTITUTE, FONDATO DAL NOBEL LEVI MONTALCINI, PROFESSORE PIETRO CALISSANO: "IL MECCANISMO CHE SCATENA IL MORBO SI CONOSCERÀ DALLA BIOCHIMICA E BIOLOGIA MOLECOLARE."

Al 41st Society for Neuroscience's Annual Meeting (12-16 novembre, Washington) sono attesi 30 mila neuroscienziati. (www.sfn.org) "Centinaia tra coloro che saranno presenti lavorano sulle malattie neurodegenerative, tra cui l'Alzheimer. Tutti quanti fanno una pubblicazione. E' enorme la quantità di lavoro sperimentale che c'è, tuttavia si sa molto bene che cosa succede dentro le cellule malate di Alzheimer, ma non si sa che cosa scateni il morbo. Potremo scoprirlo dalla biochimica e biologia molecolare", premette il Professore Pietro Calissano, neurobiologo, Vicepresidente dell'European Brain Research Institute (EBRI). fondato dal Nobel Rita Levi Montalcini. (www.ebri.it) "La nostra ipotesi di ricerca al CNR è che una causa sia la mancanza di neurotrofine, come l' NGF (nota: Nerve Growth Factor, il fattore di crescita nervosa scoperto da Levi Montalcini insieme al biochimico Stanley Cohen, Premio Nobel per la Medicina/Fisiologia nel 1986) a livello di certe parti del cervello coinvolte nei fenomeni cognitivi, tipicamente la memoria. Pochi mesi fa è stato firmato un accordo di collaborazione fra l'EBRI e l'industria farmaceutica cinese Bioway che ha due sedi, una a Xiamen e l'altra nell'Università di Pechino. Questo accordo contempla il finanziamento di 350.000 euro per l'anno in corso per la produzione da parte dell'EBRI di NGF umano tramite le tecnologie del DNA ricombinante. L'accordo potrà anche essere esteso nei prossimi anni. Nell'ambito dell'accordo è anche previsto uno scambio di ricercatori fra le due istituzioni. In sostanza, la Bioway si è detta disponibile a scambiare il know-how dell'EBRI, la fondazione creata da Levi Montalcini, in cambio di finanziamenti per la produzione di NGF con la struttura della molecola umana invece di quella murina (dei topi), fino ad ora impiegata dall'industria cinese per il trattamento di neuropatie periferiche."

 

rita levi montalciniDall'Archivio EBRI, l'incontro nel 2009 tra il Professore Pietro Calissano e la Professoressa Rita Levi Montalcini con il Professore della New York University Moses Chao

 

PUBBLICO OMAGGIO ALLA SCIENZIATA, 102 ANNI. IL SUO MESSAGGIO: "IO GUARDO AVANTI"

Nel 1965, il Dottor Pietro Calissano, giovane laureato in Medicina e già qualche lavoro scientifico in Biochimica, presentò il curriculum al Direttore del Centro di Neurobiologia del Consiglio nazionale delle Ricerche (CNR), Rita Levi Montalcini... Il Festival della Scienza, Genova, gli ha chiesto di partecipare alla conferenza dedicata ai personaggi che hanno contribuito in campo scientificio e dell'innovazione tecnologia alla crescita culturale del Paese nei 150 anni dell'Unità d'Italia. Tra stima reciproca l'amicizia prosegue tutt'oggi. Il Vicepresidente dell'EBRI riferisce il messaggio della Scienziata e Premio Nobel, senatore a vita, 102 anni compiuti il 22 aprile scorso: "Io guardo avanti". "Sin da mio inserimento nel centro del CNR mi ha chiesto di chiamarla semplicemente "Rita". In tutto il mondo gli studi proseguono sulla complessità del NGF. Tre esperimenti sono stati fondamentali. Il primo, sull'embrione di pollo. Negli anni delle leggi razziali, Levi Montalcini fu costretta a lasciare l'Università di Torino, ma continuò questi studi nella sua camera da letto. Il viaggio a Rio de Janeiro, coi topini trasportati dentro una borsa a mano, poiché lì esisteva un eccellente laboratorio di biofisica dove avrebbe potuto rapidamente avere la conferma della propria intuizione. Infine, l'esperimento sul fenomeno di immunosimpatectomia, l'effetto della distruzione delle cellule nervose simpatiche ottenuta con la somministrazione di un anticorpo specifico contro NGF, prova inequivocabile della proprietà del NGF di esplicare un ruolo essenziale per la vita delle cellule stesse."

Levi Montalcini ha ricoperto nel CNR la carica di Direttore del Centro di Neurobiologia dal 1961 al 1969 (associato ai programmi di ricerca di Institute of Biology Washington University, St. Louis), Direttore dell'Istituto di Biologia Cellulare dal '69 al '79, successivamente ha proseguito l'attività di ricerca all'Istituto di Neurobiologia, diretto dal Professore Calissano. Quarantasei anni di lavoro insieme: qual è il segreto della forza di una donna che ha dedicato la vita alla ricerca, negli spazi chiusi di laboratori, al servizio del bene per il prossimo? "Acuta intuizione e feroce determinazione nell'impegno. Ogni mattina a casa squillava il telefono alle 7, mio figlio prendeva la chiamata: "E' Lei". Voleva confrontare con me idee su prove di laboratorio prima di cominciare la giornata. Vivere proiettata verso il futuro è l'emblema della sua avventura. Era molto legata alla sorella gemella Paola, scomparsa all'età di 85 anni, una pittrice straordinaria che non ha mai pubblicizzato le sue opere, bellissime, sia nel periodo figurativo che nella fase astratta, con forme molto geometriche. A mio parere, Rita ha un temperamento addirittura più artistico di Paola, schiva e razionale. Ha sempre seguito l'intuito, straordinario, con modestia nell'autostima della propria preparazione scientifica: considera Matematici e Fisici la massima espressione dell'intelligenza."

Come avete accolto la notizia dell'assegnazione del Premio Nobel?
"Rita aveva una piccola stanza adibita ad ufficio del direttore. Avevamo fatto una scommessa, perché non credeva che avrebbe ricevuto il premio. Io puntavo sulla vittoria e lei avrebbe dovuto pagare il viaggio a Stoccolma a tutta la mia famiglia. Era mattina quando mi chiamò al telefono per dirmi: Piero è arrivato il telegramma... E mantenne la parola, mia moglie, i miei due figli ed io partimmo con lei. L'unica sua simpatica vanità fu l'abito per la cerimonia, ordinato ad uno stilista."

E le polemiche sul Nobel a Levi Montalcini sorte qualche tempo dopo?
"Erano state diffuse notizie sgradevoli, che poi si sono sgonfiate. Francamente pare improbabile che un'istituzione storica e seria che seleziona le candidature a livello mondiale accetti condizionamenti. La verità è che il Nobel è diventato troppo importante sul piano sociale, oltrechè scientifico, e suscita molte invidie e malelingue"

Nessuna rivalità tra "Rita" ed il biochimico Cohen?
"Una frase rende l'idea di come si completavano: "Rita, you and I are beautiful, but together are wonderful!", Rita, tu ed io siamo belli, ma insieme siamo meravigliosi!, diceva Stanley. Tutto sul piano puramente scientifico, s'intende. Cohen può confermare. Così come posso dire che Rita ha sempre cercato di aiutare i giovani ricercatori. E l'enorme popolarità seguita al Nobel e di cui, a mio modo di vedere, giustamente gode è stata da Rita messa al servizio di campagne benefiche."

 

LA SPERIMENTAZIONE NEI 6 CENTRI IN ITALIA

In Italia è iniziata la sperimentazione sull'uomo di un anticorpo contro la malattia di Alzheimer presso Unità di Neurologia Ospedale MultiMedica di Castellanza (Direttore: Professore Massimo Franceschi), Unità operativa Alzheimer Irccs Centro San Giovanni di Dio Fatebenefratelli Brescia (Prof. Orazio Zanetti), Istituto di Neurologia Ospedale San Raffaele Milano (Prof. Giancarlo Comi), Clinica Neurologica Nuovo Ospedale S.Agostino-Estense Modena (Prof. Paolo Nichelli). Si aggiungeranno a breve Neurologia 1 Azienda Ospedaliero Universitaria Careggi Firenze (Prof. Sandro Sorbi) e Unità operativa Gestione Demenze Università di Parma (Prof. Paolo Caffarra). Il protocollo mondiale prevede di arruolare almeno 6 pazienti in ognuno dei 63 centri distribuiti in 12 Paesi.

"La demenza, di cui il morbo di Alzheimer è la forma più comune - spiega Massimo Franceschi, responsabile dell'Unità di Neurologia dell'Ospedale MultiMedica di Castellanza - è la più grave conseguenza dell'invecchiamento, pertanto con l'aumentare dell'attesa di vita nella popolazione è prevista una vera e propria epidemia di demenze nei prossimi anni. Attualmente colpisce il 7% dei soggetti fra 65 e 85 anni, il 40% degli ultranovantenni, ma in realtà il processo patologico inizia decenni prima dei sintomi. Sono dati ufficiali, contenuti in The Italian Longitudinal Study on Aging (ILSA) del CNR." Secondo il rapporto ILSA, in qualsiasi parte del mondo il gruppo degli ultraottantenni sta aumentando due volte più rapidamente della popolazione di 65 anni ed oltre. "Tra un paio di anni lo studio dell'Istituto Mario Negri, in corso dal 2001 su 150 ultranovantenni dell'Ata Valle Olona - prosegue Franceschi - , ci dirà quanti tra loro invecchiando hanno sofferto di demenza."

Come avviene questa nuova sperimentazione?
"Il vaccino propriamente detto induce l'organismo a produrre anticorpi contro l'amiloide, ma la procedura può determinare reazioni immunitarie eccessive, con la conseguente encefalite osservata in alcuni pazienti negli anni scorsi. Quello che si sta provando è un anticorpo monoclonale, prodotto contro l'amiloide in laboratorio, quindi senza coinvolgere il sistema immunitario ospite, e certamente è dimostrato da un recentissimo lavoro su Archives of Neurology che rimuove l'amiloide dal cervello dei pazienti. Lo scorso gennaio il primo paziente ha iniziato il trattamento, che consiste in un'iniezione sottocutanea mensile per due anni."

Quando potrete dire se funziona?
"Nel corso di dieci mesi non abbiamo riscontrato alcun effetto collaterale. I primi risultati si avranno tra due anni. Cinque pazienti sono in terapia, il sesto è entrato ora nel gruppo, ne arruoleremo altri due. Abbiamo selezionato soggetti sui 65-70 anni, ad alto rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer, ma prima dell'inizio dei sintomi, quando la dotazione neuronale è ancora relativamente integra. Sono pazienti con Mild Cognitive Impairment (MCI), cioè con sintomi di amnesia chiara ma non ancora invalidante, e dagli esami preliminari risultano con certe caratteristiche genetiche, eccesso di β-amiloide nel liquido cerebrospinale, ed ipotrofia dell'ippocampo (area del cervello che svolge un ruolo importante nei processi di memoria) evidente alla risonanza magnetica. Le conclusioni tra cinque anni." (alzheimer.onlus@multimedica.it)

0 mi piace, 0 non mi piace
Fai di Affaritaliani la tua HomePage
Iscriviti alla Newsletter
Mobile
Seguici su facebook
Rss
Twitter
Google
Internet Explorer


Euro/ Chiude debole per timori su Spagna
Terremoto/ Sismologo attacca su blog grillo, morti per ignoranza
Vaticano/ Sostituto segreteria di Stato, in Papa prevale pieta'
Terremoto/ San Felice, tra le vittime due stranieri
Terremoto/ Bonanni, morte operai si poteva evitare
Vaticano/ Lombardi, viviamo situazione del tutto inedita
Euro2012/ Nazionale, azzurri tornano a coverciano
Calcioscommesse/ Legale Mauri, domani ci sara' l'interrogatorio
LEGGI TUTTE LE ULTIMISSIME

Vuoi cambiare casa?

Tante offerte di immobili in tutt’Italia ti aspettano
Cerca subito!

Prima rata gratis

Un prestito per il tuo futuro? Trovalo subito
SCEGLI PRESTITÒ

Auto usate

Stai cercando l’auto dei tuoi sogni? Scoprila subito.
Cerca adesso