"Sono nato in Italia ma ho subito tanti pregiudizi". La storia di Maruan, figlio di immigrati

Lunedì, 11 gennaio 2010 - 15:30:00
Leggi i dati del Dossier Caritas 2009 sui minori stranieri in Italia

di Stefania La Malfa

Dopo le polemiche sulla cittadinanza e sul tetto del 30% nelle scuole per i figli di stranieri, nonostante la precisazione del ministro all'istruzione Gelmini che ha escluso i nati in Italia, interviene Maruan Oussaifi, 23 anni e responsabile nazionale di Anolf Giovani di seconda generazione (Associazione nazionale Oltre le frontiere). Nato a Frosinone da madre italiana e padre tunisino e cittadino italiano a tutti gli effetti, sceglie Affaritaliani.it per raccontare la sua storia. "Sono italiano dalla nascita e rispetto ai figli di genitori entrambi stranieri ho avuto meno problemi per quanto riguarda il riconoscimento della cittadinanza. L'italiano è la mia madrelingua e ho imparato anche l'arabo da mio padre e tornando ogni tanto nel mio paese d'origine". "Ho subito anch'io comunque dei pregiudizi - aggiunge - per esempio da alcuni insegnanti che sostenevano che io non sapessi parlare bene l'italiano o per via del mio nome e cognome straniero". 

Sono 862mila i minori stranieri in Italia secondo i dati del Dossier Caritas 2009, il 7% dell'intera popolazione scolastica (8-9 milioni), e 450mila sono nati nel nostro paese. La maggior parte vive nel Nord-est (Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna). E provengono in particolare dall'Europa, dall'Africa e dall'Asia. L'Anolf e un’associazione di immigrati di varie etnie a carattere volontario, democratico che ha come scopo la crescita dell’amicizia e della fratellanza tra i popoli, nello spirito della Costituzione italiana. Promossa dalla CISL, non ha scopi di lucro e non è collaterale ad alcuna formazione o movimento politico, è stata costituita nel dicembre del 1989. E ha oltre 54mila iscritti tra gli immigrati. Tre anni fa si è costituito anche Anolf Giovani di seconda generazione per dar voce a tutti quei minori che sono nati in Italia o sono arrivati qui da piccoli.

Maruan Oussaifi è convinto che il riconoscimento della cittadinanza ai figli nati in Italia da immigrati sia il punto fondamentale.

E' così che si può realizzare l'integrazione?
"La vera integrazione è nei territori e riguardo alla cittadinanza E' necessario risolvere prima di tutto la questione sul piano legislativo perché se non si è cittadini non si può fare l'Erasmus durante il percorso di studi, non può fare il servizio civile e non si possono fare concorsi pubblici una volta finito di studiare. Attualmente ha la cittadinanza chi è nato in Italia dopo aver compiuto i 18 anni e facendo richiesta entro un anno. Chi è nato all'estero, anche se è arrivato nel nostro paese da piccolo, deve aspettare 10 anni e dimostrare di avere un reddito. E' in discussione una proposta che prevede di concedere la cittadinanza a chi è nato in Italia, ha 18 anni e ha compiuto il percorso scolastico obbligatorio. Secondo noi invece dovrebbero diventare cittadini tutti coloro che sono nati nel nostro paese con un genitore residente da almeno 5 anni e chi è arrivato da piccolo e ha concluso tutto il percorso scolastico obbligatorio".

E a livello culturale?
"Non si devono rinnegare le proprie origini: questo deve essere fatto in primis dai genitori che devono trasmettere ai figli anche la loro cultura. A scuola invece si deve imparare l'ìtaliano e la cultura del paese in cui si vive. Il tetto del 30% per gli stranieri, proposto dal ministro Gelmini, è plausibile secondo noi anche se bisogna vedere come sarà attuato: che fine faranno, per esempio, i minori in esubero? Penso che sia necessario potenziare la figura del mediatore culturale come presenza fissa a scuola e incentivare i corsi di lingua italiana pomeridiani".

Come si sentono i ragazzi nati in Italia da genitori immigrati?
"Loro si sentono italiani anche se non rinnegano le proprie origini. Alcuni addirittura non sanno niente della loro cultura d'origine e c'è chi invece ha imparato anche la lingua dei genitori e avuto un contatto con il paese di provenienza. In ogni caso si sentono italiani e quando diventano adolescenti capiscono che giuridicamente ci sono delle differenze con i 'veri' cittadini e vogliono diventarlo anche loro. Oltre al nostro sono nati anche altri movimenti, come quello dei Giovani musulmani e Associna, per sensibilizzare l'opinione pubblica su questo tema. Il problema riguarda il fatto che in futuro questi giovani possono avere crisi d'identità e andare verso estremismi politici o religiosi".

Perché sono più presenti nel Nord-est?
"Per un  motivo molto semplice legato all'occupazione. La residenza degli stranieri è maggiore in questa parte d'Italia perché qui ci sono più aziende e più lavoro".

Il diritto di voto è importante?
"Non è il problema principale. Come lo sono al contrario il permesso di soggiorno e il lavoro. E anche le politiche abitative: non va bene infatti che ci sia una concentrazione di famiglie straniere in determinate zone delle città. Questo è un problema collegato anche alla scuola perché si creeranno così quartieri con istituti ad alta concentrazione di figli di immigrati. Sarebbe opportuno obbligare anche le famiglie italiane a mandare i bambini nella scuola del quartiere dove risiedono in modo da favorire le classi miste e una reale integrazione".

Qual è il futuro che ci attende?
"Il futuro è incerto. Il clima che si è vissuto nell'ultimo anno è stato quello di una criminalizzazione dei clandestini e questo non è giusto, solo chi delinque se ne deve andare. Io ho avuto fortuna perché mia madre è italiana, anche se ho avuto anch'io problemi di discriminazione. Sono però fiducioso perché comunque esiste un dibattito politico su questi temi. La cittadinanza è una questione di civiltà prima che politica".

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