Immigrati/ Schettino (Cei): "Permesso di soggiorno a chi viene licenziato"

Martedì, 10 gennaio 2012 - 15:48:37

La mancanza di permesso di soggiorno "crea tensioni" ed e' un errore far ripiombare in una situazione irregolare gli stranieri che vengono licenziati, perche' in un momento di crisi economica come l'attuale cio' potrebbe generare nuovi "momenti di recrudescenza". Lo afferma monsignor Bruno Schettino, presidente della Commissione Episcopale per le migrazioni, che a margine della presentazione della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato ha chiesto di concedere "almeno un anno di permesso di soggiorno" a quanti si trovano in situazione irregolare ma "non hanno commesso reati, conoscono un po' l'italiano e hanno voglia di restare".

Immigrati Lampedusa 7
"Durante quest'anno possono creare o cercare lavoro", ha spiegato il presule. La misura, ha chiarito, andrebbe applicata a quanti non sono mai stati regolarizzati, ma pure ai tanti immigrati che, a seguito della crisi, negli ultimi tempi hanno perso il lavoro e, conseguentemente, sono divenuti irregolari. "Lo stato di 'clandestinita'' - ha ricordato monsignor Schettino - e' pericoloso e puo' esplodere: senza permesso gli immigrati non hanno alcun riconoscimento civile e giuridico, soffrono e non possono cercare un'occupazione".

Il direttore generale della Migrantes ha anche spiegato ai giornalisti che negli ultimi due anni il lavoro e' tendenzialmente calato per gli italiani ma cresciuto per gli stranieri: nel 2009-2010, ha rilevato sulla base dei dati del ministero del Lavoro, i lavoratori italiani hanno perso 863mila posti mentre gli stranieri ne hanno guadagnati 309mila. Tendenza confermata nei primi tre trimestri del 2011 (-160mila, -81mila e, con inversione di tendenza, +39mila per gli italiani, +270mila, +168mila e +120mila per gli stranieri).

"Senza gli stranieri, alcuni settori, come agricoltura, turismo e assistenza famigliare sarebbero in crisi", ha osservato monsignor Perego per sostenere che "gli immigrati sono una risorsa". "I fatti criminali - ha assicurato - nascono soprattutto da una debolezza culturale e morale, non e' l'economia che genera questo tipo di reazioni".



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