Falsi fondi per i Pvs: così l'Europa "truffa" i poveri. Il rapporto di Action Aid
Proprio nei giorni in cui l'Unione Europea rivede la propria politica per lo sviluppo, focalizzandosi sul sistema di aiuti umanitari e sulla sua reale efficacia, Action Aid, l'organizzazione non governativa che da anni si occupa di adozioni a distanza e della difesa dei diritti umani, ha stilato il rapporto "Real Aid 3", in cui valuta le politiche di aiuto dei vari paesi europei,
mettendo in luce molti aspetti della questione che spesso restano nascosti. Infatti sono in molti i Paesi che, dietro l'apparenza, nella realtà dei fatti risparmiano. Uno dei modi è tagliare il debito pubblico dei paesi poveri facendo figurare questi tagli nel bilancio degli aiuti; oppure si possono versare soldi per le infrastrutture facendo in modo che i fondi vengano intercettati da imprese del paese donatore. 
A denunciare questi lati oscuri è Chris Coxon, Media e Communication Officer di Action Aid International. La Coxon ha dichiarato: “Il rapporto di Action Aid mette a fuoco l'idea che garantendo aiuti di qualità migliore ai paesi poveri si possa ridurre la loro dipendenza verso quelli ricchi. Partendo da questo, abbiamo scoperto che negli ultimi dieci anni la dipendenza di 54 dei più poveri paesi al mondo si è ridotta di un terzo. Inoltre, c’è stata una crescita nella qualità degli aiuti dal 51% al 55% dal 2006. La dislocazione degli aiuti è guidata dagli interessi dei paesi ricchi, piuttosto che dai bisogni della gente povera. Francia e Germania, in particolare contribuiscono molto all’alto livello di quello che chiamiamo aiuto sub-standard".
Il rapporto Real Aid 3 mette in evidenza che alcuni dei paesi più poveri sono molto meno dipendenti dagli aiuti rispetto a 10 anni fa. Ad esempio, il Ghana ha ridotto la sua dipendenza dai soldi provenienti dall’estero nella costruzione di infrastrutture, come strade e strutture ospedaliere, di circa la metà. La notizia positiva è che la qualità degli aiuti sta migliorando.
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Sconcertante risulta un altro dato: mentre paesi come la Gran Bretagna, la Danimarca e la Svezia stanno dando un grande ammontare di “aiuto reale” (che non è legato ai donatori, ma viene amministrato in modo efficiente ed è impiegato solo nei Paesi che lo ricevono), altri importanti paesi europei come Francia e Germania stanno facendo poco. I governi dei paesi riceventi dovrebbero dunque rispondere ai propri cittadini anziché ai paesi donatori. In effetti molti spostamenti di denaro sono guidati a vantaggio dei paesi più ricchi: più di un miliardo e 37 milioni di euro sono usati per finanziare compagnie europee, con l’Italia e la Spagna in testa alla lista nera. Questo atteggiamento risulta doppiamente grave: non si tratta solo di una scorrettezza, ma investire sulle compagnie locali riduce drasticamente anche il costo delle infrastrutture.
E l'Italia come è messa? La sua situazione non è delle migliori. A spiegarlo è Iacopo Viciani, esperto di Action Aid Italia: "L'Italia è uno dei peggiori donatori dell'Ue nel fornire un aiuto sotto forma di contratti alle imprese italiane (il cosiddetto aiuto vincolato). Innanzitutto, non raggiunge gli obiettivi di quantità degli aiuti e rappresenta da sola quasi la metà del deficit di aiuto di tutti i 27 stati membri nel 2010". Inoltre, la trasparenza generale degli aiuti allo sviluppo è un grande problema, i documenti sono tanti e spesso risulta difficile trovarli.
Nonostante un processo di riforma che il nostro paese ha da poco intrapreso per dimostrare come la qualità del suo aiuto sia migliorata, i livelli globali di aiuti sono diminuiti.



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