Haiti, un mese dopo: il bilancio degli interventi di Caritas italiana
Un primo piano di un milione di euro per l’emergenza immediata e poi un programma di aiuti bimestrale per circa 31 milioni di euro da trasformare in assistenza sanitaria, cibo, alloggi temporanei, supporto psicologico, impiego di forza lavoro locale: è il bilancio dell’intervento della Caritas ad Haiti dopo il terremoto che ha colpito l’isola il 12 gennaio scorso. Ad un mese dal sisma, un rapporto di Caritas Italiana fa il punto della situazione illustrando gli interventi compiuti, dando indicazioni sugli impegni futuri e descrivendo la realtà operativa sul posto, con un team giunto a Port-au-Prince per affiancare l’opera di Caritas Haiti, che può contare su 58 sacerdoti e responsabili di comunità attivi in 32 parrocchie.
Nei primi giorni dopo il terremoto (che secondo i dati ufficiali ha causato circa 220 mila vittime, almeno 300 mila feriti gravi e un milione di sfollati), cibo e acqua sono stati distribuiti a 200 mila persone e generi di prima necessità sono stati consegnati ad altre 22 mila: una quantità di materiale fatta arrivare via terra dalla Repubblica Dominicana per evitare il congestionamento del porto e dell’aeroporto. Nel Piano a medio termine, della durata di due mesi, è invece previsto il prolungamento delle opere fornite come prima emergenza e l’estensione ad altri settori. Ai beneficiari individuati attraverso i parroci e i responsabili di comunità vengono distribuiti kit alimentari (costo: 35 euro, con razioni di lugumi, sardine, cracker, riso, latte, succhi di frutta e olio per 5 persone), kit di prodotti igienici (25 euro) e kit con attrezzature per la cucina (pentole e utensili) per una famiglia (65 euro). Fra le azioni compiute dalla Caritas, anche l’avvio di attività lavorative monitorate da propri osservatori: a regime, si prevede di dare lavoro a 5 mila persone per lo sgombero e la pulizia delle strade per 10 giorni intorno all’ospedale San Francesco di Sales e ad altre 5 mila persone per l’assistimento di servizi igienici nei campi di sfollati: vengono consegnati kit da lavoro con carriola, pala e guanti per 5 persone (costo: 180 euro).
Sul versante dell’accesso all’acqua potabile, il ruolo della Caritas – concordato con le indicazioni del gruppo di riferimento internazionale composto da ong, militari e Nazioni Unite) riguarda la distribuzione in 20 piccoli campi di sfollati (massimo 3 mila persone) di attivazione di punti di smistamento dell’acqua (distribuzione giornaliera pari a 20 mila litri con 16/18 rubinetti in luoghi accessibili) e l’installazione di cisterne (quattro, finora) per l’acqua in ospedali e centri sanitari. Oltre all’ospedale San Francesco di Sales (tre sale operatorie e un laboratorio), la Caritas è presente in altri centri sanitari: un dispensario al Petit Goavem un reparto al Nostra Signora di Lourdes (con due chirurghi e un anestesista, oltre a infermieri e tecnici). Nei 20 campi di sfollati, la Caritas cura l’assistenza sanitaria di base e ha favorito l’attivazione di 60 servizi igienici in ciascun campo, con tende di orientamento e supporto psicologico soprattutto per i bambini, per i quali la Caritas ha scelto di “concentrarsi su progetti in loco, prolungando la permanenza dei bambini nelle comunità di appartenenza”.
L’intervento di Caritas Italiana al fianco di Caritas Haiti proseguirà ancora nel futuro: è infatti in corso la valutazione dei bisogni effettivi per predisporre un piano di riabilitazione annuale, insieme a piani di ricostruzione e di sviluppo pluriennali, con invio di personale di Caritas italiana per periodi medio-lunghi. Dal presidente di Caritas Haiti è arrivato un ringraziamento ai colleghi italiani “sia per la vicinanza nella preghiera sia per l’impegno concreto accanto alla nostra Caritas e all’intera rete internazionale”.



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