Consumo critico: bocciate le multinazionali, bene la Coop. La guida

Mercoledì, 28 settembre 2011 - 12:10:59

Più trasparenza, rapporti economici equi e sostenibili, rispetto dei diritti dei lavoratori, dell’ambiente e degli animali. Sono questi solo alcuni degli undici criteri con cui sono state valutate le aziende presenti nella nuova edizione della “Guida al consumo critico” (Emi 2011). Il punto chiave affrontato dalla guida è l’impatto di tipo ambientale, sociale o lavorativo. L’intento? Incidere sul comportamento delle aziende sotto esame.

guida al consumo critico
I passi avanti più significativi nel comportamento delle imprese si sono verificati nell’ambito della trasparenza, ovvero circa la disponibilità dell’azienda a diffondere informazioni veritiere sul proprio conto, dalle notizie di tipo economico a quelle riguardanti il rispetto ambientale. Miglioramento in parte dovuto anche alla diffusione di dati in rete, spesso direttamente reperibili sui siti delle aziende stesse. Segnali positivi anche per quanto riguarda la trasparenza, le composizioni societarie e i controlli di produzione. Critici al contrario quelli che la guida chiama i “comportamenti”: “Siamo felici di questo dato positivo – dice Francesco Gesualdi, coordinatore del Centro nuovi modelli di sviluppo e allievo di don Milani– anche se si continuano a registrare problemi circa i rapporti intrattenuti con ‘paradisi fiscali’ e regimi oppressivi. Poco si dice anche su multe per l’impatto ambientale e diritti dei lavoratori”. 

Condannate dalla Guida al consumo critico 2011, quelle imprese che possiedono filiali e stabilimenti o in paesi amministrati da regimi totalitari o in paesi che garantiscono un regime fiscale molto conveniente. Un’azienda che ha sicuramente registrato dei miglioramenti è Coop, soprattutto per quanto riguarda il rispetto di consumatori, ambiente e animali. Particolarmente apprezzata la new entry “La Terra e il cielo” società agricola cooperativa marchigiana. “Abbiamo ben considerato il fatto che questa società investa parte degli utili in attività sociali concordate coi consumatori” spiega Gesualdi.

La maglia nera del consumo critico va invece alle multinazionali. In primis Coca Cola, leader del settore delle bevande non alcoliche, “un settore inutile che andrebbe eliminato - commenta Gesualdi – e che fa parte di un superfluo che ha un grandissimo impatto ambientale: basti pensare alla confezione e ai costi di trasporto. Ha inoltre dimostrato più volte di essere sorda alle numerose denunce e richieste che la vedono coinvolta”. Tra le ultime accuse, la contaminazione di falde acquifere in India. Danone, leader nella produzione di yogurt, non è da meno: ha al suo attivo la violazione del codice dell’Oms che vieta alle aziende di indurre le madri a preferire il latte in polvere a quello materno. “Ci sarebbero tutti gli estremi per un’azione di boicottaggio pari a quella già messa in atto contro la Nestlè” prosegue Gesualdi.

Il “Centro nuovi modelli di sviluppo” cura dal 1996 la Guida al consumo critico, ma già dal 1985 raccoglie informazioni per mettere i consumatori in posizione di fare acquisti responsabili. Per Gesualdi, una delle poche persone a poter ancora tramandare gli insegnamenti ricevuti direttamente frequentando la scuola di Barbiana, la logica di base è una sola: “Come diceva don Milani, il potere non sta in piedi da solo ma ha bisogno dei suoi sudditi. Il consumo non è un fatto privato ma riguarda noi tutti. Ogni nostra scelta ha inevitabilmente un impatto mondiale”.

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