"Il volontariato? Ai giovani piace. Ma per la politica è scomodo"
"Le istituzioni a parole osannano i volontari mentre in realtà ne hanno paura perché non sono controllabili politicamente. In pochi anni però prenderà piede anche nel nostro paese il sistema della democrazia deliberativa, un sistema in cui non conterà solo la società politica ma anche la società civile". Ne è convinto Stefano Zamagni, presidente dell'Agenzia per il Terzo settore, che a pochi giorni dalla fine del 2011, Anno europeo del volontariato, sceglie Affaritaliani.it per fare un bilancio degli ultimi dodici mesi.
L'anno europeo del volontariato si sta per concludere: come è andata?
"E' andata bene a giudicare dal numero di iniziative che si sono svolte nel corso del 2011. Le più grosse organizzazioni hanno realizzato congressi e convegni speciali quindi l'Anno europeo del volontariato non è passato inosservato. Noi come Agenzia abbiamo appena pubblicato per Il Mulino un libro di storia dei 150 anni del Terzo settore, dall'Italia unita ad oggi. E questa è sicuramente un'altra testimonianza dell'attenzione rivolta al volontariato".
Stefano Zamagni
Secondo l'ultima indagine Eurispes-Telefono Azzurro gli adolescenti fanno poco volontariato: perché?
"Bisogna distinguere il volontariato dalle organizzazioni. Quello di Eurispes-Telefono Azzurro è un dato che riguarda le organizzazioni, cioè quei soggetti regolarmente iscritti ai registri. I giovani però odiano le strutture, preferiscono la spontaneità. Ma da questo non si può concludere che i giovani non fanno volontariato. Il dato vero è invece contrario a quello delle statistiche: i giovani fanno più volontariato, solo che lo fanno in maniera informale. L'Italia ha il più alto tasso in Europa di partecipazione al volontariato ma risultiamo gli ultimi. E un altro problema riguarda la legge sul volontariato che risale al '91, ha ormai venti anni e non è stata mai aggiornata perché evidentemente non è considerato una priorità modificarla. Le istituzioni a parole osannano il volontariato, che conta 5-6 milioni di cittadini impegnati, mentre in realtà ne hanno paura perché non è controllabile politicamente".
Che cosa prevede per il futuro?
"Prevedo che ci sarà un grande cambiamento. Quando questo modello di democrazia giungerà al termine apriremo le porte alla democrazia deliberativa che riconoscerà alla società politica il suo ruolo fondamentale e alla società civile il suo ruolo altrettanto fondamentale, così come anche alla società commerciale. Noi invece siamo ancora figli della cultura totalistica: significa che la società politica, cioè un frammento del tutto, ha la pretesa di rappresentare il tutto. Ma in pochi anni prenderà piede nel nostro paese il sistema della democrazia deliberativa, ci sarà un moto dal basso, la gente vuole contare e far sentire la propria voce sempre di più. E allora anche il volontariato avrà la sua parte".
Avete da poco presentato le nuove Linee guida: si va verso una maggiore partecipazione del volontariato alle politiche pubbliche?
"Le linee guida sulla partecipazione del Terzo settore alle politiche locali sono un tentativo di reazione contro il totalismo: gli enti pubblici, regioni o comuni, decidono tutto e solo in un secondo momento viene chiamato in causa il volontariato. Invece noi diciamo che gli enti pubblici, per attuare le politiche sociali, devono istituire prima dei tavoli di confronto con i soggetti del Terzo settore e quindi tutte le parti in causa devono discutere in maniera dialettica come realizzare i progetti".
Secondo lei queste linee guida saranno applicate?
"Sono un esempio di soft law che agisce sulle motivazioni intrinseche e non pongono alcun obbligo. Starà al Terzo settore farsi avanti e pretendere che le istituzioni si attengano alle Linee guida dell'Agenzia. Noi abbiamo dato loro questo strumento: le piccole organizzazioni forse non lo useranno ma sicuramente le grandi organizzazioni, come le Acli o l'Arci, lo faranno. E si metterà in moto un nuovo meccanismo di rapporti tra le due sfere, tra la società politica e la società civile".


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