L'11 settembre come l'Olocausto. "La Memoria sia anche recente"
Da una delle torri in fiamme del World Trade Center di New York l’11 settembre 2001, poco prima delle dieci, un uomo esce camminando come un automa e stringendo nella mano destra una valigetta che non gli appartiene. Il mondo tutto intorno è profondamente ferito, sconvolto, mutato.
Qualcuno ha dichiarato guerra alla sua vita di tutti i giorni; qualcuno che afferma di agire nel nome di un dio distruttore. Il paesaggio ha i colori e i suoni della catastrofe. Niente sarà più come prima.
Ci sono i morti; e c’è un’esistenza a pezzi alla quale si vorrebbe ancora dare un senso; ma in che modo? Con chi si può provare a parlare, confrontarsi, cercare di capire se non con un’altra persona che è sopravvissuta alla medesima tragedia? Lo sguardo cade sulla valigetta.
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In occasione della Giornata della memoria 2010, decimo anniversario della commemorazione dell'Olocausto, istituita per legge nel 2001, Federico Bario, artista lecchese che da anni dà voce alla Shoah, presenta un'orazione civile "Like a rolling stone". Frammenti da una distruzione. New York, 11 settembre 2001, che sarà recitata il 12 febbraio all'Officina della musica di Lecco e sarà poi portata in giro per l'Italia la prossima estate.
Voci, suoni e rumori liberamente tratti da testi di autori vari per raccontare che cos'è la memoria oggi e soprattutto "che è giusto ricordare anche le tragedie più recenti e non solo quella della Shoah, spiega Bario ad Affari.
Che cosa ha voluto raccontare nel recital?
"Il recital racconta di una ricerca di identità. Un uomo, dopo l'attacco alle Torri gemelle, trova una valigetta e, dopo averla aperta, va alla ricerca della proprietaria, una donna. La troverà e il loro incontro sarà un modo per ricostruire quello che è successo".
Come è nata l'idea di accostare l'Olocausto all'11 settembre? Una provocazione?
"Non si tratta di una provocazione. Ho ideato e condotto cinque recital più legati all'ebraismo in passato però credo che la Giornata della memoria si stia un po' istituzionalizzando e allora ho pensato di inserire anche qualcosa di più recente. Il terzo millennio si è aperto con la guerra globale, diversa da quelle del passato ma comunque una guerra.
Negli atti di terrorismo c'è la stessa pulsione di morte dei nazisti: i terroristi ammazzano persone civili, un'atrocità iniziata proprio con la Seconda Guerra Mondiale".
Che significato ha oggi la Giornata della memoria?
"E' ormai troppo celebrativa, si assiste a una deriva istituzionale un po' inevitabile, anche se ricordare l'Olocausto è importante"
E in futuro cosa accadrà? Chi porterà avanti la memoria quando non ci sarà più nessun testimone diretto?
"A testimoniare può essere chiunque, non solo chi ha vissuto questa tragedia in prima persona. Io stesso con il mio lavoro lo sto facendo. Ho curato i due libri, 'Varcare la soglia' e 'A riveder le stelle' di Fausta Finzi, ebrea milanese deportata a Fossoli e successivamente in Germania, nel lager femminile di Ravensbrück".
Un compito che dovrà essere lasciato però poi ai giovani....
"Sì, i giovani potrebbero fare molto in questo senso ma dovrebbero essere preparati dalla scuola che invece non è nelle migliori condizioni di farlo. E bisognerebbe anche metterli in grado di comunicare in maniera adeguata. Il linguaggio è importante: Primo Levi scriveva in maniera chiara proprio per questo motivo e invece oggi si comunica
velocemente e questo ha contagiato soprattutto i giovani"
Che cosa ne pensa della divisione tra Giornata della memoria per le vittime dell'Olocausto, il 27 gennaio, e Giorno del ricordo per gli infoibati, il 10 febbraio?
"Si ha la sensazione che sia un problema politico quello di dividere anche se sono d'accordo nel separare le due giornate. Perché la Shoah ha una sua unicità. Non credo che si possa condividere tutto, neanche culturalmente perché non ci sarebbe più dibattito che invece è giusto anche se forse in futuro ci potrà essere un po' di pacificazione".
Federico Bario, nato a Lecco nel 1955, ha al suo attivo numerose mostre personali e collettive. Dal 1998 si occupa quasi esclusivamente di letteratura e musica ebraica. E dopo un viaggio ad Auschwitz dà vita con un gruppo di amici a “Fabrica Bonaventura”, impegnandosi in studi, letture, orazioni civili, mostre.
Per maggiori informazioni www.la-shoah-e-la-memoria.it/



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