Gioco/ Libera: "E' la terza impresa del paese, quello illegale fattura 10 miliardi"
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MENTRE PER I GIOVANI TROVARE UN PRIMO IMPIEGO È DURA, SUL MERCATO DEL LAVORO C'È SPAZIO PER I MANAGER ANZIANI L'Associazione degli Executive Search Consultants (AESC) ha annunciato che la domanda di dirigenti è ancora prevista quest'anno nei maggiori mercati del mondo, anche se con meno ottimismo rispetto all'inizio del 2011. Il 43% dei professionisti intervistati prevede che l'attività di executive search aumenterà nel 2012 più del 2011, con l'aumento più importante previsto nel Energia/ Risorse naturali seguito da Salute/ Scienze della vita e della produzione. Sulle prospettive generali per il 2012, i risultati hanno mostrato che il 37% ha un giudizio positivo mentre il 49% non si pronuncia né in positivo né in negativo, anche se sottolinea di essere ottimista nei confronti degli Stati Uniti. Peter Felix, Presidente AESC, ha commentato: "Non è una sorpresa che le prospettive per quest'anno in termini di domanda di dirigenti dovrebbero essere meno ottimiste rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, data la turbolenza economica degli ultimi sei mesi e la continua pessimismo che circonda i tassi di crescita in Cina e nell'UE. Tuttavia è incoraggiante vedere una forte domanda attesa negli Stati Uniti e in settori come l'Energia, la Sanità e la Produzione, che sono rimasti positivi nel corso degli anni passati". I mercati emergenti continuano a mostrare la forte necessità di dirigenti: la Cina assiste alla più grande carenza nel 2012, seguita da Brasile e India. Felix ha continuato: "In qualsiasi momento nei prossimi anni possiamo aspettarci di vedere un grave gap tra la domanda di dirigenti nei mercati emergenti e la loro fornitura. Ciascuno dei principali mercati emergenti potrebbe consumare eccedenze disponibili di dirigenti dai paesi sviluppati, se pronti a motivare sia il loro interesse e organizzarsi in modo da sfruttare le potenzialità di questi dirigenti e di essere in grado di integrarli nella propria cultura e organizzazioni. Noi continuiamo a essere ottimisti che la nostra professione sarà chiamata a contribuire a trovare soluzioni a queste assunzioni molto impegnative e sfide di sviluppo della leadership". |
Un paese dove si spendono circa 1260 euro procapite, neonati compresi, per tentare la fortuna che possa cambiare la vita tra videopoker, slot-machine, gratta e vinci, sale bingo. E dove si stimano 800mila persone dipendenti da gioco d'azzardo e quasi due milioni di giocatori a rischio. Un fatturato legale stimato in 76,1 miliardi di euro, a cui si devono aggiungere, mantenendoci prudenti, i dieci miliardi di quello illegale. E' "la terza impresa" italiana, l'unica con un bilancio sempre in attivo e che non risente della crisi che colpisce il nostro paese. Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie ha presentato il dossier Azzardopoli, il paese del gioco d'azzardo, dove quando il gioco si fa duro, le mafie iniziano a giocare che fotografa con storie e numeri una vera calamità economica, sociale e criminale, curato da Daniele Poto e che prossimamente diventerà una pubblicazione. Sono ben 41 clan che gestiscono "i giochi delle mafie" e fanno saltare il banco. Da Chivasso a Caltanissetta, passando per la via Emilia e la Capitale. Con i soliti noti seduti al "tavolo verde" dai Casalesi di Bidognetti ai Mallardo, da Santapaola ai Condello, dai Mancuso ai Cava, dai Lo Piccolo agli Schiavone. Le mafie sui giochi non vanno mai in tilt e di fatto si accreditano ad essere l'undicesimo concessionario "occulto" del Monopolio. Sono ben dieci le Procure della Repubblica direzioni distrettuali antimafia che nell'ultimo anno hanno effettuati indagini: Bologna, Caltanissetta, Catania, Firenze, Lecce, Napoli, Palermo, Potenza, Reggio Calabria, Roma. Sono invece 22 le città dove nel 2010 sono stati effettuate indagini e operazioni delle Forze di Polizia in materia di gioco d'azzardo con arresti e sequestri direttamente riferibili alla criminalità organizzata.

Ad Azzardopoli i clan fanno il loro gioco. Sono tante, svariate e di vera fantasia criminale i modi e le tipologie fare bingo. Infiltrazioni delle società di gestione di punti scommesse, di Sale Bingo,che si prestano in modo "legale" ad essere le "lavanderie" per riciclaggio di soldi sporchi. Imposizione di noleggio di apparecchi di videogiochi, gestione di bische clandestine, toto nero e clandestino. Il grande mondo del calcio scommesse, un mercato che da solo vale oltre 2,5 miliardi di euro. La grande giostra intorno alle scommesse delle corse clandestine dei cavalli e del mondo dell'ippica. Sale giochi utilizzate per adescare le persone in difficoltà, bisognose di soldi, che diventano vittime dell'usura. Il racket delle slotmachine. E non ultimo quello dell'acquisto da parte dei clan dei biglietti vincenti di Lotto, Superenalotto, Gratta e vinci. I clan sono pronto infatti a comprare da normali giocatori i biglietti vincenti, pagando un sovrapprezzo che va dal cinque al dieci per cento: una una maniera "pulita" per riciclare il denaro sporco. Esibendo alle forze di polizia i tagliandi vincenti di giochi e lotterie possono infatti giustificare l´acquisto di beni e attività commerciali. Eludendo così i sequestri.
Numeri, storie, analisi del dossier di Libera non svelano la soluzione di un giallo perché, semmai, il colore che prende l'impresa è il nero. Per i risvolti in chiaroscuro, per le numerose zone d'ombra di un sistema complessivo, quello dei giochi d'azzardo, che, curiosamente, ma non troppo, in un paese in crisi come l'Italia, funziona e tira. E' un settore che, cifre alla mano, offre lavoro a 120.000 addetti e muove gli affari di 5.000 aziende, grandi e piccole. E mobilita il 4% del Pil nazionale. E con 76,1 miliardi di euro di fatturato legale l'Italia con questa cifra occupa il primo posto in Europa e terzo posto tra i paesi che giocano di più al mondo. Per rendere lidea- commenta Libera- 76,1 miliardi, sono il portato di quattro Finanziarie normali, una cifra due volte superiore a quanto le famiglie spendono per la salute e, addirittura, otto volte di più di quanto viene riversato sull'istruzione.
Se analizziamo gli ultimi dati riferiti ai mesi di ottobre e novembre 2011, il primato per il fatturato legale del gioco spetta alla Lombardia con 2miliardi e 586 mila di euro, seguita dalla Campania con un miliardo e 795 mila euro. All'ultimo gradino del podio il Lazio con un miliardo e 612 mila euro. Soldi che girano grazie alle 400mila slotmachine presenti in Italia, una cifra enorme, una macchinetta "mangiasoldi" ogni 150 abitanti, un mini casino' tablet in giro per i nostri quartieri.
E Roma è da primato nazionale: 294 sale e più di 50mila slot machine distribuite tra Roma e provincia. Con il primato di detenere il piu' grande locale d'Europa quello di piazza Re di Roma, nel quartiere Appio con 900 postazioni di gioco. E se il riciclaggio in Italia tocca il 10% del Pil (il doppio che nei paesi occidentali progrediti) non si può pensare che il gioco ne sia immune. Il 69% degli italiani che giocano on line ha subito una qualche forma di cyber crimine contro una percentuale mondiale che si attesta sul 65%.
Non sono solo numeri: dietro ci sono storie, fatiche, speranze che si trasformano per tanti in una trappola psicologica ed economica. A subire le conseguenze della crescente passione dello Stato per "il gioco" sono i cittadini, con costi umani e sociali che di certo superano i guadagni in termini monetari per le casse pubbliche.
Secondo una Ricerca nazionale sulle abitudini di gioco degli italiani del novembre 2011 curata dall'Associazione " Centro Sociale Papa Giovanni XXIII",e coordinata dal CONAGGA (Coordinamento Nazionale Gruppi per Giocatori d'Azzardo), volta ad indagare le abitudini al gioco d'azzardo è stimato che in Italia vi siano 1 milione e 720 mila giocatori a rischio e ben 708.225 giocatori adulti patologici, ai quali occorre sommare l'11% dei giocatori patologici minorenni e quelli a rischio. Il che significa che vi sono circa 800 mila dipendenti da gioco d'azzardo all'interno di un'area di quasi due milioni di giocatori a rischio. I giocatori patologici dichiarano di giocare oltre tre volte alla settimana, per più di tre ore alla settimana e di spendere ogni mese dai 600 euro in su, con i due terzi di costoro che addirittura spendono oltre 1.200 euro al mese.


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