Le fondazioni bancarie contro la malnutrizione dei bambini di Haiti

Giovedì, 3 febbraio 2011 - 10:15:00

HAITI UN ANNO DOPO IL SISMA

Nella notte del 12 gennaio, un terremoto del 7° grado della scala Richter fa tremare Haiti. L’epicentro è a 15 km dalla capitale, Port-au-Prince, le conseguenze sono devastanti: la maggior parte degli edifici è colpita, comprese alcune strutture delle Nazioni Unite, il palazzo presidenziale, la Cattedrale, molti sono gli ospedali inagibili. Il terremoto investe anche le città di piccole dimensioni prossime all’epicentro come Leogane, Grand Goave e Petit Goave.

Secondo le stime ufficiali, i morti sono 225.000 e 300.000 i feriti, ma il numero reale delle vittime  probabilmente non si conoscerà mai, considerando che mancano dati demografici certi e il catasto è andato parzialmente distrutto. Oltre un milione di persone rimane senza casa e vive in campi sfollati. Altre 600.000 sono gli sfollati nelle zone rurali che hanno trovato rifugio presso le loro famiglie d’origine.

In 12 mesi dal terremoto, ben poco è cambiato. 1 milione di persone vive ancora nelle tendopoli e meno del 5% delle macerie è stato rimosso; la popolazione, già messa a dura prova dal sisma, ha dovuto affrontare le conseguenze dell’uragano Thomas, che ha isolato per giorni interi numerosi villaggi, i disordini, gli scontri e le barricate nei giorni successivi alle elezioni presidenziali e, infine, l’epidemia di colera che ha causato già 4.000 vittime e contagiato 185.000 persone. Dati ufficiali che non tengono conto di quanti purtroppo sono morti nelle proprie case senza la possibilità di raggiungere ospedali e centri di soccorso. 

Il terremoto e i suoi effetti si sono abbattuti su uno dei paesi più poveri al mondo:  8,9 milioni di abitanti, il cui reddito pro capite annuo è di 361 dollari. Un paese dove il 54% della popolazione vive con meno di 1 dollaro al giorno e il 78% con meno di 2 dollari. L’aspettativa media di vita è 57 anni e quasi metà della popolazione ha meno di 18 anni. Un minore su sette è orfano di almeno un genitore e le condizioni familiari sono spesso tragiche: il 46% delle ragazze minori di 18 anni è stato vittima di abusi sessuali, inoltre ci sono 80.000 bambini “restaveks”, cioè in situazione di “domesticità” o semischiavitù, in quanto relegati ai lavori domestici e senza la possibilità di frequentare la scuola.

Per quanto riguarda l’istruzione, la metà della popolazione è analfabeta, così come il 33% dei ragazzi tra i 15 e i 18 anni. Del resto, il tasso di iscrizione scolastica per i bambini tra 6 e 12 anni è del 23% nelle aree rurali e del 55% in quelle urbane. Il 70% della popolazione non ha lavoro e quindi non dispone dei mezzi per il sostentamento per la propria famiglia. Solo il 10% della popolazione ha accesso all'elettricità, mentre la metà non ha accesso all'acqua potabile. Inoltre, appena il 28% delle persone usa adeguate strutture sanitarie e solo una nascita su 4 avviene sotto supervisione medica. Per questo motivo, un neonato su quattordici non riesce a festeggiare il suo primo compleanno; il tasso di mortalità entro i 5 anni è di 80/1.000.

In altre parole, un bambino ogni dodici non raggiungerà i cinque anni, e questo anche perché nel primo quinquennio si manifestano tassi di malnutrizione per il 45% dei bambini. Il tasso d'infezione dell’AIDS è del 5%. Anche la situazione politica e il livello di sicurezza sono sempre stati critici: a seguito di una guerra civile scoppiata nel 2004, le Nazioni Unite hanno approvato la creazione di una missione per la stabilizzazione di Haiti, la MINUSTAH. Con un contingente di circa 9.000 soldati e 2.000 civili, la missione ha ora il mandato di supportare la stabilizzazione del Paese.

Le Fondazioni di origine bancaria, con il patrocinio dell’Acri, l’associazione che le rappresenta collettivamente, hanno messo a punto un progetto di solidarietà per la popolazione di Haiti. Partner del progetto sono Fondazione AVSI, Fondazione Rava NPH Italia Onlus, Oxfam Italia. L’iniziativa è stata presentata a Roma, alla Farnesina, alla presenza del Ministro degli Affari Esteri, Franco Frattini, e dell’Ambasciatrice di Haiti a Roma, Géri Benoît. Sono intervenuti: Giuseppe Guzzetti, presidente dell’Acri; Gabriello Mancini, vicepresidente dell’Acri e presidente della Commissione dell’associazione per l’Attività delle Fondazioni nei Paesi in via di sviluppo; Alberto Piatti, segretario generale della Fondazione AVSI; Maria Vittoria Rava, presidente della Fondazione Francesca Rava NPH Italia Onlus; Francesco Petrelli, presidente di Oxfam Italia.

Il progetto consiste in un insieme di iniziative, raccolte sotto il titolo “Crescere insieme, nutrirsi bene”, che ha come obiettivo la lotta alla malnutrizione in Haiti, producendo benefici sia sul fronte della cura dei bambini malnutriti sia su quello di un piano di educazione alimentare di ampia portata. Le Fondazioni di origine bancaria – che sono soggetti non profit, tra i principali erogatori di risorse filantropiche al volontariato e al terzo settore – hanno, infatti, deciso di impegnarsi in un progetto di solidarietà verso la popolazione haitiana secondo un piano d’azione che travalichi l’emergenza. Per le attività del progetto le Fondazioni hanno messo a disposizione 772.330 euro.

La malnutrizione è un fenomeno complesso, riconducibile a un insieme di problemi relativi alla mancanza di accesso al cibo, all’inadeguata produzione agricola e all’assenza di trasformazione, nonché a servizi nutrizionali e di salute inadeguati. A partire dalle expertise specifiche di Fondazione AVSI, Fondazione Rava NPH Italia e Oxfam Italia, il progetto “Crescere insieme, nutrirsi bene” intende contribuire alla riduzione della malnutrizione infantile secondo un approccio integrale plurisettoriale, capace di valorizzare le competenze locali.

In modo particolare si interverrà nella identificazione e cura dei bambini malnutriti attraverso centri nutrizionali e sanitari, nell’educazione alimentare, nella fornitura di alimenti nelle scuole e nel rafforzamento della produzione e trasformazione agricola. L’intervento è coerente con le linee di sviluppo di Haiti identificate dalla comunità internazionale e dal Governo Haitiano e si inquadra nei programmi pluriennali delle tre Ong realizzatrici del progetto. L’implementazione sarà in partnership con organizzazioni locali e in coordinamento con istituzioni nazionali e internazionali. Inoltre la sostenibilità dell’intera iniziativa sarà supportata da una metodologia di lavoro che responsabilizza la popolazione locale. L’area degli interventi copre sia la capitale Port-au-Prince sia la zona rurale di Les Cayes, nel Département du Sud. In totale 60.000 cittadini haitiani verranno toccati dal progetto.

 


I bambini di Haiti
LE IMMAGINI

 

Rafforzamento di Centri Nutrizionali e Sanitari - Saranno rafforzati, con costruzioni semi-permanenti, equipaggiamenti e formazione, alcuni centri nutrizionali e sanitari al fine di offrire un servizio di monitoraggio dello stato nutrizionale principalmente ai bambini da 0 a 5 anni e alle donne in gravidanza, riconoscere gli stati iniziali di malnutrizione, attivare interventi terapeutici ed educativi. In particolare, verranno costruiti e avviati 3 centri nutrizionali a Port-au-Prince; equipaggiati 9 centri di salute a Les Cayes; formate 150 persone tra personale medico e para-medico; verranno sottoposti a screening almeno 10.000 tra bambini e donne. A conclusione del progetto i 12 centri di salute/nutrizionali saranno gestiti in modo autonomo da personale locale e il Ministero della Sanità di Haiti avrà acquisito le capacità tecniche e finanziarie per la gestione delle innovazioni realizzate.

Miglioramento della produzione agro zootecnica e della trasformazione dei prodotti agropecuari - Il miglioramento della filiera agricola - produzione, conservazione, trasformazione e commercializzazione - è fondamentale per favorire la sicurezza alimentare della popolazione rurale, come quella della zona di Les Cayes. Si intende migliorare e diversificare la produzione agricola per renderla più efficiente attraverso il rafforzamento delle organizzazioni di contadini, con formazione, costituzione di siti sperimentali e vivai, ristrutturazione e costruzione di magazzini, impianti per la trasformazione e, sulla base di un precedente studio, con interventi che possano mitigare il rischio di danni alle culture da catastrofi naturali (anche cicloni ed uragani) che metterebbero in ginocchio i produttori. Quest’azione sarà realizzata da Oxfam Italia in collaborazione con partner locali come la cooperativa Kokam e la ong Graphes. Vi sarà anche un coordinamento con AVSI già presente nella zona con altri programmi di sviluppo rurale. In particolare, sarà costruito 1 vivaio per la produzione di 30.000 piantine; saranno allestiti 2 campi dimostrativi; costruito 1 magazzino per la raccolta di prodotti e 1 impianto per la trasformazione della frutta. A conclusione del progetto, Recocas (ong locale) avrà acquisito migliore competenze tecniche in agricoltura e sarà in grado di assumere la gestione di 1 vivaio e campi dimostrativi nonché fornire accompagnamento e assistenza tecnica ai produttori su tecniche di agricoltura organica/biologica; Graphes avrà acquisito le capacità tecniche e finanziarie per gestire in autonomia il centro di stoccaggio e trasformazione dei prodotti agricoli.

Produzione di prodotti alimentari ed educazione alimentare - Si prevede di utilizzare in modo sinergico il bacino di accoglienza delle Scuole di strada, dell’Orfanotrofio di Kenscoff, dei programmi di assistenza dei bambini delle tendopoli del programma Angels of light, dell’Ospedale Saint Damien e i centri ambulatoriali di strada N.P.H. - Nuestros Pequeños Hermanos, con le attività produttive e la filosofia di Francisville città dei mestieri, per mettere al servizio dei bambini di Haiti e delle loro famiglie il know-how italiano, in particolare quello del pane e della pasta, onde sfamarli subito e dare loro il modello e la prospettiva di come potersi “aiutare da sé”, imparando un mestiere e sviluppando autonome capacità di produzione. secondo il principio dell’autosostenibilità. Le attività di questo risultato saranno implementate dalla Fondazione Francesca Rava – N.P.H. Italia Onlus a Port-au-Prince e a Kenscoff. In particolare, saranno formati 2 insegnanti, che a loro volta potranno trasferire il loro know-how ad altri educatori; saranno tenute oltre 1.000 ore di lezione nelle 18 Scuole di strada N.P.H. e all’orfanotrofio di Kenscoff; verranno inoltre svolte oltre 100 sessioni di laboratori vocazionali presso Francisville città dei mestieri e a Kenscoff (ove c’è una seconda panetteria). A conclusione del progetto, ci sarà la produzione autonoma di verdure presso l’orfanotrofio di Kenscoff; verrà allestita in Francisville una piccola fabbrica di peanut butter, alimento altamente nutritivo da colture locali.

Integrazione della dieta delle mense scolastiche e sostegno alle famiglie degli scolari - Presso le Scuole di strada N.P.H. oltre a cure mediche i bambini ricevono istruzione e la possibilità di stare in un luogo protetto dai rischi della vita di strada; qui hanno un pasto caldo, che molto spesso è l’unico della giornata; molti bambini, infatti, purtroppo non mangiano nel weekend quando sono a casa da scuola. Per rispondere al problema della malnutrizione che affligge milioni di bambini, in particolare a livello di scuola primaria, verranno inseriti nella dieta alimentare pane, peanut butter e pasta arricchita, prodotti a Francisville da ex ragazzi di strada, grazie alle attività produttive conosciute dai bambini nei corsi di educazione alimentare e dei laboratori. In particolare, in 1 anno scolastico 600.000 panini e 600.000 porzioni di peanut butter verranno distribuiti a favore di 7.000 bambini delle Scuole di strada; 7.000 package di pasta e pane per le famiglie saranno consegnati ai bambini nei laboratori vocazionali presso Francisville; saranno, infine, distribuiti 300.000 kg di pasta alle famiglie dei bambini a beneficio di un totale di 50.000 persone. Per alcune scuole della zona di Les Cayes sarà distribuita a 1.200 bambini una merenda scolastica prodotta dai laboratori della ong Graphes. A conclusione del progetto, le scuole coinvolte saranno in grado di garantire la continuità nelle attività di educazione alimentare.

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