Fecondazione/ Corte Ue, accolto il ricorso contro la legge 40

Lunedì, 27 giugno 2011 - 17:08:00

“Dalla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo arriva un sì importante che dichiara ammissibile il ricorso di una coppia italiana contro la legge 40 sulla fecondazione assistita. E' la prima volta che la Corte europea esamina un caso relativo alla fecondazione assistita in Italia per coppie con una malattia genetica.

fecondazione assistita

I due ricorrenti, Rosetta Costa e Walter Pavan (di 34 e 36 anni) di Cinquefrondi (Reggio Calabria) hanno scoperto l'incredibile coincidenza di essere entrambi portatori sani di fibrosi cistica quando è nato il loro primo figlio, il 9 settembre 2006, che è venuto al mondo malato. Quando la donna è rimasta di nuovo incinta, i due hanno fatto ricorso a un test prenatale nel febbraio 2010, scoprendo che il feto era anche lui malato di fibrosi cistica, e la coppia ha optato per l'aborto. L'unica via, secondo la coppia, a questo punto è quella di accedere alla fecondazione assistita, per selezionare l'embrione che risulti non malato. Questo, ricorda la Corte di Strasburgo, è possibile in 15 paesi europei: Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Francia, Grecia, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Russia, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Regno Unito. Tuttavia la normativa italiana, regolamentata dalla legge 40 del 2004, consente la procreazione medicalmente assistita e lo screening degli embrioni solo a coppie sterili o in cui il partner maschile ha una malattia virale che puo' essere trasmessa attraverso il sesso, come l'HIV e l'epatite B e C. Tali eccezioni non si applicano ovviamente ai due giovani. I ricorrenti invocano l'articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare) della Convenzione europea dei diritti dell'uomo e l'articolo 14 (divieto di discriminazione), lamentando di aver subito una discriminazione rispetto alle coppie sterili o quelle in che l'uomo aveva una malattia sessualmente trasmissibile.

A commentare con soddisfazione la decisione della Corte la vicesegretaria dell'associazione Luca Coscioni, Filomena Gallo: “Il governo - dice Gallo - perde ulteriori occasioni per rimediare a vecchi errori che hanno dato vita ad una legge con fondamento solo ideologico priva di scientificità e legalità”. “Quando Strasburgo esaminerà la legge 40 del 2004 - prosegue Gallo - mi auguro che consenta un accesso universale alle tecniche di fecondazione assistita a tutti coloro che per avere un figlio hanno bisogno dell'aiuto della medicina, eliminando discrimini insensati e riconoscendo i diritti universali. In Italia, la Carta costituzionale sancisce il principio di uguaglianza, il diritto alla cura, il diritto ad una famiglia e a scelte consapevoli e responsabili in materia genitoriale. Tali principi sono ribaditi anche dalla Carta Europea dei Diritti dell'Uomo. Tuttavia, la legge 40 disattende tutto ciò. Mi chiedo: se una coppia infertile può fare diagnosi preimpianto se portatrice di patologia genetica, perchè una coppia fertile portatrice di patologia genetica non può accedere alla medesima diagnosi?”

Il tribunale di Salerno nel 2010 ha consentito l'accesso alle tecniche di procreazione assistita a coppie fertili portatrici di patologie genetiche; tuttavia tali decisioni hanno valore solo per i singoli casi concreti, non hanno portata generale perchè la legge 40 consente l'accesso alla PMA solo alle coppie infertili (e portatrici di patologie virali per linee guida dal 2008), “quindi - concludela la vicesegretaria - chi ha problemi di trasmissione di malattie genetiche ancora oggi è escluso da queste tecniche ed è costretto a rivolgersi ai tribunali italiani”.

La risposta del sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, non si fa attendere: “Il ricorso presentato da una coppia italiana alla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo contro la legge 40 si basa su un presupposto che è esplicitamente vietato dalla legge, cioè la possibilità di selezionare gli embrioni”. E aggiunge: “Il parallelo che si fa nel ricorso con i malati di Aids non regge: a loro la fecondazione assistita è consentita perchè possono ricorrere al lavaggio del seme maschile, un trattamento sui gameti in grado di ridurre il rischio di infezione, ma la coppia in questione, malata di fibrosi cistica, non ha questa possibilità. L'unico motivo per cui può voler accedere alla fecondazione assistita è eliminare gli embrioni malati, una selezione che è vietata". Inoltre, precisa Roccella, “il ricorso non è stato accolto, ma solo dichiarato ammissibile, poi verrà valutato. E secondo me non potrà essere approvato, perchè dalle informazioni in mio possesso la coppia non ha esaurito i gradi di giudizio in Italia, e la Corte europea può entrare in gioco solo in ultima istanza”.

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