Crisi, le gestanti chiedono aiuto: "Adottale"
A causa della crisi aumentano le donne in gravidanza con difficoltà economiche: “Dall'inizio dell'anno ci sono arrivate più di 200 richieste d'aiuto, per la metà da parte di italiane”. Parla Erika Vitale, responsabile del Progetto Gemma, con cui singoli e gruppi possono “adottare a distanza una mamma” aiutandola a portare a termine la propria gestazione: “Dal 1994 abbiamo aiutato 17 mila donne: tutte stavano considerando l'opzione dell'aborto”.
Nel 2009 sono stati ben 1036 i progetti avviati, a favore di altrettante mamme in attesa. “Un risultato che, in un anno di crisi, ci ha dato sollievo -dice Erika Vitale-. Ma nonostante l'enorme, incredibile generosità dei nostri donatori, che alla fine sanno0 soltanto data di nascita e nome del bambino che aiutano, ma non lo conosceranno mai, abbiamo dovuto dire no a più di 300 richieste”. E per il 2010, la situazione si annuncia ancor più preoccupante: “Dall'inizio del 2010 abbiamo già superato le 200 richieste d'aiuto e se manteniamo questo ritmo per fine anno arriveremo a 1500 richieste. Sono molto preoccupata -confessa Erika Vitale-. Tuttavia non posso non ringraziare la Provvidenza e spero che ci venga in aiuto anche per quest'anno, perché con la crisi che c'è le ripercussioni si sentono ancora fortemente, soprattutto per la mancanza di lavoro”.
Intanto, se prima le richieste d'aiuto da parte di donne straniere erano più numerose delle italiane, ora la situazione si è riequilibrata. “A mio modestissimo modo di vedere, questo è uno dei risultati della crisi -prosegue Vitale-: anche se le straniere sono più numerose al Nord, e le italiane al Sud”. Desta preoccupazione anche la sempre più giovane età delle mamme in difficoltà: “Arrivano tantissime sedicenni e molte di 14, senza distrinzione tra Nord e Sud -prosegue Vitale-. Abbiamo anche aiutato una bambina rumena di 12 anni che ha avuto un figlio da un connazionale con cui conviveva”.
Ragazze madri, quindi, ma anche donne sposate con problemi legati alla salute, al lavoro, alla casa, alla scuola, ai rapporti con il marito, il partner o la famiglia d'origine, che vanno risolti in loco. “L'unica cosa che può venire da lontano sono i soldi -dice Vitale-: per questo è stata pensata questa sorta di adozione a distanza con cui, attraverso il Centro di aiuto alla vita, si sostiene la donna con sussidio di 160 euro al mese per 18 mesi, a partire dai sei mesi precedenti la nascita del bambino fino al compimento di un anno di età, un tempo entro cui ci si augura che la mamma e la famiglia riescano a recuperare l'autonomia economica e lavorativa, ma anche psicologica e affettiva per andare avanti”.
Il contributo mensile è spesso una goccia nel mare del bisogno, “ma sapere che una persona estranea e sconosciuta si impegna ad aiutarti -prosegue Vitale- fa superare ogni difficoltà e fa recuperare alla donna sola tutte le sue risorse”. E non solo: “abbiamo migliaia di casi di famiglie d'origine che magari avevano buttato fuori di casa la figlia perché aveva avuto un bimbo pur non essendo sposata -racconta Vitale-. Una volta saputo che degli sconosciuti aiutano i figli e il nipotino si è instaurata una sorta di gelosia positiva, per cui i genitori si sono riavvicinati alla mamma e al bambino”. Grazie alla generosità di singoli, famiglie e gruppi (tra cui gli studenti di un liceo torinese che l'anno scorso hanno avviato 3 progetti Gemma, un gruppo di carcerati, una compagnia teatrale e persino un club di “vespisti” siciliani), dal maggio 1994 il Progetto Gemma ha aiutato 17mila mamme a portare a buon fine la propria gravidanza, evitando di sopprimere il proprio bambino. “Tutte avevano già in mano il certificato di interruzione di gravidanza o la data di aborto già decisa, oppure avevano fatto una visita per sapere se erano in gravidanza oppure no”, conclude Vitale. Chi volesse avere maggiori informazioni sul progetto Gemma può rivolgersi ad uno dei 55 Centri di aiuto alla vita sparsi per l'Italia (ce n'è almeno uno in ogni provincia), telefonare allo 02.48702890 oppure scrivere una mail a progettogemma@mpv.org



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