La sfida dell’educazione
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di Silvio Ceci
La prima causa delle difficoltà che l’educazione oggi incontra è il regime affettivo della famiglia. Per capire di che si tratta occorre approfondire il nesso che lega generazione ed educazione, affetti e significati. Una seconda causa è la secolarizzazione della cultura e quindi la crescente distanza tra cultura e coscienza; la secolarizzazione cancella non soltanto il riferimento a Dio, ma anche quello ai significati radicali della vita, che definiscono la visione morale del mondo.
1. Generazione e momento psicologico
Manca agli inizi ogni deliberato progetto di educare, non manca però ogni intenzione, né un’attesa. Ogni donna che diventi madre, se si osserva anche poco, si accorge facilmente che nella mimica spontanea da lei adottata con il figlio infante è operante un desiderio, un auspicio, addirittura un’invocazione: “vorrei tanto che tu, figlio mio, parlassi!”. L’invocazione è rivolta al figlio, e al di là del figlio al Creatore del cielo e della terra, e anche del bambino. La cultura secolare non aiuta la madre a leggere la sua attesa come invocazione. Eppure…
L’attesa del bambino –Accenniamo a una illustrazione. Nel momento in cui la madre intercetta il primo sorriso del bambino, prova una gioia grandissima. Quel che la incanta è il fatto che “comincia a riconoscermi”. Mi ri-conosce, appunto, si accorge della mia attesa; lo aspettavo, e ora finalmente risponde. L’attesa che precede il sorriso conferisce ad esso un significato. Se nessuno l’aspettasse, lo sollecitasse, il bambino non potrebbe sorridere. Forse alla fine sorriderebbe comunque, ma a un occhio qualsiasi.
L’attesa del sorriso offre una concreta illustrazione dell’intenzione che fin dagli inizi i genitori esprimono nel rapporto con il figlio. Quest’intenzione è addirittura intenzione educativa? Certamente sì: è volta infatti all’obiettivo di suscitare l’iniziativa del figlio. La mimica del genitore non è generico incoraggiamento, dà invece figura alla casa; essa diventa luogo accogliente, che addomestica il mondo.
La mimica della mamma è descritta oggi spesso come mera mimica della tenerezza, volta alla rassicurazione emotiva. Certo ha anche questi tratti. Ma essi dispongono le condizioni perché possa essere trasmesso al figlio un messaggio, non solo un affetto.
Le parole al bambino – Che la tenerezza espressa al bambino ha la consistenza di un messaggio è mostrato dalla parola, dalle molte parole con le quali è accompagnata la mimica; esse dicono l’intenzione in essa iscritta. Le parole sono dette senza essere pensate, sono suggerite dai modi di sentire; e tuttavia articolano un significato. La mamma impara a comprendere quello che fa ascoltando le proprie parole. In tal senso la sua condizione è simile a quella del bambino, che ascolta parole senza capire; e tuttavia attraverso le parole comincia a comprendere il senso della parola in generale. Le parole della mamma al figlio in-fante sono il documento più chiaro del valore intenzionale dell’affetto. I lunghi discorsi della mamma sono documento del fatto che i gesti della mamma sono gravidi di un messaggio, non sono soltanto un servizio logistico al cucciolo incapace di provvedere a se stesso.
La riflessione antropologica sottolinea spesso il legame tra protratta dipendenza del cucciolo umano dalla madre e tradizione culturale. Illustrazione con le parole di Arnold Gehlen. La debolezza fisica non è certo la causa dello spirito; ma è condizione di possibilità dello sviluppo spirituale dell’uomo. La debolezza dell’animale umano non spiega l’aspetto della vita dello spirito che non consiste nella tecnica, nella soluzione riflessa dei problemi posti dal rapporto con la natura, ma nell’etica, addirittura nella religione. La cultura consiste fondamentalmente in questo: il complesso delle forme mediante le quali i significati elementari della vita trovano oggettivazione sociale.
Essa ha rilievo determinante per intendere il rapporto educativo; con formula sintetica, l’educazione consiste nella trasmissione alle nuove generazioni della cultura, che sta al fondamento della vita sociale. La definizione manca di precisare l’aspetto per il quale l’educazione mira alla promozione del singolo; dà parola all’affetto, e non mira invece solo e subito alla “socializzazione”; mira a chiarire il senso della rassicurazione affettiva, comunque indispensabile a propiziare l’acquisizione delle disposizioni di fondo favorevoli all’apprendimento nello scambio sociale. La cultura non è solo un codice che consente l’intesa; è prefigurazione della vita buona, che corrisponde alla promessa iscritta negli inizi.



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