Natura, sobrietà e... solidarietà. Ecco la vita green degli ecovillaggi

Lunedì, 1 febbraio 2010 - 08:00:00

Ogni esperienza si conforma alla storia, alle ispirazioni e alle esperienze del gruppo promotore. Vi sono ecovillaggi nati con l’obiettivo di ridare vita a un borgo abbandonato ed ecovillaggi sorti per sperimentare un modello sociale alternativo. Alcuni sono legati a una scelta di vita spirituale, spesso fuori dai dogmi delle religioni istituzionalizzate; altri ancora sperimentano un modello di società a basso impatto ambientale. Nella maggior parte dei casi la proprietà dei beni è comune. La coppia e la famiglia continuano ad essere un punto di riferimento e di solito l’educazione dei bambini è affidata direttamente ai genitori. Nelle comunità più piccole sono utilizzate le strutture educative esterne, in quelle più numerose vi sono esempi di scuole interne autogestite ispirate a modelli non competitivi e antiautoritari. La grande affettività e familiarità tra i membri è un aspetto centrale della comunità, nella stragrande maggioranza dei casi, la sessualità viene vissuta in modo privato all’interno della coppia. Ma esistono tentativi molto avanzati (come a Zegg in Germania) di superare la coppia tradizionale.

In Europa la comunità di Findhorn è forse una delle più note, nata nel 1962 da “un mitico agglomerato di caravan“ è oggi un uno degli esempi meglio riusciti di ecovillaggio, dove ritrovarsi in un rapporto mistico con la natura. Nella comunità, situata sulla baia omonima nel nord della Scozia, vivono circa 400 membri fissi, più i numerosi ospiti che soprattutto nei mesi estivi vi soggiornano per svolgere volontariato, seminari e workshop. In Germania, a 80 km da Berlino, da circa un decennio un’ottantina di persone hanno dato vita a Zegg (Zentrum fuer experimentelle GesellschaftsGestaltung). Un luogo dove cercare pace, ecologia, amore, sessualità, ricerca spirituale, vita coi bambini, impegno politico.

In Italia si va dalla comunità di Nomadelfia, creata da don Zeno con lo scopo di adottare e allevare bambini bisognosi a Granara, ispirata a un’ottica di ecologia sociale, a Damanhur, centro di ricerca spirituale e artistica conosciuto in tutto il mondo, al Popolo degli Elfi, una delle esperienze più originali del movimento comunitario italiano che conta oltre quindici nuclei, alcuni distanti anche un’ora di cammino a piedi (la maggior parte delle abitazioni è priva di elettricità e si pratica l’autosufficienza).

Non resta che provare. È  infatti possibile visitare tutti gli ecovillaggi della rete italiana, concordando date e modalità della visita. Più complesso è farne parte perché è necessario un processo di “avvicinamento” per verificare la vicinanza di comportamenti e idee tra il candidato e il nucleo residente.

Info: www.mappaecovillaggi.it/detail__.asp

Rete mondiale degli ecovillaggi http://www.ecovillage.org/


 

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