Ebrahim Nabavi ad Affari: "In Iran sette livelli di censura"

Venerdì, 27 novembre 2009 - 12:33:00

Di Ivan Vadori

Ebrahim Nabavi si definisce un giornalista dissidente iraniano. Nato nel 1958 ad Astara, da sempre ha raccontato il suo Iran con satira graffiante ed articoli provocanti. Ha subito la censura nel suo paese ed è stato incarcerato per i suoi scritti contro il regime. Per il suo coraggio nell’esercitare l’attività giornalistica ha ricevuto il premio “Libertà di espressione Helmat Hamme”. I suoi articoli lo hanno reso famoso in tutti i continenti e quotidianamente scrive un editoriale per Rooz online, sito iraniano più seguito al mondo. Ora si è definitivamente trasferito in Belgio e, grazie alla rete, continua a scrivere del suo Iran. La sua speranza è di ritornare in Iran, e trovare uno stato democratico dove possa governare il candidato eletto dal popolo.

Ad Affari, Ebrahim Navabi espone la situazione politica del suo paese, soffermandosi sul movimento verde antigovernativo, di cui egli è un illustre esponente.

Come si elegge un governatore in Iran?
“Voi non vedete le cose come me. E’ diverso il punto di vista di un italiano e di un iraniano. Ad esempio una scrivania. Voi la utilizzate per un politico, dove egli lavora. Da noi è un elemento dove il politico si può nascondere. In tutti i paesi la sedia è un oggetto dove il governante si siede e dopo un certo periodo se ne deve andare se non è accettato dalla gente. Da noi il leader si siede e non va più via. Al nostro presidente piace viaggiare sull’aereo perché così sta sempre legato alla sua sedia e non si può staccare da essa. E’ libero di andare a trovar il suo amico Chavez.”

Quindi i voti del popolo non contano, è tutto già stabilito?
“In tutti i paesi si contano i voti e viene annunciato il numero dei voti che definisce il leader vincitore. In Iran prima annunciano il risultato e poi si mandano le forze dell’ordine per reprimere le masse. In tutti i paesi i candidati fanno tre mesi di campagna elettore e poi si giocano il proprio posto. Da noi il candidato si prepara quattro anni prima e non c’è tempo per gli altri candidati, non vi hanno possibilità.”

Perché in Iran questo è possibile?
“ Governare l’Iran è molto facile, di qualsiasi altro stato al mondo. Almainejad vuole esercitare il potere esecutivo sul mondo intero grazie a dio ed alle riserve di petrolio. Il governo e tutto quello che fa è dettato da dio. Se la motivazione legata all’ultraterreno non è sufficiente, allora consideriamo il petrolio che è più importante di dio. Esso si può considerare un patrimonio maggiore rispetto a dio. In Iran quando il bisogno di reddito è maggiore, Almainejad fa crescere l’attenzione su tutto il mondo intimorendo gli Usa, gli ebrei. Israele si sente minacciata ed il prezzo del petrolio aumenta.”

Ed il popolo non da segni di reazione?
“Quando un governo lavora, il popolo si tormenta. Il governo si sforza di bloccare il processo culturale e reprime con la forza i manifestanti dissidenti”.

Grazie alla rete, anche in Italia ci sono giunte le immagini delle manifestazioni degli oppositori. I “manifestanti verdi” che rivendicavano il proprio voto, ce ne può parlare?
“So che in Italia ne siete a conoscenza. Il colore verde, non è quello che rappresenta per voi un vostro schieramento politico, è ben diverso. Ad ogni elezione viene associato ad un candidato, un preciso colore. Il verde è stato assegnato durante le elezioni all’oppositore Hussein Mousavi, anche se i manifestanti che vi appartengono si mobilitano contro il potere da oltre 30 anni. E’ un movimento pacifico che rivendica i diritti umani della società. All’interno tutti sono leaders, dagli studenti agli intellettuali. La gente manifesta disapprovazione per l’assenza dei propri voti.”

In Iran i media censurano queste manifestazioni?
“Certo, in Iran ci sono sette livelli di censura. 1. Il potere giudiziario che controlla gli eventi. 2. Il governo, che all’interno ha otto uomini incaricati a mutare ogni tipologia di informazione che possa avvicinarsi alla verità. 3. I direttori editoriali che agiscono secondo le direttive del governo. 4. Gli editors che invertono le parole negli scritti. 5. Gli iraniani stessi che non vogliono che certe argomentazioni escano dal proprio paese. 6. La Famiglia, per cui chiunque possa scrivere deve fare i conti con i propri famigliari. 7. Noi stessi che appena scriviamo, ci sostituiamo ai politici.”

Cosa ne pensa del nostro Paese?
“L’Italia è un Stato meraviglioso, se lo conoscevo prima vi venivo ad abitare.”

E della politica in Italia?
“Avete eletto Silvio Berlusconi. Ma lo avevate deciso da tempo, il suo governo era caduto e lo avete rieletto. In passato era successo con Andreotti. Un po’ assomigliate al popolo iraniano.”

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