Terzo settore, donazioni spese per povertà e cooperazione
Le organizzazioni non profit impegnate nel campo dell’emarginazione sociale e della cooperazione internazionale spendono di più per la propria missione rispetto a quelle che si occupano di salute e ricerca scientifica, ma a far la differenza sono i costi della raccolta fondi.
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È quanto emerge dell’Indagine sugli indici di efficienza delle organizzazioni associate all’Istituto italiano della donazione (Iid) presentato a Roma presso la Camera dei deputati. Dal punto di vista delle aree di intervento, il campione analizzato è costituito da 23 organizzazioni impegnate nel settore della cooperazione internazionale, altre 14 si occupano di emarginazione sociale per lo più sul territorio nazionale, infine 16 organizzazioni che si occupano di salute e ricerca scientifica.
Secondo l’indagine, i settori della cooperazione internazionale e dell’emarginazione sociale mostrano valori maggiori della media generale dell’impiego di risorse per la propria missione (rispettivamente 83,9% e 81,5% contro il 78,9% generale), dovuto a una forte diminuzione degli oneri di raccolta fondi (rispettivamente 5,9% e 5,0%) rispetto alla media generale (9,4%). Al contrario il settore salute ha spese di raccolta fondi sensibilmente più alti della media (18,2% contro il 9,4%), con una relativa diminuzione degli oneri dedicati alla missione (69,4% contro 78,9%). “Questo – si legge nello studio - è in linea con la percezione comune per la quale il settore salute si sostiene prevalentemente con contributi provenienti da privati, cittadini ed imprese, e perciò investe maggiormente in attività di promozione e raccolta fondi”.
Le realtà impegnate nell’emarginazione sociale e nella cooperazione internazionale impiegano circa la stessa percentuale di risorse nelle attività di raccolta fondi, attorno al 5-6%, tuttavia questo non significa che abbiano gli stessi esiti in termini di efficienza, infatti la cooperazione internazionale con 14 centesimi spende meno dell’emarginazione sociale (20 centesimi) per ogni euro raccolto, risultando più efficiente anche in relazione al settore salute (22 centesimi). Gioca a favore delle organizzazioni impegnate nella cooperazione la modalità della raccolta. “Il settore cooperazione internazionale – spiega lo studio - quando si rivolge ai privati lo fa spesso attraverso il sostegno a distanza (Rid) che per sua natura è di certo la forma di raccolta fondi più stabile. Infatti se un donatore sottoscrive un Rid, a fronte di una sollecitazione, l’organizzazione avrà, per un certo periodo, una donazione costante ripetuta nel tempo”.



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