Editoriale/ Don Gnocchi, santo sociale
di Don Vinicio Albanesi,
fondatore della Comunità di Capodarco
Uno dei quattro testimoni nei nuovi cortili dell'educare alla carità nella verità. L’ho sempre visto con un santo normale, una ordinaria santità. Don Gnocchi legge nella guerra il dolore e il dolore lo cambia, cambia la sua vita, si accorge dei bambini mutilati e dei ragazzi poliomielitici e in questa sua visione si inventa un centro di riabilitazione che oggi è un’istituzione scientifica e moderna.
Ma don Gnocchi ha compiuto anche un gesto rivoluzionario, in anni in cui il dibattito sulla possibilità di disporre del proprio corpo è molto accesa: alla sua morte sceglie di donare le cornee. Come ieri la poliomielite, oggi la Sla chiede risposte.
Io credo che dobbiamo uscire da questo momento di difesa. Quando ci chiedono quanti immigrati dobbiamo far entrare, la risposta cristiana è: tutti. Se guardi alla Creazione e alla Salvezza non hai scelta: se una famiglia sta male, tutta la città sta male. Non abbiamo più scatti di reni per dire ciò che il Signore ci dice. La grandezza di questi quattro uomini, quattro santi, sta la forza con cui hanno risposto, la stessa che noi dobbiamo recuperare. Il signore ce lo chiede, senza violenza, ma con la forza interiore che ci ha affidato. Perché devo giustificare perché accolgo gli immigrati? Perché giustificarmi se curo i malati di Aids: questa è l’unica strada. Se difendi una donna, un ragazzino un carcerato difendi l’umanità.



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