Famiglia, giovani, non autosufficienza: il welfare del futuro? Decentrato
| LEGGI IL DOCUMENTO "DISEGNAMO IL WELFARE DI DOMANI" |
Gestire le risorse economiche sul territorio e non a livello centrale, ridurre l'erogazione monetaria a favore dell'offerta di servizi, determinare in maniera adeguata i livelli essenziali delle prestazioni. Le politiche socio-assistenziali valgono 60 miliardi di euro: una cifra rilevante che richiede di essere meglio gestita. Per questo un gruppo di ricercatori ha elaborato un documento di riforma del welfare.
"Disegniamo il Welfare di domani": con una giornata di convegno, giovedì 29 settembre a Milano presso il PIME, l'IRS -Istituto per la Ricerca Sociale ha festeggiato i primi 40 anni della rivista Prospettive Sociali e Sanitarie di cui è editore.

Partendo dalla messa a fuoco dei problemi attuali del nostro Welfare, la proposta avanza una prospettiva di riforma generale, che viene poi declinata in particolare nel campo delle politiche per le famiglie e i bambini, la formazione e l'occupazione dei giovani, i non autosufficienti, i disabili, il contrasto alla povertà e all'esclusione sociale.
Il documento è il risultato di uno studio condotto da un gruppo di lavoro coordinato da Emanuele Ranci Ortigosa, direttore della rivista, e di cui fanno parte Paolo Bosi e Maria Cecilia Guerra (Capp, Università di Modena e Reggio Emilia), Francesco Longo (Cergas, Università Bocconi), Valerio Onida (Presidente emerito della Corte Costituzionale), Alberto Zanardi (Università di Bologna), Manuela Samek Lodovici e altri ricercatori dell'IRS.
“Dobbiamo dimostrare di saper fare le nozze con i fichi secchi”. Così Emanuele Ranci Ortigosa ha presentato la proposta. In generale, come sottolineato da Ranci Ortigosa, non si chiede di aumentare le risorse, ma di ridefinire la loro distribuzione, di individuare le azioni che devono rientrare nel campo del sociale e le voci di spesa.
“Per ora, invece – si evidenzia – regioni, enti locali, parti sociali si sono adattate a trattative annuali estenuanti attorno a poco più del 10% della spesa sociale. E il risultato è che hanno perso anche quel 10%”. Il documento, comunque, si concentra sulle politiche socio-assistenziali. E’ questo il terreno di analisi e da qui vengono formulate proposte specifiche, affiancando alle politiche familiari anche quelle complementari “della formazione e occupazione di adolescenti e giovani”, e il campo del socio-sanitario, “per trattare nel suo insieme la politica per la non autosufficienza”.
L’area così delimitata dal documento vale oltre 60 miliardi di euro (nel 2010), 4 punti di Pil. “Una cifra rilevante che richiede di essere meglio gestita, a iniziare dall’esigenza del decentramento dell’insieme delle attribuzioni istituzionali in campo sociale”. Le principali aree di bisogno individuate sono: le politiche per le famiglie con figli, di attivazione per i giovani, per il contrasto alla povertà e all’esclusione, per i non autosufficienti e i disabili, politiche di inserimento sociale e lavorativo, e quindi coesione sociale.
La proposta parte ovviamente dai principali limiti riscontrati nel welfare attuale, e cioè: poco efficace nel conseguire gli obiettivi, ad esempio ridurre la povertà; poco redistributivo; troppo sbilanciato sulle erogazioni monetarie, a discapito delle risorse dedicate ai servizi; troppo orientato in senso assistenzialistico; eccessivamente e inutilmente centralizzato (il 90% delle risorse è gestito direttamente dal livello nazionale).


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