Il velo? "Le donne siano libere di decidere"

Lunedì, 8 agosto 2011 - 19:25:00

Camera, primo sì verso il divieto del burqa

FORUM/ Secondo te è giusto vietare il burqa nei luoghi pubblici?

di Marisa Nicchi

Diffidare, diffidare, diffidare della decisione di vietare l’uso del burqa e del niqab assunta in pieno caldo estivo dalla Commissione Affari Costituzionali della Camera. Non c’è un’emergenza su questo tema tale da dettare una così rapida decisione. Quante donne vediamo a giro così abbigliate? Più che altro le abbiamo viste nelle immagini tv provenienti dall’Afghanistan. Questa pratica, da non confondere con il semplice capo coperto da un velo stile vecchia usanza nostrana che nessuno si è mai sognato di vietare, coinvolge in Italia qualche decina di donne che, così come avviene in Europa, sono spesso convertite dure e pure all’Islam e parte delle nuove generazioni cresciute senza buona integrazione che si rifugiano in un’identità persino più radicale di quella dei genitori. Dei numeri risicati del fenomeno ne ha parlato, del resto, la Ministra Mara Carfagna, freschissima sposa con tanto di velo secondo rito.

La rapidità della decisione presa è piuttosto dettata dal bisogno della Lega soddisfare il suo inquieto elettorato attraverso un’operazione tutta simbolica che stigmatizza l’immigrazione e in essa l’Islam. Modello scontro di civiltà che veicola l’idea di una assoluta incompatibilità della tradizione islamica con la cultura occidentale. Diffidare, diffidare, diffidare anche di coloro che, animati da buone intenzioni, vogliono vietare il burqa e il niqab per “il bene” delle donne islamiche. Paternalisticamente. Ma, come si mette allora se a chiedere di portarlo, non in Arabia Saudita, sono le stesse donne.

E’ questo il nocciolo della questione. E’ bene avere chiaro che il bene delle donne lo decidono le donne. Infatti, tra la costrizione e il divieto dell’uso del burqa e del naqib c’è di mezzo la cosa principale: la decisione della donna. Senza di essa ci troveremo in una catena di contraddizioni e interrogativi tali da negare i più nobili fini. Come si applica la legge se una donna non vuole scoprirsi il viso, come provare il reato di imposizione del velo da parte degli uomini senza la denuncia di parte, potrà succedere che le donne che vogliono continuare a portarlo si chiudano in casa e si sentano definitivamente respinte? Una buona tutela si deve appoggiare sulla decisione della donna. Non può prescinderne. Non ci può essere alcuna autorità esterna che coarti la sua volontà, comunque la si giudichi, fatte salve le situazioni in cui ci sono motivi inderogabili (il lavoro con relazioni con altri) in cui il volto deve essere visibile. In questi casi la norma della reciprocità non può che essere scontata. Invece, i fautori della “legge divieto” pensano, che il volto coperto debba essere sanzionato perchè, comunque, segno di illibertà. La laicità dello Stato si misura dalla capacità delle sue istituzioni di trovare i modi, nel rispetto della Costituzione, di far convivere diversi modi di esistere nel mondo.

Le donne tutte non sono un’indistinto: ogni donna è una donna a sè, dietro l’abito che indossa c’é una storia, c’é un’avventura che per una immigrata non è solo la sofferenza del velo imposto. Nei movimenti che hanno scosso il mondo arabo le giovani donne in chador erano in prima fila, salivano sui tetti, subivano la repressione dei pasdaran. Molte indossavano il chador, ma ciascuna con la sua storia e il suo grande coraggio. E poi dato che siamo nel contesto della civiltà democratica, chiediamoci perché nella libertà si sceglie la gabbia dell’abito che nasconde.

Cerchiamo di capire cosa c’é che non va, per esempio, in quelle ragazze immigrate di terza generazione che scelgono così. Un confronto a volto scoperto sul perché si prendono strade che, giustamente, non ci convincono. Rompere la presa di consuetudini arcaiche e discriminatorie significa innanzitutto lavorare per l'integrazione attraverso lo scambio, il convincimento a cominciare dal riconoscimento dei figli nati in Italia e dalla crescita culturale dei tanti partner, padri, parenti padroni. Tutto questo però ha bisogno di un lavoro serio, e non di scorciatoie penali. Per rispetto di chi invece davvero soffre la costrizione di leggi e rapporti umani che non riconoscono la libertà delle donne.

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