Editoriale/ Un decreto discriminatorio al giorno toglie lo straniero di torno

Giovedì, 4 agosto 2011 - 09:13:00

Negli  ultimi giorni siamo ormai abituati a commentare proposte e decreti che non aiutano l'integrazione e la serenità degli immigrati in Italia. Dopo la proposta dei medici spie, presidi spie, diritti e integrazione con i crediti, prolungamento fino a 18 mesi la presenza nei Cie, ed infine quella che il burqa viene vietato tramite un dl perché è stato decretato in altri paesi europei, senza considerare che il numero delle donne che lo portano è molto basso.

Ci chiediamo, prima di arrivare ad un dl del genere perché non è stata presa in considerazione la possibilità di valutare ed analizzare questa abitudine di portare il burqa in Italia con un'indagine conoscitiva per sapere effettivamente: quante sono le donne che lo portano? il motivo per cui lo portano? lo portano spontaneamente? sono costrette a portarlo perché viene imposto a loro da qualcuno? nei loro paesi di origine lo portavano? e via dicendo per evitare che in Italia passi  il concetto che l'integrazione si basa sui decreti di legge dall'alto e si certifica con i crediti e per volontà di pochi senza coinvolgere le comunità e le  associazioni degli immigrati competenti.

In qualità di  medico non ho mai visitato una donna che porta il burqa in Italia nonostante che di immigrati ne visito tutti i giorni, inoltre non abbiamo visto frequentare la nostra numerosa comunità del mondo arabo donne con il burqa.

Detto cio' bisogna avere il viso scoperto in pubblico e invito il governo italiano ad analizzare di più il rispetto dei diritti individuali e culturali dialogando con le comunità e non fare leggi  punitive dall'alto per una questione che potrebbe risultare falso allarme, inutile e non costruttiva e a favore del dialogo interculturale visto che l'immigrazione in Italia non è uguale a quella francese e degli altri paesi per differenza di inizio dell'immigrazione, tipologia, paesi di origine, lavoratori, intellettuali, professionisti, seconde e terze generazioni.

Foad Aodi, presidente Co-mai (www.co-mai.it) e Amsi (www.amsimed.it)

 

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