Disabili, tre milioni di italiani non autosufficienti

Giovedì, 13 maggio 2010 - 13:06:00

DISABILI E LAVORO

Solo il 3,5% degli italiani con disabilità ha un lavoro, ma appena lo 0,9% sta cercando un’occupazione. Il 66% è fuori dal mercato lavorativo, o perché in pensione (43,9% ), o perché inabile al lavoro (21,8%). I dati, che si riferiscono ai soli disabili che vivono in in famiglia, sono contenuti nel Rapporto Istat sulla disabilità pubblicato questa mattina. Guardando ai dati relativi alla popolazione italiana nel suo complesso, la percentuale degli occupati sale al 46,70%, quella di chi cerca un’occupazione al 5,56%, mentre quella di coloro che si sono ritirati dal lavoro scende al 18,77%.
 
Ad avere un lavoro, sono in prevalenza gli uomini con disabilità (6,82%), mentre il tasso di occupazione scende all’1,82% per le donne disabili. La disabilità sensoriale è più presente nel mondo del lavoro (16,3% e anche nella ricerca di un’occupazione (4,3%). La fonte di reddito principale per le persone con disabilità è la pensione (85 %), mentre nella popolazione totale è il reddito da lavoro (45%). Solamente il 3% delle persone con disabilità ha come fonte principale un reddito da lavoro.

In Italia le persone con disabilità di sei anni e più che nel 2004 vivevano in famiglia sono due milioni e 600 mila, pari al 4,8 per cento della popolazione italiana. A queste se ne aggiungevano altre 190 mila (0,4% della popolazione) che vivevano in istituto. Lo riferisce l’Istat nello studio “La disabilità in Italia”. Nel nostro paese la disabilità è un problema che coinvolge soprattutto gli anziani: quasi la metà delle persone con disabilità, un milione e 200 mila, ha più di ottanta anni. Due disabili su tre (il 66,2 per cento) sono donne: ce ne sono 1 milione 700 mila, cioè il 6,1 per cento delle donne italiane. Tra gli uomini la percentuale è pari al 3,3 per cento, valore quasi dimezzato rispetto alle donne. I tassi di disabilità di uomini e donne sono molto simili fino ai 54 anni di età, mentre a partire dai 55 anni la situazione femminile peggiora più sensibilmente al crescere dell’età.



Grande disomogeneità a livello territoriale: la disabilità è più diffusa nell’Italia insulare (5,7 per cento) e nel Sud (5,2 per cento) mentre al Nord la percentuale di persone con disabilità supera di poco il 4 per cento. Le regioni presentano diversi livelli di disabilità: da valori molto alti di Sicilia (6,1 per cento), Umbria (6,0 per cento), Molise e Basilicata (entrambe 5,8 per cento) si passa a valori decisamente più bassi di Bolzano (2,5 per cento), Trento (2,9 per cento), Lombardia (3,8 per cento) e Valle d’Aosta (4,1 per cento). Il livello più elevato si registra per le donne del Mezzogiorno, tra le quali la percentuale di disabilità arriva al 7,3 per cento nelle Isole e al 6,6 per cento nel Sud a fronte di una quota del 5,6 per cento e del 5,4 per cento nel Nord ovest e nel Nord est rispettivamente.

 

Disabili

 

I DATI - Circa 700 mila persone con problemi di movimento, oltre 200 mila con difficoltà sensoriali, quasi 400 mila con limitazioni che impediscono le normali funzioni della vita quotidiana. E’ lo spaccato della disabilità in Italia, sul versante delle differenti tipologie. Con oltre un milione di persone a dover fare i conti con disabilità plurime.
 
L’Istituto di statistica ha diviso la popolazione con più di 6 anni che vive in famiglia (totale: 2 milioni e 600 persone)  in cinque grandi gruppi. Il primo è quello delle persone con difficoltà nel movimento (problemi nel camminare, incapacità di salire e scendere le scale da soli, difficoltà a chinarsi a terra): ne fanno parte 700 mila persone, cioè l’1,3% della popolazione corrispondente. Tassi più alti si notano fra le donne (1,7%) e fra gli anziani ultraottantenni (ha problemi di movimento il 9,6% di essi).
 
Il secondo gruppo è quello di chi presenta difficoltà sensoriali, alla vista, all’udito o alla parola, con tutte le limitazioni del sentire, del parlare e del vedere ad esse connesse. Rientrano in questa categoria 217 mila persone sopra i 6 anni di età, lo 0,4% della popolazione. Percentuale stabile fra i due sessi, con incidenza che aumenta al crescere dell’età, fino ad un tasso del 6,4% fra gli ultraottantenni.
 
Terzo gruppo è quello di chi incontra difficoltà nelle funzioni della vita quotidiana, intendendo con ciò la completa assenza di autonomia nello svolgimento delle essenziali attività quotidiane o di cura della persona, quali mettersi a letto o sedersi da soli, vestirsi da soli, lavarsi o farsi il bagno o la doccia da soli, mangiare da soli anche tagliando il cibo. A questo identikit corrisponde la situazione di 376 mila persone, lo 0,7% della popolazione maggiore di 6 anni che vive in famiglia.
 
Le altre due categorie prendono in considerazione rispettivamente le persone che dichiarano di avere difficoltà in due e in tutte e tre le aree considerate. Le persone che affermano di avere difficoltà in due delle aree trattate sono un milione e 25 mila, pari all’1,9% della popolazione italiana, con valori sbilanciati sulle donne (2,5%) e soprattutto sulle donne ultraottantenni (22,7%). Infine, sono 290 mila le persone che dichiarano di rientrare in tutte e tre le aree di difficoltà considerate dall’indagine, quota pari allo 0,5% della popolazione, con incidenza che sale al 6,9% fra la popolazione ultraottantenne.
 
Quanto alle persone in istituto, si tratta in gran parte (83%) di anziani non autosufficienti, mentre il 6% sono adulti con una disabilità psichica e un altro 6% adulti con una disabilità plurima. Le donne anziane non autosufficienti sono il 64% delle persone che vivono in istituto. La lettura per genere fa emergere come la non autosufficienza colpisca quasi il 90% delle donne con disabilità in istituto contro il 66% degli uomini. Tra gli uomini è molto alta la presenza di adulti con disabilità psichica (13 per cento) o plurima (11 per cento)

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