Disabili, "la scuola non sia una prigione"
di Livia Parisi (da Roma)
Una gabbia, quella in cui si sentono rinchiusi i ragazzi disabili che frequentano le scuole italiane. Il Monte dei Pegni ovvero l’estrema soluzione per chi ha l’acqua alla gola, a rappresentare le difficili condizioni economiche di chi ha una persona disabile in famiglia. E tanti nasi lunghi, come quelli dei politici che nascondono la realtà. Sono i simboli con cui, nella giornata Internazionale dei diritti delle persone con disabilità hanno manifestato giovedì 3 dicembre a Roma, in piazza Santissimi Apostoli, i genitori di bambini e ragazzi diversamente abili: arrivano dalla Toscana e dalla Campania ma si rivolgono a tutto il paese e rappresentano le famiglie di oltre 180mila scolari, che agli occhi della politica, semplicemente, non esistono.
Questo è il grido d’allarme da parte di chi quotidianamente si scontra con barriere architettoniche, classi troppo affollate, insegnanti di sostegno non hanno ore sufficienti a seguire i casi più gravi che, come dimostrano gli oltre duecento ricorsi alla Magistratura vinti in Campania, avrebbero diritto al sostegno durante tutte le ore curricolari. Il risultato? bambini “parcheggiati” tra i banchi, denuncia Sandra Biasci dell’associazione Disabilandia di Livorno. Situazioni di degrado come quella che racconta Ugo Siciliano, napoletano, che ha fatto intervenire la polizia nella scuola materna del figlio “costretto a stare in classe senza nessuno che potesse accompagnarlo al bagno perché l’assistente materiale preposta al compito era in malattia”.
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Episodi che potrebbero essere evitati rendendo obbligatori per i bidelli i corsi di formazione per l’assistenza ai disabili, come da anni chiedono le associazioni. Battaglie quotidiane combattute da chi ha un figlio che presenta “disturbi generalizzati nell’età dello sviluppo”, ovvero circa 30-60 bambini ogni 10mila. Numeri che continuano ad aumentare, mentre la circolare del Miur del 30 marzo scorso che assicurava “nessuna classe con un bambino disabile avrà più di 20 alunni” viene superata da una Finanziaria che taglia i fondi alla scuola favorendo gli accorpamenti. Nessuna buona notizia dalla manovra economica 2009 neanche proposito del Fondo per le politiche sociali, di fatto sforbiciato mettendo a rischio assistenza domiciliare e trasporti. "Questo dimostra ancora una volta che le priorità dei disabili sono estranee alla politica - sottolinea Toni Nocchetti dell’associazione Tutti a scuola - una politica, prosegue, che pensa al digitale terrestre, ai vaccini e al Ponte sullo Stretto, ma non alla dignità dei cittadini, come dimostrano anche i mancati stanziamenti per il Fondo per la non autosufficienza”. Insomma nel giorno in cui si celebrano i diritti dei disabili è bene ricordare la tanta strada fatta dall’Italia grazie alla legge 104 del 1992 - una sorta di carta dei diritti dell’invalido che tutto il mondo ci invidia - ma anche la distanza, ancora così ampia, tra la legislazione e la realtà.



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