Editoriale/ I diritti umani non si difendono con le bombe

Lunedì, 4 luglio 2011 - 14:01:00

di Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace

Nessuno sa quante siano realmente le vittime innocenti della guerra civile che da oltre cinque mesi ha sconvolto la Libia. Quello che sappiamo è che a pagare è sempre la povera gente. Nessuno sa quando e come questa guerra finirà. Quello che sappiamo è che cento giorni di bombardamenti della Nato non sono bastati a fermare la violenza. Al contrario. Il popolo che si diceva di voler proteggere si ritrova oggi doppiamente prigioniero di Gheddafi e della guerra contro Gheddafi. Ancora una volta appare chiaro che i diritti umani non si difendono con le bombe.
 
Preoccupati per le stragi di civili e le sofferenze che continuano ad essere inferte alla popolazione, allarmati per il rischio di uno stallo sanguinoso, la Tavola della pace chiede a tutti i responsabili della politica internazionale di fermare i bombardamenti sulla Libia, di negoziare l’immediato cessate il fuoco e l’invio di una vera e propria missione di pace dell’Onu sotto la guida diretta del Segretario Generale in grado di proteggere realmente i civili. La politica deve strappare alle armi il controllo della situazione e ricostruire pazientemente le condizioni per una soluzione politica che metta fine a questo inutile bagno di sangue e restituisca dignità e diritti a tutti.
 
L’impegno internazionale per mettere fine alla guerra in Libia deve essere accompagnato da una forte iniziativa per fermare la brutale repressione in corso da oltre tre mesi in Siria, in Yemen e Bahrein. La situazione è spaventosa. Come possiamo parlare di diritti umani e restare ancora a guardare? Troppo tempo è passato nel silenzio e nell’inazione. Non possiamo permettere che il desiderio di libertà, dignità e giustizia che sta animando milioni di persone nel mondo arabo possa essere represso nel sangue. Sostenere e favorire i difficili processi di transizione pacifica dalla dittatura alla democrazia deve rappresentare oggi la priorità della politica estera dell’Italia e dell’Europa.
 
Anche per questo l’Italia deve smettere di spendere per la guerra e deve investire sulla difesa e la promozione dei diritti umani, sulla promozione della democrazia e dello sviluppo umano, sulla costruzione di un’economia di giustizia che trasformi il Mediterraneo in una vera e prospera comunità di pace. Dalla Libia all’Afghanistan, dal Medio Oriente all’Africa, dall’Europa all’Onu l’Italia è chiamata a ripensare e ridefinire radicalmente le sue relazioni e il suo ruolo internazionale. Ogni ulteriore reticenza e omissione è destinata a costarci molto cara. Alla Rai e a tutti i mezzi di comunicazione chiediamo di dedicare tempo e spazio per difendere e attuare il sacrosanto diritto dei cittadini di conoscere e capire cosa sta succedendo e di partecipare responsabilmente alle scelte che deve compiere il nostro paese.

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