Tratta di esseri umani, dalla Commissione europea una nuova direttiva per contrastarla e dare assistenza alle vittime

Martedì, 30 marzo 2010 - 14:47:00

Una nuova direttiva per lottare più efficacemente contro la tratta di esseri umani e offrire migliore assistenza alle vittime: lo ha proposto la Commissione europea, in un testo che punta a portare coerenza tra le norme nazionali dei Ventisette su reati e pene, con un indurimento generale di queste ultime. Secondo l’Oil (Organizzazione internazionale del lavoro) sono 2,45 milioni le persone vittime di tratta, di cui la maggior parte a fini di sfruttamento sessuale (43%, di cui il 98% sono donne e ragazze anche in giovanissima età) o di lavoro forzato (32%, di cui il 56% donne e il 44% uomini). Sono centinaia di migliaia le vittime di tratta che ogni anno vengono commerciate all’interno dell’Unione europea o ai suoi confini. Secondo i dati del 2006, sono stati 1500 i casi di processi per tratta in tutta l’Ue, e 3000 le vittime assistite, soprattutto in Italia, Austria e Belgio.

Le nuove norme, se adottate da Consiglio (ovvero i governi dell’Ue) ed Europarlamento, obbligheranno gli Stati membri a compiere maggiori sforzi nell’azione penale contro i trafficanti e chi sfrutta consapevolmente questi schiavi, nella protezione delle vittime e per la prevenzione del fenomeno. Previsto anche un coordinatore UE antitratta, che faciliterà l’azione Ue e collaborerà con i paesi terzi di transito e provenienza delle vittime. Queste, secondo la proposta della Commissione, dovranno obbligatoriamente ricevere alloggio, cure mediche e protezione, in modo da non avere paura di testimoniare contro i loro aguzzini e ristabilirsi a livello psicofisico. Riceveranno inoltre consulenza giuridica gratuita nel corso dell'intero procedimento, anche ai fini di una domanda di indennizzo. Previsto inoltre un training delle forze di polizia sull’individuazione delle vittime e sull’approccio da tenere nei loro confronti, e campagne per sensibilizzare le vittime o le potenziali tali su come non finire nelle maglie dei trafficanti o sul come uscirne.

La nuova proposta sostituirà il testo del 2002, alla luce delle mancanze riscontrate nella sua implementazione e soprattutto del nuovo assetto istituzionale offerto dall’entrata in vigore del Trattato di Lisbona. Questo prevede che sull’argomento la legislazione non debba più essere approvata all’unanimità dal Consiglio (ovvero che un governo sia in grado di porvi il veto), che legifererà con un ruolo paritetico al Parlamento Ue. Una volta approvata, la direttiva dovrà essere trasposta in diritto nazionale entro due anni. Gli Stati che non l’applicheranno correttamente saranno perseguibili di fronte alla Corte di Giustizia dell’Ue.

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