Donne e lavoro/ 188 firme per riavere la legge contro le "dimissioni in bianco"
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Per diritto non per dominio In tante premono per riavere la legge 188 contro l'uso della firma in bianco di una lettera di dimissioni al momento dell'assunzione. Berlusconi l'ha cancellata come sua prima scelta. La firma in bianco è un'illegalità che prospera per il bisogno di lavoro. Ora la Ministra Fornero è interessata al tema. Bene perché si può fare subito senza costi. Bene perché se, come lei dice, vuole stroncare questa diabolica invenzione che aggira l'articolo 18, ne consegue che quest'ultimo rimane in essere. In caso contrario subentrerebbe il nudo potere di licenziamento: la firma sarebbe nulla non per il diritto del lavoro ma per il dominio sul lavoro.
Marisa Nicchi, prima firmataria della legge 188 contro la pratica delle dimissioni in bianco |
E' l'ultima iniziativa promossa da 14 donne, diverse per formazione e cultura politica, per chiedere all'esecutivo il ripristino della legge 188, cancellata dal governo precedente. 188 donne del sindacato, dell'informazione, della cultura, della politica, delle istituzioni, della società civile, hanno aderito all'appello contro la pratica, diffusissima delle dimissioni in bianco: la lettera di dimissioni fatta firmare alle ragazze soprattutto, ma anche ai ragazzi , alle lavoratrici e ai lavoratori stranieri, al momento dell'assunzione.
Elsa ForneroUna firma senza data, così da poter tessere tirata fuori al momento buono:una lunga malattia, un incidente, un matrimonio,soprattutto una gravidanza in modo da liberarsi di quella persona senza problemi.
"In questi anni - dicono - Titti Di Salvo e Marisa Nicchi, relatrice e prima firmataria di quella legge, varata nel 2007 - in cui non ci siamo mai arrese alla sua abrogazione, abbiamo creato un senso comune e un linguaggio: dimissioni in bianco è una specie di parola magica che fa scattare oggi immediatamente una reazione indignata di donne e uomini che vogliono difendere lo Stato di Diritto, la libertà e la dignità delle donne, il valore del lavoro. E' l'ora di riavere questa norma di civiltà''.
In questi giorni le 14 donne hanno chiesto un incontro alla ministra Fornero per "il ripristino immediato di una legge di civiltà che ha a che fare con lo Stato di diritto oltre che con la dignità delle persone, con il valore del lavoro, con la libertà delle donne che solo uno spirito illiberale può contrapporre alla maternità".
La ministra ha risposto, garantendo un suo impegno in quella direzione e un incontro, ancora senza data. Oggi quelle 14 donne hanno raccolto 188 firme di donne molto diverse tra loro,unite dalla loro autorevolezza e da una certezza: la richiesta urgente del ripristino della legge 188, per il suo significato simbolico, per la sua efficacia, per la sua semplicità, per la sua nettezza.
Tra di loro sindacaliste, attrici, registe, docenti universitarie, psicoanaliste, scienziate, lavoratrici, imprenditrici, scrittrici, giornaliste, saggiste, fotografe, insegnanti, donne della politica, economiste, avvocatesse, ambientaliste, studentesse, editrici, galleriste.
Le promotrici dell'appello: Roberta Agostini, Ritanna Armeni, Giovanna Casadio, Titti Di Salvo, Mariella Gramaglia, Raffaella Lamberti, Maria Pia Mannino, Marisa Nicchi, Liliana Ocmin, Anna Rea, Susanna Camusso, Soana Tortora, Laura Trezza, Sara Ventroni.


dimissioni in bianco
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