De Francisci (Sardegna): "Rischi soprattutto per le famiglie"
Venti giorni fa, dopo una sentenza del Tar Sardegna che ha bocciato la Giunta regionale tutta al maschile, il governatore Ugo Cappellacci l’ha chiamata a guidare l’assessorato più difficile e complicato, quello alla Sanità. Per Simona De Francisci, giornalista di 46 anni e da qualche anno eletta in Consiglio regionale nelle file del Pdl, l’incarico è coinciso con la riduzione imposta dal Governo al Fondo nazionale delle politiche sociali.
E ora cosa resterà? Cosa si dovrà tagliare? “La Regione Sardegna, già da alcuni anni, ha istituito il Fondo regionale per la non autosufficienza, che a regime ha superato i 163 milioni di euro, contenendo in maniera significativa i disagi causati dall'azzeramento del Fondo nazionale. Riguardo invece al Fondo nazionale per le Politiche sociali, ormai ridotto a meno di 200 milioni di euro di cui appena 5 spettanti alla Sardegna, è utile ricordare come la Regione contribuisca con 30 milioni di euro destinati alle povertà estreme (+50% rispetto alla precedente Giunta) e che pensiamo di incrementare sensibilmente. Ci sono poi altre leggi di settore (L.R 7/2011 sul sistema integrato dei detenuti con 1,8 milioni di euro, la legge regionale sugli oratori con 5 milioni annui) oltre ai 30 milioni per il sistema integrato dei servizi (LR 23/2005). La Regione sarda sta intervenendo inoltre con dei finanziamenti specifici con il Piano socio-educativo a favore della prima infanzia”.
De Francisci parla anche di chi patirà di più per i tagli: “Sicuramente a soffrire di più dei tagli previsti dall’ipotesi della manovra finanziaria del Governo saranno i piccoli Comuni che, pur con poche risorse, riuscivano fino a oggi a sopravvivere. Se verrà a mancare anche questo esiguo sostegno, le piccole amministrazioni davvero rischieranno di non continuare più a erogare servizi preziosi sul fronte sociale”. E sulle conseguenze concrete che si prevedono in Sardegna dice: “Il rischio concreto dei paventati tagli è di colpire soprattutto le famiglie disagiate, assottigliando il divario tra chi già versa in condizioni di povertà e tra chi è appena al di sopra di quella soglia. Si rischia cioè di far diventare povero anche quelle famiglie che oggi non lo sono ancora. Ecco perché la Giunta regionale della Sardegna sta mettendo in atto diversi strumenti in grado di sostenere quella che è la cellula fondamentale della nostra società: la famiglia, appunto”.
Per la Sanità i tagli sono stati meno drastici. Non c’è il rischio che il sociale venga in qualche modo caricato sul sistema sanitario? “Caricare il sociale sul sanitario può essere una opportunità per mettere in atto delle fruttuose sinergie, come del resto sta avvenendo in altre Regioni virtuose, anche perché questi due aspetti (sociale e sanitario) diventano sempre più inscindibili. C’è inoltre da sottolineare come il comparto sanitario sia difficilmente comprimibile, considerato il fatto che la spesa aumenta sempre anche a causa dell’aspettativa di vita che cresce di anno in anno e non è sicuramente la stessa rispetto già a vent’anni fa”.



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