"Pechino inquina, ma è stata sfruttata per tanti anni". Intervista al calciatore Damiano Tommasi

Martedì, 16 marzo 2010 - 10:27:00

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Da Verona a Verona facendo il giro del mondo. Dopo 13 anni di partite, trasferte, trionfi, Damiano Tommasi è tornato a casa. Nella sua carriera ha vinto tanto, ha giocato un mondiale, ma la cosa bella è che nell’immaginario di tutti lui non è solo un calciatore. Almeno non quello dei locali, delle veline, degli eccessi. No, Tommasi è sempre stato differente dalla maggior parte dei suoi colleghi. Negli anni a Roma si è distinto per l’impegno nel sociale guadagnandosi il soprannome di “anima candida”. Poi ha deciso di scoprire altre realtà. Prima la Spagna, poi l’Inghilterra, quindi la scelta della grande avventura: la Cina.

damiano tommasi
Damiano Tommasi

Prima di partire per l’Oriente avevi detto di aver pensato che stavi andando incontro al futuro. Dopo esserci stato confermi?
"Confermo anche se forse il calcio è meno competitivo di molti altri settori produttivi".

L’idea che si ha della Cina dall’Occidente quanto corrisponde alla realtà?
"Credo che l’idea sia velata di ipocrisia. Per anni si sono sfruttati produttivamente Paesi, quali la Cina, e proprio ora che stanno diventando competitivi se ne evidenziano le lacune".

Qual è l’aspetto che più ti ha colpito e quello che è piaciuto meno?
"Senza dubbio, sul primo punto, la calma o per lo meno l’apparente self control in molte situazioni. Al contrario, quando questo self control si perde, emerge una voglia di trasgredire quasi adolescenziale".

Si riesce realmente a respirare la storia millenaria del Paese?
"Sono stato più volte a visitare la Grande Muraglia e non è l’unico aspetto di una nazione che viene da lontano. Forse però è molto di più la consapevolezza del proprio passato, rispetto a quello che è rimasto dopo la rivoluzione culturale degli anni Settanta del secolo scorso".

E’ la Cina il nuovo punto di riferimento per tutti i Paesi occidentali, Usa compresi?
"Non è il punto di riferimento, ma le Olimpiadi da una parte e la recente crisi economica mondiale dall’altra ne hanno evidenziato l’enorme potenziale sulla scena geopolitica internazionale. La loro economia è una minaccia per chi vuol competere, ma una opportunità per chi vuol crescere".

Passiamo al problema inquinamento. E giusto chiedere alla Cina di porre un freno alle emissioni dopo che per decenni l’Europa e gli Usa non hanno prestato la minima attenzione a questo aspetto?
"E’ giusto chiedere la collaborazione di un Paese tanto importante nell’ambito di una revisione in chiave ecologica dell’economia mondiale. Non è corretto, tuttavia, chiedere passi in avanti esagerati. Quando sento parlare poi di impegni di questo o quello Stato per tagliare le emissioni inquinanti, spero sempre che non siano considerazioni di facciata destinate a rimanere nelle intenzioni".

Piccola divagazione, ma neanche troppo: che giudizio hai su Obama e su quello che sta facendo?
"Obama è stata una svolta e mi auguro che abbia tutto il tempo per concretizzare le buone idee espresse".

C’è una coscienza ecologista in Cina? E in Italia?
"C’è abbastanza attenzione in Cina visti anche i recenti casi di vittime dell’inquinamento. In Italia è senz’altro un tema caldo e personalmente mi disturba ancora molto vedere in giro cartine e cartacce, i cosiddetti rifiuti da passeggio, che non finiscono negli appositi cestini. Basterebbe una maggiore educazione di base".

Nella vita di tutti i giorni fai qualcosa in questo senso? Magari oltre ad essere stato chiamato “anima candida” potresti diventare anche “anima verde”?
"Meglio non andare di slogan ed etichette. Cerco, da genitore, di crescere i miei figli con un comportamento rispettoso. Da cittadino cerco di non chiudere occhi e orecchie riguardo certi temi, ma non ci si informa mai abbastanza".

Tra i tuoi colleghi calciatori o tra gli allenatori che hai conosciuto c’è qualche “anima verde”?
"Ad essere sincero non ho avuto modo di lavorare con persone particolarmente attive in questo campo".

Qual è l’aspetto del problema inquinamento che deve essere affrontato più urgentemente?
"Credo lo smog presente nell’aria e quindi lo sviluppo di tutte le tecnologie legate al trasporto e alla produzione di energia. Anche se in relazione ai cambiamenti climatici mi definisco “lievemente preoccupato”: l’uomo, infatti, ha sempre risposto alle emergenze con scelte e innovazioni abbastanza risolutrici. E le energie rinnovabili ne sono un esempio".

da I AM – Informazione&Ambiente (numero marzo 2010)
www.informazioneambiente.it

 

 

 


 

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