Immigrati/ Cgil: "Il piano sicurezza del ministero dell’Interno, attuato dal 2008, ha acuito il rischio banlieue"
Castel Volturno è a rischio banlieue, perché il disagio sociale riguarda tutti, italiani e stranieri e una sonora stroncatura del “modello Caserta” attivato dal Viminale, servito solo a incentivare una ‘guerra tra poveri’. Sono le critiche mosse dal rapporto Ires – Cgil al piano del ministero dell’Interno, nato dopo la strage del settembre 2008 per proteggere i cittadini dalla micro e macro criminalità, ma che, secondo il sindacato, non è riuscito nel suo intento. Dall’indagine emerge che, nonostante il potenziamento delle forze di polizia e dell’esercito, non c’è un reale controllo e soprattutto conoscenza del territorio. Il modello Caserta non è servito a migliorare le condizioni di vita quotidiana della popolazione in termini di sicurezza e stabilità. “Applicare un modello repressivo come questo, in un territorio carico di problematiche e di conflitti, significa piu che altro incentivare la “guerra tra poveri” – afferma lo studio - significa aumentare il rischio di conflitto sociale, significa mettere gli uni contro gli altri, ad esempio italiani contro stranieri, per poi giustificare l'uso della violenza e dei provvedimenti speciali. Inoltre l'adozione di questo modello di controllo del territorio ha inciso pesantemente sulle già difficili condizioni lavorative della polizia locale”.
L’indagine evidenzia che nel casertano peggiora la convivenza tra italiani e stranieri, dove a eccezione della “strage di Castel Volturno” non erano mai stati segnalati episodi di tensione e di razzismo. Prova della convivenza del passato è il fatto che si è reso possibile l’insediamento da oltre vent'anni di diverse comunita di immigrati che si sono andate stabilizzando in alcune aree della provincia. Un punto di forza è l’associazionismo che ha creato una rete della società civile unita su una possibile piattaforma di rivendicazioni e richieste da rivolgere alla classe dirigente locale ed agli altri attori sociali, responsabili anch'essi delle carenze strutturali della provincia. La rete di associazioni è la peculiarità positiva della zona, ma è i volontari sono lasciati soli. “Questa potenziale alleanza tra tutti i componenti della societa civile – si legge nel rapporto - invece di essere incoraggiata e sostenuta dalle istituzioni locali, è stata attaccata e messa in discussione. Infatti, negli ultimi anni coloro che hanno governato questa provincia, unitamente alle posizioni prese dal Ministero dell'Interno, hanno operato nel territorio esclusivamente attraverso interventi repressivi e di controllo, che hanno contribuito a creare un clima di tensione e di scontro, ponendo gli uni contro gli altri, in particolare gli italiani contro gli immigrati, utilizzando la retorica della paura e facendo leva sul binomio, clandestinità uguale criminalità.
“Qui viene fomentato il disagio sociale e lo scontro, la guerra tra poveri, italiani e stranieri che vivono nelle stesse condizioni vengono messi l’uno contro l’altro da una classe politica xenofoba e di destra” afferma Jean René Bilongo, Responsabile del Coordinamento Immigrati Cgil di Caserta. Il rapporto cita come esempio in questo senso, “la politica e la retorica dell'attuale sindaco di Castelvolturno, Antonio Scalzone, che ha individuato negli immigrati che vivono in questo comune il capro espiatorio di ogni problema, definendo la loro presenza una vera e propria invasione”. Numerosi episodi di tensione si sono verificati in un piccolo comune dell'aversano, San Marcellino, dove da anni risiede un'importante comunità marocchina che ha sempre convissuto con la popolazione locale. Oggi le cose stanno cambiando in negativo è l’allarme lanciato dalla ricerca. “Nonostante infatti la comunità di nord africani che vive lì è storica – spiega Bilongo - la popolazione locale sembra tollerala sempre meno. Basti pensare che qualche tempo fa in un negozio di italiani, fuori c’era scritto che non volevano clientela straniera, questo episodio è decisamente emblematico”.
Questi atteggiamenti ed interventi da parte della classe politica locale alimentano appunto lo scontro sociale, unitamente al fatto che le condizioni di vita e di lavoro sono difficili per tutti gli abitanti. Il casertano offre un quadro differente dagli altri territori. Se da una parte ci sono anche qui ingenti masse di lavoratori, provenienti soprattutto dai paesi dell'Africa sub sahariana, che arrivano durante le stagioni della raccolta e lavorano a giornata, piu di 10 ore al giorno, per 20 euro; dall'altra questo territorio si caratterizza per una presenza consistente e di lungo periodo di diverse comunita africane, specialmente lungo la via domiziana. Soprattutto nigeriani e ghanesi sono oramai stabili nel territorio, vivono con le loro famiglie, molti bambini nascono qui e molti di loro hanno aperto un'attivita commerciale, con la quale riescono a mantenersi.



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