Così a Ferrara cambia il volto del Grattacielo
Un “casermone” vicino alla stazione, 20 piani e 210 appartamenti dove il 60% degli abitanti è immigrato. Il Grattacielo di Ferrara sale spesso agli onori delle cronache per casi di spaccio e prostituzione. L’ultimo, a Capodanno, è l’arresto di un boss della cocaina che aveva base proprio nell’edificio. Dal 2007 però qualcosa ha cominciato a cambiare. Il comune ha aperto alla base del grattacielo il Centro di mediazione, un servizio che fa da ponte fra i cittadini (spesso esasperati dalla situazione della zona), istituzioni e forze dell’ordine e offre agli abitanti corsi di lingua italiana e di computer, percorsi di accompagnamento scolastico, una biblioteca e una videoteca e un servizio di mediazione dei conflitti. Da settembre il centro è diventato la nuova sede nazionale di Avviso pubblico, la rete di enti locali contro le mafie. “Pian piano la situazione al Grattacielo è migliorata – spiega Elena Zaccherini, responsabile del progetto Città solidale e sicura, di cui il centro fa parte –: è chiaro che questa zona, così vicina alla stazione, attirerà sempre certi fenomeni. Però si possono gestire, noi proviamo a farlo con un approccio basato sulla creazione di una comunità, sulla mediazione e sulla solidarietà”.
I primi a rivolgersi al centro sono stati i residenti “più arrabbiati”, stanchi della criminalità sotto casa. “All’inizio vedevano il centro come un servizio inutile – continua la Zaccherini –, erano esasperati e volevano la polizia e il polso duro. Per loro abbiamo organizzato incontri con le autorità delle forze dell’ordine e con l’amministrazione comunale, abbiamo tentato di coinvolgerli, di creare dei legami con loro”. Tanto che è nata anche un’associazione (“Il grattacielo”, appunto). Ora l’obiettivo è quello di portare al centro le associazioni di volontariato e le cooperative. “A fine gennaio (probabilmente il 24) abbiamo invitato le realtà del terzo settore a un incontro: vorremmo che portassero da noi le loro attività. Al Grattacielo lo spazio c’è e in un momento in cui le risorse pubbliche scarseggiano avremmo bisogno del loro aiuto”.
Ma nel Grattacielo la maggioranza degli abitanti sono stranieri, e le nazionalità presenti nella zona sono bene 32. Per entrare in contatto con loro gli operatori del centro hanno puntato soprattutto sulla lingua italiana e sulle attività con i bambini. “Lavorando con loro si raggiungono le famiglie – spiega la responsabile –: oltre alla summer school di italiano per gli alunni stranieri e i neoarrivati, lavoriamo anche con gli adulti, in particolare con le donne”. Nel frattempo il modello di intervento sperimentato al Grattacielo viene applicato anche in altre zone di Ferrara. “Purtroppo certi fenomeni piuttosto che risolversi si spostano in altre zone – conclude la Zaccherini –: se adesso al Grattacielo va un po’ meglio, la prostituzione si è spostata 100 metri più in là, in piazza della Castellina. Per questo la repressione non basta, e tentiamo di creare una modalità di intervento che faccia anche prevenzione”.



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