Al bando le uova di batteria, un premio per Coop

Mercoledì, 20 ottobre 2010 - 17:45:00

Non sapremo mai se è nato prima l’uovo o la gallina. Ma alla Coop è nata sicuramente prima la gallina. Infatti, da sempre le uova a marchio Coop provengono da allevamenti a terra o biologici nei quali le galline possono ritornare a razzolare. Le uova Coop vengono poi controllate durante tutta la filiera di produzione in modo da garantire al consumatore requisiti igienici e di sicurezza alimentare molto elevati (galline nate e allevate in Italia senza l’ utilizzo di mangime ogm e senza coloranti). Ma ora c’è di più.

Dai primi di ottobre sugli scaffali degli oltre 1400 punti vendita Coop si trovano solo uova di galline allevate a terra, all’aperto e biologiche. Con questa decisione, Coop anticipa la Direttiva Europea del 1999 sulla protezione delle galline ovaiole negli allevamenti che ha introdotto il bando delle gabbie di batteria convenzionali dal 1° gennaio 2012 e, sempre grazie a questa decisione, oltre 1,3 milioni di galline vivranno fuori dalle gabbie.

In virtù di questa scelta Coop Italia riceve il premio “Good Egg” a Parigi, un riconoscimento assegnato da “ Compassion in World Farming” , la maggiore organizzazione internazionale per il benessere degli animali da allevamento. Scompaiono così dal mondo Coop gli allevamenti dove le galline sono costrette a vivere in spazi poco più grandi di un foglio di carta A4, impedite nei movimenti, obbligate a mangiare e sfornare uova a ripetizione. Una scelta perfettamente coerente di Coop che sul fronte del benessere animale e della tutela della salute dei consumatori non accetta compromessi.

«Siamo stati i primi a definire degli standard migliorativi di benessere animale nei nostri allevamenti di bovini, suini, avicoli a marchio Coop, i primi ad aderire ai protocolli sui cosmetici non testati sugli animali, i primi ad eliminare le pellicce dai capi del tessile” - dichiara Vincenzo Tassinari, Presidente del Consiglio di Gestione di Coop Italia - Ora continuiamo su questa strada non solo per quanto riguarda il nostro prodotto. Molti fornitori hanno riconvertito i loro allevamenti e noi li abbiamo incoraggiati a fare una scelta totalmente alternativa alle gabbie perché, anche se dal 2012 saranno leggermente più grandi, resta comunque uno spazio angusto e innaturale. Auspichiamo che molte altre imprese ci seguano, e confidiamo che questa nostra scelta dia un chiaro indirizzo al mondo della produzione». E’ stato predisposto un dossier informativo per i consumatori con la supervisione scientifica del Centro di referenza nazionale per il benessere animale e con la collaborazione della LAV, la maggiore associazione animalista italiana.

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