Carceri/ Con decreto legge più domiciliari e camere di sicurezza
Fiducia incassata dal governo Monti sul cosiddetto decreto svuota-carceri. Sul provvedimento del ministro della Giustizia Paola Severino, che il Consiglio dei ministri aveva approvato il 16 dicembre scorso, si era abbattuta una pioggia di emendamenti, ben 140. Il decreto scade, tuttavia, il 21 febbraio, con una discussione alla Camera che e' iniziata solo il 18 gennaio. Di qui la scelta del governo di porre la fiducia: la possibilita' che il decreto diventasse carta morta era infatti concreta.
I cinque punti del decreto introducono il divieto di portare in carcere le persone arrestate per reati di non particolare gravita', prima della loro presentazione dinanzi al giudice per la convalida dell'arresto e il giudizio direttissimo, per evitare le cosiddette "porte girevoli" in carcere, ovvero le detenzioni pari o inferiori a 48 ore. In questi casi l'arrestato dovra' essere, di norma, custodito dalle forze di polizia nelle camere di sicurezza nelle questure.
Proprio l'utilizzo delle camere di detenzione ha suscitato preoccupazione in chi, come la deputata di Fli Angela Napoli, sottolinea il maggior carico di lavoro per un personale di polizia che gia' soffre di carenze di organico. Anche perche' le detenzioni nei processi per direttissima riguardano 21-22 mila dei 68 mila che ora sovraffollano le strutture penitenziarie in Italia.
Il provvedimento estende inoltre a 18 mesi, dagli attuali 12, il periodo di pena finale da scontare ai domiciliari per le condanne non gravi. Le stime indicano in 3.300 i detenuti che potrebbero cosi' tornare a casa.
Infine, per l'adeguamento ed il potenziamento delle carceri viene autorizzata la spesa di 57,2 milioni di euro per il 2011.


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