Cie/ Giornalisti in piazza contro la circolare di Maroni
Il 25 luglio si terrà una nuova manifestazione contro il bavaglio imposto alla stampa. Questa volta a suscitare le polemiche una circolare interna con cui il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, vieta ai giornalisti l'ingresso nei centri per migranti (anche nelle strutture che ospitano i bambini), sia quelli di accoglienza che quelli di detenzione.
La Federazione nazionale della stampa italiana e l'Ordine dei giornalisti non ci stanno e, a seguito di un incontro sostenuto anche da Asgi, Articolo 21, Osf, European Alternatives e alcuni parlamentari dell'opposizione, hanno annunciato una mobilitazione generale come segno di protesta, proprio alla vigilia della discussione alla Camera del decreto Maroni, calendarizzata per martedì. 
"Il ministro Maroni - spiega il presidente della Fnsi, Roberto Natale - riapra i cancelli dei Cie o alimenterà terribili sospetti sulle condizioni e su quanto sta accadendo all'interno dei centri". Questo divieto costituisce un "bavaglio per tutta la stampa, italiana e internazionale". E continua: "I giornalisti si troveranno davanti ad alcuni centri, chiedendo di poter entrare e soprattutto che questo decreto venga rimosso".
Anche Terre des Hommes si unisce all'appello: "Da tempo denunciamo le condizioni di degrado umano in cui sono lasciati i minori migranti”, dichiara Federica Giannotta, responsabile diritti dei minori di Terre des Hommes che da 50 anni è in prima linea per proteggere i bambini di tutto il mondo dalla violenza, dall’abuso e dallo sfruttamento e per assicurare a ogni bambino scuola, educazione informale, cure mediche e cibo.
“Oltre a permanere per tempi lunghissimi in centri non adeguati dal punto di vista igienico, questi bambini sono sospesi in un limbo giuridico, in totale violazione di quelle che dovrebbero essere le procedure di accoglienza e protezione previste dal nostro Paese”. A loro il progetto FARO di Terre des Hommes finanziato da Fondazione Vodafone Italia offre assistenza giuridica e legale.
“Ogni giorno raccogliamo testimonianze drammatiche. Ma il fatto che occhi esterni di giornalisti e fotografi della stampa nazionale e internazionale non possano registrare quanto ogni giorno le organizzazioni umanitarie presenti sul territorio, invece, loro malgrado vedono, è una violazione evidente di un principio – quello della libertà di stampa – che dovrebbe essere indiscutibile e inviolabile, in un Paese democratico come l’Italia. Questo fatto, già di per sé molto grave, lo è ancora di più quando, come in questo caso, a pagare le conseguenze di un ‘dietro le quinte’ silenzioso, vi sono bambini, che stanno vivendo un vero e proprio dramma”.



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