Case di riposo/ Auser: "Crescono irregolarità e disagio. Almeno 700 senza controlli"
“Una giungla di servizi e residenze, dove sul concetto di adeguatezza prevale la carenza di trasparenza e regolamentazione”. E’ quanto denuncia la prima ricerca nazionale Auser sulle case di riposo. Oggetto d’indagine il sistema delle residenze sanitarie assistenziali (Rsa, che assistono in modo particolare ma non solo anziani non autosufficienti) e delle residenze assistenziali (Ra, che invece ospitano soprattutto utenti autosufficienti e con una lieve non autosufficienza), le cosiddette case di riposo. Una ricerca che mette a confronto dati ufficiali che spesso non riescono a dare il quadro reale della situazione, con dati rilevati sul campo e anche, per così dire, “poco convenzionali”. “Basta la mappatura dei principali elenchi telefonici e commerciali delle case di riposo per far emergere buona parte del sommerso: cioè fino a 700 residenze che vivono nell’oscurità, senza contatti con gli enti pubblici, con la comunicazione all’esterno ridotta al lumicino e con pochissimi controlli a carico. Le consistenze delle case di riposo variano a seconda delle fonti ufficiali e informali che si occupano delle strutture residenziali”.
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“Con una nostra ricognizione abbiamo individuato, in particolare attraverso il sito delle Pagine Gialle, con chiave di ricerca ‘case di riposo’ 6.389 strutture (al 28 febbraio 2011), alle quali occorre aggiungerne ulteriori 326 che provengono dagli elenchi della Camera di Commercio e da altre fonti collegate ad associazioni del terzo settore. Per un totale di 6.715 strutture residenziali. Tenuto conto che nella voce ‘casa di riposo’ trovano ospitalità non solo le residenze assistenziali ma anche le Rsa, la prima tipologia di strutture (Ra) è stata isolata e quantificata in circa 3.750 unità”.
Dall’incrocio dei dati emerge per l’Auser una situazione preoccupante. “Abbiamo almeno 700 strutture socio-assistenziali o case di riposo private di cui si conosce molto poco: non sono presenti negli elenchi regionali e comunali di competenza, non operano sicuramente in regime di accreditamento, non si sa se sono in possesso di autorizzazioni. In diversi casi esse non necessitano neanche di autorizzazione al funzionamento, tenuto conto che parte delle regioni ha introdotto il regime di autorizzazione e accreditamento solo per le strutture pubbliche e convenzionate con il pubblico”. “Suggestivo” secondo l’Auser, infine, il dato sulla distribuzione geografica delle strutture residenziali. “A ospitarne di più è la Sicilia – spiega lo studio -, con circa 900, di cui il 94% risulta ‘privato’. In questa regione, in sostanza, il numero delle strutture residenziali ‘ufficiali’ censite dal Ministero dell’Interno (499 al 31 dicembre 2008), cresce in modo considerevole fino ad avvicinarsi al raddoppio, se si ‘ragiona’ con gli elenchi telefonici e con altre fonti informali e locali”.
Secondo lo studio si conferma il ritardo dell’azione regionale di indirizzo e regolamentazione. “Per quanto riguarda le strutture socio-sanitarie, sono passati più di dieci anni dall’approvazione delle norme (dlgs 502/92 e dlgs 229/99) che hanno introdotto il regime di accreditamento e autorizzazione per queste residenze. Tuttavia, ancora oggi in alcune regioni il processo non si è concluso”. Secondo i dati riportati, a dicembre 2010 circa il 63, 3% delle residenze per anziani era definitivamente accreditato, un valore che esprime una forte variabilità territoriale: nel nord–ovest raggiunge l’89,5%, nel mezzogiorno il 71,7%, nell’Italia insulare: 55,8%, nel nord-est si abbassa al 14,7%, fino al 7,2% del centro. “Per quanto riguarda invece il sistema di accreditamento e autorizzazione introdotto per le Ra e disciplinato dalla legge 328/2000, la maggior parte delle regioni ha concluso il percorso amministrativo solo negli ultimi anni, con conseguente scarsa operatività delle regole”.



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