Basta diritti, aspiro ai doveri

Mercoledì, 19 ottobre 2011 - 12:56:35

Non sento dire altro che: hai diritto a... la macchina più grossa, la vacanza più azzurra, due glutei che sembrino pesche, una vecchiaia felice, un sorriso più bianco, un orgasmo e un lavoro certo, un figlio anche a sessant’ anni, una pensione anche se non hai mai lavorato, felicità anche se sei triste... Ma non siete stanchi di diritti? Non vi viene desiderio di un piccolissimo dovere, magari anche solo verso una pianta, un pesce rosso.. Perché non proviamo ad aspirare a questo.                                                                                             

Quando i membri del Consiglio Nazionale della Resistenza, in mancanza della possibilità di inviarla nella Francia occupata, chiesero a Simone Weil di riflettere su quale avrebbe potuto essere in futuro la Costituzione della Francia libera, forse ignoravano che il suo spirito ribelle avrebbe prodotto un testo che non solo è un capolavoro del pensiero politico, ma si contrapponeva punto per punto alle loro aspettative.

Il tema proposto a Simone Weil era il seguente: I sacri diritti della persona Simone Weil capovolge questa prospettiva. Ella afferma, come fanno le prime parole della sua opera “L’Enracinement, che l’uomo non è originariamente un soggetto di diritti, bensì di doveri. Ciò che è sacro nella persona non è il diritto che essa rivendica, ma la sua attitudine a dimenticarsi per gli altri. Infatti, in questo modo imita il gesto di amore che ha posto in essere il mondo. Non si sarebbe dunque dovuto scrivere una Dichiarazione dei Diritti sacri dell’uomo o della persona, bensì – come indicato nel sottotitolo dell’opera L’Enracinement-una dichiarazione dei doveri verso l’essere umano.

E’ assurdo, secondo Simone Weil, elevare a principio il concetto del diritto, come avviene nella Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo: “La nozione di dovere supera quella del diritto, che le è subordinata e relativa. Un diritto non è mai efficace in se stesso, ma lo è solamente per mezzo del dovere al quale corrisponde”.

In effetti: per potere avere dei diritti, bisogna che prima qualcuno riconosca i suoi obblighi nei miei confronti. Ogni diritto da me rivendicato comprende la necessaria condizione che l’altro sappia o si senta obbligato verso me. Quindi il dovere viene per primo: la riconoscenza del mio obbligo verso gli altri è la condizione senza la quale è assurdo parlare di diritti. Ne è prova il fatto che io posso riconoscermi obbligato verso un altra persona e agire secondo ciò che un certo dovere mi richiede di fare solo quando quella persona riconosce di non avere alcun diritto.

“L’obbligo-scrive Simone Weil- è efficace solo nel momento in cui viene riconosciuto. Al contrario, potrei rivendicare all’infinito un mio diritto, ma se nessuno si riconosce obbligato verso di me, tale diritto non avrà alcuna efficacia.

Solo il dovere, quindi, può pretendere di essere fondamento. E’ l’assoluto che va posto anzitutto, e nel quale dipendono i diritti dell’uomo. Ora quelli che Simone Weil chiama “le persone del 1789” hanno posto a fondamento della loro Dichiarazione la nozione di diritto. “Allo stesso tempo, però, hanno voluto porre alcuni principi assoluti. Questa contraddizione li ha fatti cadere in una confusione di linguaggio e di idee che è molto presente nella confusione politica e sociale attuale.”
 
In che cosa l’elevare a principio i diritti è all’origine della confusione politica e sociale di ogni tempo? Ergere il diritto a principio guida significa confondere il relativo e l’assoluto, mettere al primo posto ciò che è secondario.

Concretamente, significa permettere che l’individuo rivendichi il proprio diritto là dove dovrebbe riconoscere i propri doveri. Di conseguenza significa fare in modo che l’azione politica diventi un gioco di prestigio in cui ciascuno è preoccupato di fare valere i propri diritti e tenta con ogni mezzo di ottenere soddisfazione da uno Stato di cui è più cliente che cittadino.

Di qui nasce quell’individualismo che corrode dall’interno il vincolo sociale. A seconda che si metta il diritto oppure il dovere a fondamento della vita politica, il concetto di azione politica sarà, di conseguenza, radicalmente diverso.

Da un lato, si avrà questo tipo di ragionamento: Ho dei diritti. Quali sono le strategie perché siano riconosciuti?
Dall’altra parte si dirà: Ho dei doveri. Qual è il loro oggetto? L’oggetto dell’obbligo è ciò che Simone Weil chiama “ i bisogni dell’uomo”.

Il primo capitolo de L’Enracinement, in modo chiaro ed energico, enumera quali siano i bisogni fondamentali del corpo e dell’anima, la cui mancata soddisfazione conduce piano piano alla distruzione dell’umanità della persona.

Nella celebre allegoria di Platone, una volta che l’anima è uscita dalla caverna in cui era stata imprigionata, e una volta raggiunta la contemplazione del Sole, essa ha l’obbligo di tornare all’interno della caverna, per poter prestare aiuto a coloro che vi sono rimasti.

Partendo dall’accoglienza del vuoto, all’accoglienza del dono dell’essere, che non torna a piegarsi su se stesso, bensì ci rimanda verso il mondo. L’impegno politico di Simon Weil non si colloca a lato della vita spirituale: ne è parte integrante.
In questo senso il testamento spirituale di Simon Weil si trova probabilmente in quella frase scritta a margine in una pagina dei suoi diari: “Accettare di essere creata come Dio accetta di creare, per amore delle altre creature”

La “cristofania” di cui parla Panikkar è la possibilità di questa esperienza in ognuno che, se fatta, porterà all’adesione naturale di questo richiamo di “dovere" come "essere gratitudine” al dono che siamo alla Vita, una amorevole cura di e in ogni relazione, un movimento trinitario tra uomo Dio  Cosmo.

 

di Patrizia Gioia

 

Brani tratti da: Simone Weil -15 Meditazioni- Martin Steffen - Gribaudi Editore

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