Badanti, "un neo-colonialismo che importa risorse affettive". Un libro-inchiesta ripercorre a ritroso il processo migratorio dalla Moldavia all'Italia
Lei indica anche una “ristrutturazione” nei rapporti sentimentali dei membri della famiglia: la lontananza favorisce la disgregazione degli affetti? Si resta insieme solo per una convenienza economica e per conservare un'immagine “prestigiosa” agli occhi del villaggio?
"Lo stile europeo non è solo un fatto economico, ma un paradigma che orienta i rapporti sociali. Certamente le relazioni sentimentali sono sottoposte alle tensioni dovute alla lontananza e ai diversi orizzonti di vita. Gli uomini “lasciati indietro” si vengono a trovare in una posizione di grande debolezza: avendo perso il loro ruolo di capofamiglia, impreparati a prendersi cura dei figli e costretti a fronteggiare le malelingue di paese, finiscono spesso per gettare al vento i risparmi delle mogli intraprendendo improbabili business".
Nell'introduzione al volume fa notare che “importare risorse affettive” non è poi molto diverso dall'impadronirsi di risorse e ricchezze naturali dei paesi poveri compiuto in passato dall'Occidente. Una sorta di neo-colonialismo che ora tocca i mestieri di cura? Eppure le rimesse costituiscono una ricchezza di ritorno per i paesi da cui le badanti provengono, paesi che non scoraggiano questo esodo di massa...
"L’idea di un “mercato dei sentimenti” in cui i paesi più ricchi possono comprare amore e affetti da quelli più poveri è stata sviluppata nel celebre saggio “Global Women” curato qualche anno fa da Barbara Ehrenreich e Arlie Russell Hochshild. Certamente anche i paesi di provenienza delle emigranti traggono i loro vantaggi da questo scambio: le rimesse servono per tenere in piedi economie dissestate e per riequilibrare bilance commerciali deficitarie ed è per questo che governi come quello moldavo considerano la forza lavoro a basso costo il miglior prodotto d’esportazione dell’economia nazionale".
I pulmini che traghettano le badanti in due giorni dalla Moldavia all'Italia, e viceversa, costituiscono “la vera porta principale di ingresso e di uscita” per il nostro paese, non gli sbarchi tanto echeggiati nei media. Viaggi della disperazione o della speranza, o di entrambe?
"Viaggi pericolosi innanzitutto. I pulmini delle badanti percorrono a folle corsa mezza Europa, attraversando in due giorni e una notte quella che un tempo fu la “cortina di ferro”. Tra l’Italia e la Moldavia non c’è un mare di mezzo, ma dogane in cui corrompere poliziotti compiacenti, posti di blocco da superare, strade da affrontare ad alta velocità per arrivare qualche ora prima a casa e riabbracciare i propri figli o per tornare in Italia e riprendere a lavorare come badanti".



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