Aiuti allo sviluppo, Italia ultima in Ue. In calo gli stanziamenti per l'Africa
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Nel 2009, il rapporto aiuto pubblico allo sviluppo/pil è stato dello 0,16% - circa 3,3 miliardi di dollari -, con una contrazione in termini reali del 34%. A fronte di una media europea dello 0,44%, l’Italia è l’ultimo donatore in termini di generosità, collocandosi dopo paesi dalle finanze pubbliche più instabili come Grecia, Portogallo, Malta e Cipro. Lo denuncia ActionAid nel Rapporto “L’Italia e la lotta alla povertà nel mondo”, presentato a Roma, presso la sede di Bloomsbury Auctions.

Per molti, la causa principale della crisi quantitativa dell’aiuto italiano è da attribuirsi alla difficile situazione economica del paese. Tuttavia, se l’Italia si fosse comportata alla pari degli altri paesi donatori che presentano gli stessi indicatori macroeconomici, nel 2009 l’aps al netto del debito sarebbe stato pari allo 0,27% del pil. Inoltre, i paesi che hanno accresciuto il loro livello di aiuti – come gli Stati Uniti (+5,4%) e la Gran Bretagna (12%) - dimostrano che, nonostante condizioni di bilancio difficile, i tagli non sono dettati solo da necessità economiche ma anche da scelte politiche.
Nei giorni del vertice G8 de L’Aquila, il governo italiano si era formalmente impegnato di fronte al Parlamento e all’opinione pubblica internazionale a saldare i debiti al Fondo Globale per la lotta a hiv/aids, tubercolosi e malaria e a contribuire all’Aquila Food Initiative con 450 milioni di dollari. Ad un anno di distanza nessuno di tali impegni è stato mantenuto. “Spenti i riflettori della Presidenza italiana del G8 dell’Aquila, l’Italia sembra essersi dimenticata della cooperazione allo sviluppo”- dichiara Marco De Ponte, Segretario Generale di ActionAid. “Tutti dovrebbero fare della lotta alla povertà e alla fame una priorità, sia perché questa è la ragion d’essere dell’alta politica, sia perché alla fine del 2010, 64 milioni di persone si aggiungeranno a quelle che già si trovano in condizione di povertà. Ciò avrà dei costi enormi non solo in termini umani, ma anche di sostegno economico”. E aggiunge: “Se l’Italia vuole mantenere un ruolo nella nuova geopolitica mondiale, deve ristabilire la sua credibilità internazionale come partner affidabile. Tale riconoscimento avviene anche attraverso il rispetto degli impegni internazionali assunti in tema di lotta alla povertà e alla fame nel mondo”.
GLI AIUTI DELL'ITALIA - Se confrontata con gli altri paesi, l’Italia è il donatore che destina la maggior quota di aiuto al multilaterale (74% nel 2009 su una media europea del 39%) per quanto riguarda le organizzazioni internazionali. In ragione di questo significativo impegno finanziario, nel 2004 il Dac (Development Assistance Committee dell’Ocse) raccomandava all’Italia di elaborare una strategia che evitasse la dispersione delle risorse tra un alto numero di organizzazioni multilaterali. Tuttavia, se tra il 2007 e il 2008 si assiste ad una riduzione delle organizzazioni internazionali finanziate dalla cooperazione italiana - che passano da 63 a 50 - nel 2009, nonostante i tagli che hanno colpito il capitolo di bilancio per le organizzazioni internazionali, il numero è salito nuovamente a 60, allontanandosi dall’obiettivo delle 40 previste dalle linee guida della cooperazione italiana.
Nel triennio 2009-2011, l’Italia ha inoltre previsto di concentrarsi su 35 paesi e avviare una riduzione progressiva delle iniziative in altri 37. Tuttavia, è dal 2007 che la lista dei paesi partner è in continua crescita arrivando a 110 nel 2009. I paesi che continuano a ricevere quote maggiori di aiuto italiano sono le ex-colonie, meglio se povere e scarsamente popolate, i paesi con cui si intrattengono maggiori rapporti commerciali e gli stati fragili o in postconflitto, ai quali è destinata una quota comparativamente maggiore di aps rispetto alla media Ue e G8. Tuttavia, perde peso nelle scelte allocative bilaterali dell’Italia l’Africa Sub-Sahariana. Una riduzione costante dal 2005 che raggiunge il minimo del 18,5% dell’APS bilaterale nel 2008 - contro una media UE e G8 del 28% e 29% rispettivamente - e risale al 25% nel 2009. Come per l’Africa Sub-Sahariana, anche i trasferimenti verso i Paesi meno avanzati hanno subito una contrazione dal 42% del 2008 al 36% del 2009 a causa della riduzione generale delle risorse sulla legge 49/87. Infine: a partire dal maggio 2007, ogni Stato membro dell’Unione Europea dovrebbe limitare solo a tre settori i propri interventi nei pvs e aumentare la concentrazione geografica per evitare gli aiuti a pioggia. L’Italia lavora in tre settori solo in 32 paesi, nei restanti si trova impegnata in più di cinque, sostenendo iniziative per la salute, l’assistenza umanitaria, il settore dell’acqua e igiene pubblica e il sostegno alla società civile.



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