Paralimpiadi, finale con il botto: arriva l’oro di Francesca Porcellato
L’oro, alla fine, arriva sotto la pioggia di Whistler. Lo porta Francesca Porcellato, capelli rossi e braccia forti. Una scarica di adrenalina mentre si spinge in mezzo alla pista davanti all'ucraina Olena Iurkovska e alla bielorussa Liudmila Vachuk. Una macchina da neve, fredda e concentrata: che tutti accolgono commossi sotto la pioggia. Piange Alessandro Gamper, il suo preparatore atletico, piangono il suo compagno Dino e le cugine canadesi venute da Toronto per vederla vincere. Piange anche Sheila, sua fisioterapista e compagna di camera. Poi, poi arriva il sole sulle montagne di Whistler. E quando per la prima volta in queste Paralimpiadi si sente risuonare l’inno di Mameli, gli spalti vibrano di gioia.
![]() Francesca Porcellato |
Francesca, tolta la cuffia da gara, si può sciogliere i capelli: “Fantastico, bellissimo. L’aspettavamo. Abbiamo lavorato quattro anni, ma ce l’abbiamo fatta. Che festa, proprio oggi che è l’anniversario del mio incidente…”. A soli diciotto mesi, il 21 marzo del 1972, Francesca finiva sotto le ruote di un camion nel cortile di casa e perdeva l’uso delle gambe. Sono passati trentotto anni. Una tragedia alla quale la Porcellato è riuscita a rispondere anche grazie allo sport, che oggi è gran parte della sua vita. Ha fatto l’impiegata, la ragioniera, in passato. Ma oggi tutte le sue energie le dedica alle piste, agli allenamenti, alle gare. E forse non ci ha visto male.

Enzo Masiello
LE IMMAGINI
Di Calstelfranco Veneto, Francesca Porcellato ama leggere e cucinare, ma soprattutto gareggiare: Seul 1988, Barcellona 1992, Atlanta 1996, Sydney 2000, Atene 2004 (che emozioni, ricorda), Torino 2006, Pechino 2008. Passando con disinvoltura dall’atletica allo sci, e viceversa. La telefonata di congratulazioni di Luca Pancalli, presidente del Cip già in viaggio verso l’Italia con un pezzo di staff del Comitato, arriva proprio mentre sta rilasciando la prima intervista. Poi è un diluvio di parole, urla, abbracci: “Francesca, Francesca” gridano dalle tribune. Lei sorride, muove i capelli, bacia la medaglia d’oro mentre le guardie canadesi issano lo stendardo bianco rosso verde. L’aspettava. E’ arrivata.
Con quella di ieri sono 11 le medaglie che ha vinto nella sua carriera di atleta paralimpica, ed altre sicuramente verranno: “E’ stato un lavoro di gruppo – conferma Dino, tipografo ora in pensione e che l’assiste anche nella preparazione, asciugandosi le lacrime – abbiamo lavorato bene: io mi sono occupato dell’allenamento a secco, in palestra. Ma il grande lavoro l’ha fatto tutto Alessandro Gamper, il preparatore atletico, una persona squisita, e dal cuore immenso. Senza di lui non saremmo potuti arrivare fin qui”. Mancava l’oro, e Francesca l’ha regalato all’Italia paralimpica sorridendo, come le capita spesso di fare.



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