De Filippo (Pres. Basilicata): "Cento miliardi di euro per il Sud? Non ci credo"

Sabato, 4 settembre 2010 - 12:00:00

Fitto
Raffaele Fitto
Di Adelmo Gaetani


"Cento miliardi di euro per il Mezzogiorno? Mi auguro che ci siano davvero, ma, sinceramente, non ci credo più di tanto". Vito De Filippo, presidente della Regione Basilicata e membro dell'ufficio di presidenza della Conferenza delle Regioni è scettico sulle affermazioni del ministro per gli Affari regionali e per la Coesione territoriale, il pugliese Raffaele Fitto, intervistato da Affaritaliani.it, in cui annunciava l'imminente varo di un Piano per il Sud del Governo. "Vorrei crederci - dice De Filippo - ma già in passato abbiamo dovuto fare i conti con cifre che sembravano più opinioni che fatti".
 
Ma quei soldi ci sono o no?
"E' quello che attendiamo di sapere dal Governo. Perché fino ad oggi i soldi sono stati solo tagliati. Ad esempio i Fas, i fondi per le aree sottoutilizzate. Alle accuse di "cialtroneria" per il Mezzogiorno sono seguiti una serie di dati diffusi proprio dal Ministero guidato da Fitto in cui si diceva che il Mezzogiorno non era in grado di spendere i soldi e che per questo non si sarebbe tenuto fede alla promessa di svincolarli".

Ma su Affaritaliani.it il ministro Fitto ha elencato i fondi. E sui Fas assicura 40 miliardi e mezzo.
"Parliamo di fondi nuovi o di fondi da riprogrammare? E poi parliamo di fondi destinati a cosa? Perché su questo il Governo si sottrae al confronto con le Regioni, non con la Regione Basilicata, ma con le Regioni, indipendentemente dal colore politico. Perché anche sulle ipotesi di riprogrammazione degli interventi su grandi opere strategiche le Regioni sono state d'accordo, ma a determinate condizioni".

 Quali?
"Abbiamo posto due vincoli: l'ancoraggio dei fondi ai territori e una riprogrammazione che riguardasse le risorse non ancora utilizzate dalle Regioni, ma anche quelle che giacciono inutilizzate presso i Ministeri, presso le amministrazioni centrali. Ma su questo non abbiamo avuto risposte, mentre il monitoraggio fatto è duro con le Regioni, indulgente coi Ministeri".

 In che senso?
"Quale logica porta, per le Regioni, a esaminare somme assegnate, somme impegnate, progetti realizzati e progetti realizzati per meno del 10% e invece, per i Ministeri, a fermarsi a esaminare solo le somme assegnate e quelle impegnate? Il rischio, nel migliore dei casi, è che le risorse recuperate dalle Regioni siano poi affidate a chi peggio le ha gestite, ossia proprio le amministrazioni centrali. Ma, se così fosse, comunque, stiamo parlando sempre degli stessi soldi".

In ogni caso parliamo di cifre importanti.
"Anche su questo, mi auguro di sbagliare, ma ho qualche perplessità. Perché il Mezzogiorno fa parte dell'Italia e dobbiamo capire se l'ipotizzato Piano darà un aiuto al Sud o semplicemente si limiterà a trattare in un capitolo separato interventi che per le altre aree del paese vengono affrontate col bilancio ordinario dello Stato".

 Perché avanza questi dubbi?
"Il dato fondamentale è che le politiche per il Mezzogiorno dovevano essere aggiuntive alle spese ordinarie e non sostitutive. Ma, nonostante un obbligo legale di destinare almeno il 45% della spesa in conto capitale dello Stato al Mezzogiorno, tale spesa, con riferimento all’aggregato amministrativo più ampio, che include anche le imprese pubbliche nazionali (Anas, Trenitalia, ecc.) non ha mai raggiunto nemmeno il 40% negli ultimi 13-14 anni, ed ha subito un costante calo a partire dal 2001, anno in cui ha toccato il suo massimo (36,7%), scendendo progressivamente fino ad una stima pari al 30,9% nel 2008. E’ inevitabile che una simile ritirata finanziaria dello Stato dal Mezzogiorno si sia tradotta in una nuova fase di allargamento del gap di sviluppo socio economico del Sud".

Ma di questo ne avete parlato con  Fitto?
"Per paradossale che possa sembrare ne ha parlato lui a noi. In realtà, si tratta di dati che il Governo conosce bene perché li ha forniti proprio il Ministero per le Regioni nel rapporto sui fondi Fas. Ma quando parla con i giornali pare non ricordarsene, come pure prospetta realtà molto diverse da quelle del ministro Tremonti che, fino ad oggi, è sembrato essere quello che ha dettato la linea".

Pessimista su tutta la linea, dunque?
"Non è facile essere ottimisti.  Tuttavia, prima di dire l'ultima parola vogliamo vedere le carte e gli impegni precisi che il Governo vuole assumersi nei confronti del Sud".
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