Trasparenze/ Il web 2.0 dà a tutti l'illusione di essere diventati giornalisti... ma non è così semplice

Sabato, 14 marzo 2009 - 16:38:00



In questi giorni mi capita molto spesso di partecipare a convegni, di intervenire in trasmissioni radiofoniche o televisive dove la parola d'ordine è: ormai siamo nell'era del web 2.0. E' come se tutti i giorni mangiassimo pane e Web 2.0. In sostanza sembra quasi che tutto quello che facciamo da quando ci alziamo la mattina a quando andiamo a letto la sera è 2.0. Ed in questo interrogarci su come possiamo farlo cerchiamo sempre di comprendere come l'informazione anche nel nostro paese sta cambiando con le nuove tecnologie.

Paradossalmente nel’epoca della convergenza culturale, come la definisce il direttore del MIT Henry Jenkins, della comunicazione multipiattaforma, la manipolazione dell’informazione può essere amplificata e massificata. Jenkins osserva in una sua intervista sull’autorevolezza delle fonti internet” E’ interessante osservare che aldilà di grandi nomi come New York Times o Financial Times i siti interent davvero influenti o autorevoli non sono sempre noti. Finora abbiamo misurato autorevolezza e successo di un mezzo di informazione in base al numero di copie vendute. Ma sulla Rete non è così: l’attendibilità si conquista nelle nicchie. E non ha molto senso chiedersi se una qualsiasi fonte di informazione sia autorevole: la domanda corretta da porsi è: autorevole e importante per chi?”. Ecco che allora sul web, internet propone siti alternativi di informazione ma “very influential” come alternet.org con un milione e mezzo di visitatori, nato sull’iniziativa dell’Indipendent Media Institute che propone un mix di informazioni e servizi su diversi temi con l’intento di coinvolgere i cittadini utenti. Huffingtonpost.com uno dei due blog al femminile più influenti degli Stati Uniti guidato da Arianna Huffington e per venire alla nostra Italia potremmo citare il vituperato Dagospia.

Jacques Julliard storico editorialista del Nouvel Observateur nel suo ultimo saggio La Reine du monde teorizza il passaggio dalla democrazia rappresentativa alla democrazia d’oponione introducendo un nuovo soggetto “L’uomo ordinario” Julliard sostiene che ormai siamo ormai al crepuscolo del vecchio parlamentarismo che la sola ratifica parlamnetare senza quelle dell’opinione pubblica non basta alla reale applicazione di un provvedimento legislativo. In tutto ciò sostiene che vi sia un ruolo fondamentale esercitato da Internet. La rete è una chance ma anche un grande rischio: Internet abolisce la diseguaglianza nell’opinione. Veicola l’idea demagogica che siamo “tutti dotti” o “tutti giornalisti”. In politica l’opinione dell’ubriacone del bistrot all’angolo è legittima quanto quella del professore al College de France. Nella scienza no. La scienza è impermiabile all’idea di democrazia. Se Wikipedia fosse esistito all’epoca di Galilei avrebbe scritto che la terra è immobile e il sole le ruota intorno. Perché questa era l’idea della maggioranza.”

Alla luce di queste riflessioni di eminenti studiosi di scuole filosofiche di diversa ispirazione sorge sponteneo chiedersi quale sia la strada giusta da percorrere. Come l’informazione veicolata sul web si innesti con strumenti e nuove forme di relazione che si stanno moltiplicando attarverso i social network. E soprattutto viene da chiedersi come noi che mangiamo pane e Web 2.0 dobbiamo comportarci. Non sempre ci sono le risposte esatte. Nel senso che sul web le scopri ora dopo ora. O forse per citare una frase di una canzone di Lucio Battisti, riportata spesso da politici (in particolare Maurizio Gasparri) ....lo scopriremo solo vivendo....

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