La politica italiana non riesce a obamizzarsi
di Francesco Pira
Non faremo confronti tra Italia e Stati Uniti...ce ne guardiamo bene. E non parleremo neppure del secondo premio in pochi giorni incassato a Murano da Noemi Letizia “talento cinematografico del futuro”. Ed ancora non abbiamo assolutamente voglia di parlare di Escort, che un amico l'altro giorno pensava seriamente si trattasse di auto, forse di lusso. Certo pensare che fior di cronisti si sono domandati per ore se era confermato l'arrivo di Noemi Letizia, una parte in Kamorrah Days, regia di Massimo Emilio Gobbi, con la partecipazione straordinaria di Monsignor Milingo, fa pensare... Eppure è così.
Ma nel frattempo in America, alla vigilia di una data incredibile, l'11 settembre, il primo presidente nero degli Stati Uniti, sta cercando di far passare una riforma sanitaria che potrebbe renderlo immortale. Ma per riuscire nel suo intento ha giocato d'azzardo. Ha voluto la diretta televisiva e il primo risultato immediato è che sono aumentate di gran lunga le donazioni a favore del Partito Democratico. Ma il secondo risultato è che la sua leadership mondiale ha trovato una più forte consistenza in ogni momento dei suo discorso. Trascorrere le ore a studiare la comunicazione di Obama per un ricercatore è davvero uno degli impegni più piacevoli. In Obama c'è Kennedy, Clinton ma c'è sopratutto Obama. Lui capace di esprimere la preoccupazioni per gli altri, la capacità di mettersi nei loro panni deve diventare parte del carattere americano. E non è una vittoria dei democratici o dei repubblicani, ma dell'America. Obama è così: vince e convince. “Siamo una comunità e se la fortuna volta le spalle a uno di noi, gli altri sono pronti a tendere la mano. Lavoro e responsabilità devono trovare una ricompensa di equità e sicurezza. A volte il Governo deve aiutare a mantenere quella promessa”.
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Certo Obama in diretta televisiva sa dosare i colpi di teatro. Come quando legge la lettera che Ted Kennedy gli ha affidato. Ma è lui la star che qualcuno in Italia ha provato ad imitare. Ma è un'impresa difficile. Persino per il Partito Democratico che ogni giorno comunica divisione. Gli stessi tesserati speravano che sull'onda lunga di Barack un po' di italiani di centrosinistra rimanessero seriamente contagiati. Ed in realtà la sera che il presidente degli Stati Uniti per la prima volta era un afroamericano tutti si sono sentiti obamizzati. Tutti volevano parlare come lui, andare in palestra come lui, ed avere persino una moglie sportiva come la sua. Ma lo spirito di emulazione è durato poco e siamo tornati alla nostra incredibile tragedia quotidiana. Abbiamo scoperto che Matteo Renzi, sindaco di Firenze, non poteva essere il nuovo Obama, e neanche qualche altro che ci aveva provato. Nemmeno Walter Veltroni, poteva aspirare più a qualcosa e Franceschini o Bersani hanno fisici diversi.
E così per un attimo qualcuno ha pensato che potesse essere l'Obama italiano lo scienziato Marino. Invece nulla di tutto questo. Obama in Italia non c'è. Barack il Grande Comunicatore, quello che ha fatto il suo discorso d'insediamento alla Casa Bianca su YouTube, ha fatto un vero miracolo. Il 67% degli intervistati sono favorevoli alla sua riforma sanitaria secondo la CNN. E noi invece ci preoccupiamo di capire dove va Noemi Letizia...o cosa fanno altre nuove proposte. Anzi ci sono due notizie bomba in arrivo: Elisabetta Gregoracci è incita e Fabrizio Corona debutta in un film. E poi la terza: Raffaella Carrà vuole tornare in Rai, nel senso che è disponibile. E allora non pensiamo ad Obama...facciamo un bel Tuca Tuca....o pensiamo come è bello far l'amore da Trieste in giù... Ma facciamo presto...c'è una televendita....



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