Facebook, i giovani non badano alla privacy: la vita privata finisce online
Di Francesco Pira
![]() Il recente restyling di Facebook |
“Genitori e ragazzi italiani – spiegano i ricercatori - non esitano ad esporre la propria vita privata su Internet e non sembrano preoccuparsi eccessivamente delle conseguenze e dei rischi che possono correre. Lo rivela un’indagine commissionata da Trend Micro, leader nella sicurezza dei contenuti Internet, all’istituto indipendente A&F Research e condotta su un campione rappresentativo di ragazzi di età compresa tra gli 8 e 16 anni e di genitori con figli nella stessa fascia di età.
Favorita dal successo dei social network, in particolare di Facebook, questa tendenza a “pubblicizzare” i diversi aspetti della propria vita non è accompagnata da una adeguata consapevolezza dei pericoli per la privacy e da una sufficiente conoscenza delle necessarie misure di protezione. Ad esempio, solo il 30% dei genitori e il 40% dei ragazzi sa come impostare le regole di privacy nei social network”.
Nulla di nuovo che già non sapevamo, comprese le paure dei genitori che registriamo in giro per l’Italia quando parliamo di questi argomenti.
Tempo fa di questo fenomeno, il mettere la propria vita in piazza, ne aveva parlato il New York Times. Un autorevole opinionista si era chiesto, suscitando la curiosità anche di molti studiosi: cosa spinge milioni di persone a condividere incessantemente minuto per minuto la propria vita e altri a interessarsi incessantemente moment by moment della vita altrui?
L'articolo del New York Times aveva evidenziato il concetto di “consapevolezza ambientale” e , a quanto pare, è per molti irresistibile, espresso più volte dagli scienziati sociali.
E’ una specie di consapevolezza estrema del ritmo della vita di qualcuno altro, un ritmo mai conosciuto prima. Il paradosso della consapevolezza ambientale è che ogni piccolo aggiornamento, ogni singolo bit di informazione sociale è insignificante di per sé, anche estremamente superficiale talvolta. Ma prese tutte insieme, nel tempo, queste microinformazioni diventano un ritratto sorprendentemente sofisticato della vita altrui, fornendo la possibilità di un’esperienza psicologica interpersonale del tutto inedita.
Se questa esperienza la fanno genitori e figli in rete insieme è il massimo. I dati dell’indagine non lasciano molti dubbi. Da una parte è preoccupante “ la scarsa conoscenza da parte dei genitori delle opportunità e dei rischi di Internet che determina un atteggiamento nei confronti dei figli che si può definire di fiducia “passiva”, proprio perché non è il frutto di un consapevole orientamento permissivo o di una valutazione sulla loro affidabilità Le preoccupazioni dei genitori sull’utilizzo della Rete da parte dei figli, infatti, sono piuttosto elevate (4,38 in una scala da 1 a 5) solo con i figli di età inferiore ai 10 anni, ma scendono “pericolosamente” (3,5 su 5) con i figli più grandi. Tra gli stessi ragazzi è molto forte la convinzione (8,3 in una scala da 1 a 10) che “i genitori si fidano dei miei comportamenti online” e, inoltre, i maggiori di 10 anni navigano prevalentemente da soli (più dell’80%) o in compagnia di coetanei (circa il 50%)”.



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