Dei giornalisti? Meglio non fidarsi…
Sabato, 20 febbraio 2010 - 13:34:00
Fin da quando ero piccolo ed alle elementari eravamo in tanti a sognare di fare i giornalisti, in altrettanti mi avevano spiegato che non bisognava proprio fidarsi di quella strana categoria. Mio nonno un maresciallo di Polizia tutto d'un pezzo che aveva conosciuto il fascismo, la nascita della Costituzione e la democrazia cristiana, mi ripeteva spesso che era sempre meglio "parlare poco ed ascoltare molto". Una regola totalmente disattesa in quest'ultimo periodo dove tutti hanno qualcosa da dire o da confessare. Dove personaggi che fino a qualche tempo fa mai sarebbero passati agli onori della cronaca diventano delle star televisive o trionfano sulle pagine dei giornali. Magari per scoprire il giorno dopo che si tratta di persone poco raccomandabili e che comunque hanno qualcosa da farsi perdonare.
Ci hanno spiegato che è il periodo in cui una bugia detta bene, almeno quattro volte, diventa una verità sacrosanta. Pensateci ormai è quasi prassi. E noi viviamo costantemente nella confusione. Ad esempio: un politico spara una cosa in televisione, siamo in dieci a tavola, ci guardiamo negli occhi, magari restiamo anche sorpresi, e poi ci domandiamo….ma sarà vero? Oppure nel qualunquismo generale rientra la formula sempre valida: questa se la sono inventata i giornalisti…. Ha fatto bene Pietro Calabrese in una sua rubrica su un inserto del Corriere della Sera a ricordare alcune cose scritte o dette dal grande Joseph Pulitzer, a cui è stato intitolato uno dei premi più importanti del giornalismo mondiale. Musica che sembra lontana dalle nostre orecchie. Pensate cosa scriveva questo cronista d'altri tempi: "un giornalista è la vedetta sul ponte di comando della nave…non agisce in base al proprio reddito né ai profitti del proprietario. Resta al suo posto per vigilare sulla sicurezza e il benessere dei lettori che confidano in lui". Pulitzer punta tutto sulla moralità. E scrive ancora: "La moralità è tutto. Per me un giornalista privo di moralità è privo di tutto".
Come dargli torto anche se appunto dal 1904 non tutti lo hanno ascoltato il povero Pulitzer. Anche il mestiere del giornalista è cambiato. Le esigenze, i rischi, la stessa cultura del cronista di oggi sono diverse da quelle di ieri e questo non ci deve far pronunciare la classica frase…."ai miei tempi", che avrebbe potuto pronunciare anche mio nonno…che quando si arrabbiava mi diceva: "a volte penso che sei uno strillone…non un giornalista".
Certo mio nonno mi voleva bene ma il suo accentuare la differenza tra strillone e giornalista non era casuale. Non perché volesse mancare di rispetto agli strilloni, che oggi non esistono più, ma perché voleva ottenere un doppio risultato: richiamarmi all'ordine e spiegare che le cose si possono dire o scrivere senza strillarle, ma magari l'effetto non è lo stesso.
Mio nonno, palermitano tutto d'un pezzo, Salvatore detto Totò, certo non aveva letto il fantastico libro di Pulitzer Sul giornalismo ('è un'edizione fresca di stampa di Bollati Boringhieri) ma aveva già intuito cosa aveva detto questo grande uomo di cultura: "Spesso un giornalista si trova di fronte a un apparente dilemma: piegarsi ad un'inclinazione popolare che sa essere sbagliata o rischiare le conseguenze dell'impopolarità?" Pietro Calabrese, giornalista di lungo corso sottolinea: vi ricorda niente di attuale? Certo che si! Ma la sensazione che abbiamo, forte, è che i giornalisti siano entrati, alcuni, per fortuna non tutti, anche nell'ottica di molti politici che esistono i benaltristi e i maanchisti . Sono due categorie in continuo aumento che predicano la novella del "ci vuole ben altro" o del "questo….ma anche quello"… Così non si rischia l'impopolarità, ma si accontenta tutti e si cresce in ascolti e popolarità. E Pulitzer che si batteva…per dimostrare che "ogni numero di giornale rappresenta la battaglia per l'eccellenza. Vincere o perdere questa battaglia dipende dall'eccellenza e dalla moralità del direttore e della redazione", forse un po' si rigira nella tomba…. Ma non ce ne voglia…E' un brutto periodo…Abbiamo assicurato un Saremo al pesto, e stiamo valorizzando le massaggiatrici…Non può capirci Pulitzer….
di Francesco Pira
francesco@francescopira.it



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