Web, allarme sull'uso 'precoce' di internet

Venerdì, 20 novembre 2009 - 15:35:00

I nostri bambini, i nostri figli, i digitali nativi a 6 anni iniziano a navigare in rete. Anzi il 50% tra i 6 e gli 8 anni lo fa. Il 47% tra i 9 e gli undici anni. Nulla di nuovo sotto il sole, ci eravamo già sincerati di questo nel 2007 al termine di una ricerca condotta in tutta Italia. Ma è questo quello che preoccupa. Nessuno si è accorto di questo dato diffuso nelle ultime ore dal Rapporto 2009 Eurispes-Telefono Azzurro.

mamma computer

Nessuna tiratura straordinaria, nessuna edizione speciale, nessuna puntata di “Porta a Porta” o di “Anno Zero”. Ma lasciamo perdere i bambini… Il 71% degli adolescenti ha un profilo su Facebook… anche questo non è sconvolgente. Persino il dizionario Oxford si è accorto di Facebook inserendo la parola “unfriend” che può essere tradotta in italiano “disamicare”. E’ quel gesto semplice che tutti noi facciamo sul social network quando vogliamo rimuovere un amico non gradito nel nostro network. Ci vuole poco: apriamo il profilo e lo cacciamo attraverso l’opzione “rimuovi l’amico”. E’ un’operazione talmente semplice che vorremo averla non soltanto nel virtuale ma anche nel reale. Pensate se si potesse fare così per far sparire dalla nostra vita tutti quelli che ci stanno antipatici o che rompono in continuazione.

Ma riprendiamo il filo del nostro discorso. I dati Eurispes non devono allarmarci ma quantomeno interessarci. Nel senso che devono far capire ai genitori che non conoscono i loro figli tantissimo. Che non sanno come giocano, come trascorrono il tempo libero e cosa fanno quando sfuggono al loro controllo, cioè spesso. E se oltre il 90% (e questo emerge dalle nostre indagini) dichiara di avere un videogioco in quarta o quinta elementare, il 67% dice di giocare da solo. E lo fa anche su internet. Ma questo non è totalmente negativo per i bambini se c’è controllo e buon senso. Anzi.

I bambini stanno vivendo un’esperienza che noi adulti non riusciremo mai a vivere. La Rete è libertà e pericolo. La Rete è pace e guerra. Il sociologo e filosofo Edgar  Morin, navigatore alla veneranda età di 88 anni spiega dall’altro della sua saggezza: “Nella Rete c’è un contrasto tra due tipi di etica: un’etica delle libertà che lascia spazio a tutte le opinioni, anche a quelle che vanno contro, e un’etica della comprensione umana, legata alla natura universale di Internet che supera la semplice comunicazione”. Vorremmo che i genitori, consapevoli dei dati continuano ad emergere dalle ricerche, sul rapporto tra infanzia, pre-adolescenza e adolescenza e nuove tecnologia avessero un atteggiamento diverso. Che non fuggissero davanti alle loro responsabilità contratte nel momento in cui mettono al mondo un digitale nativo  ma diventassero loro stessi protagonisti della vita delle loro creature.

Noi adulti siamo gli “immigrati digitali”. Percepiamo le nuove forme di comunicazione, come una distinzione tra reale e virtuale, mentre di digitali nativi hanno superato questa distinzione. Il virtuale è diventato per i nostri figli una parte integrante del sé… un digital body. E giusto per fornire qualche altro dato che incrementa l’ansia una classifica di recente stilata dall’Ocse ci dice che “facciamo meno figli e li trattiamo male”. E ci fa piacere che chi ha stilato il rapporto Simon Chapple, curatore del lavoro dell’Ocse arriva alle solite conclusioni a cui eravamo arrivati anche noi dopo un bel po’ di ricerche: i bambini non votano. Loro no, ma noi si. E ci accorgiamo giorno dopo giorno cosa ci ha ricordato l’Eurispes: l’87% dei bambini sa giocare con il personal computer, il 75,4% è un grado di scrivere un testo con una tastiera di un pc; il 59% è capace di cercare informazioni in rete o inviare una mail e il 35% di trasferire le foto dalla macchina digitale al pc.

Non sono mostri i digitali nativi. Ma esseri umani. Che video giocano e vivono la rete. Non come noi adulti. Uno dei più  grandi studiosi di questi fenomeni l’americano Henry Jenkins con cui abbiamo avuto modo di relazionarci non finisce mai di ripetere: “i luoghi più interessanti sono quelli dove giovani e adulti interagiscono attraverso comunità virtuali, dove si condividono interessi in modi diversi e informali, così si apprende gli uni dagli altri senza rigide gerarchie”. Già quasi come se tutto fosse scontato anche in Italia. Un paese dove i giovani di 19 anni ti spiegano che regolarmente da quando avevano 14 anni conoscono i videogiochi violenti perché potevano acquistarli senza resistenze e nessuno in famiglia si accorgeva che era vietato ai minori di 18. E noi tutti zitti, aspettiamo la prossima ricerca ed i prossimi dati, per farci su una risata… Dai…tanto i bambini non votano.  

francesco@francescopira.it

 


 

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