Vecchi progetti, nessuna novità. Quello che resta dopo gli Stati Generali
Di Daniele Chieffi
Nei grandi saloni del Palazzo dei Congressi regna ormai il silenzio dopo la due giorni degli Stati generali di Roma Capitale. Negli spazi architettonici razionalisti risuona però ancora l’eco della cifra che il sindaco ha pronunciato con studiata enfasi: 22 miliardi. A tanto ammontano gli investimenti previsti per il rilancio di questa bistrattata città da qui al 2020. Poco più di 2 miliardi l’anno, compreso quello appena terminato, per realizzare 225 progetti, per la maggior parte infrastrutturali. Se dovesse realizzarsi sarebbe il più grande piano d’investimenti mai neppure concepito per la Capitale. Ma c’è quel “se” che stride come un gesso sulla lavagna.

Prega, ama e ride. Berlusconi agli Stati Generali.
Ecco chi c'era e chi non c'era (foto Olycom)
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Spulciando uno per uno i progetti proposti, infatti, qualche dubbio sorge. Innanzitutto perché, nonostante ricerche attente, quello che non si trova è la novità. Nell’elenco delle grandi infrastrutture si leggono nomi familiari, che hanno accompagnato generazioni di romani: la linea C, i prolungamenti della B e della A (previsti nel piano regolatore) e la linea D della metropolitana, che, a dispetto dei recenti annunci del sindaco stesso (“Una seconda linea di metropolitana che passi per il centro storico, non solo è sconsigliabile, ma potrebbe essere inutile. Meglio una linea circolare che colleghi le periferie, un tracciato parallelo al Raccordo anulare”, era il 18 maggio 2010), torna, secondo i documenti ufficiali degli Stati generali, sul vecchio tracciato Talenti, Prati fiscali, Salario, Vescovio, Trastevere, Eur.
Ma torna anche un vecchio pensionato come l’anello ferroviario (ideato negli anni ’50, rispolverato per Italia ’90 e, da allora più volte evocato senza risultato), il tram 8 a piazza Venezia (progetto che risale al 1998), il 2 a piazzale Flaminio. Riappare una giovinetta come la funivia di collegamento stazione Magliana- stazione Eur, ultimo sussulto dell’amministrazione Veltroni (la presentò a luglio del 2007).
C’è anche la metro leggera Anagnina-Tor Bella Monaca (se ne parla dal 1982, nel 1997 era stata progettata come “Linea delle torri”, accantonata dopo la bocciatura di Roma per le Olimpiadi del 2004). Non mancano la sempiterna “navigazione del Tevere” e una serie di progetti già in corso come la Città dello sport, ovvero il vecchio villaggio olimpico del nuoto a Tor Vergata, iniziata nel 2006 e che doveva essere completato a fine 2009.
Nulla di nuovo, quindi, ma nulla di male. Si tratta di opere sulla cui utilità strategica non sembrano esserci più dubbi come sulla loro appartenenza, sempre più salda, all’iperuranio, al mondo ideale dei progetti, piuttosto che a quello concreto delle realizzazioni. Si è trattato quindi di una nuova “messa a sistema” di un patrimonio progettuale tutto a firma Rutelli – Veltroni ma ormai condiviso? Sarà così, ma non c’era già un piano regolatore? Formalismi a parte, se i 500.000 euro spesi dal Campidoglio per gli stati generali serviranno a dare, finalmente, l’avvio a tutte queste opere, i romani non potranno che esserne contenti.
Ma, come è ovvio, c’è un “ma” e ha il suono tintinnante dei soldi. “Le risorse pubbliche già attivate - ha elencato Giampaolo Glisenti dal palco del Palazzo dei Congressi - sono 3,5 miliardi di euro; 240 milioni sono quelle private”. Quanto alle risorse da attivare, “quelle pubbliche ammonteranno a 7,7 miliardi, quelle private a 10,4 miliardi”. Per quanto riguarda le prime cifre, coincidono, bene o male, con le coperture finanziarie previste per gli interventi già in corso come, ad esempio, la linea C, la B1 e la città dello Sport. Quello che interessa di più sono i 7,7 miliardi pubblici e gli oltre 10 dei privati, tutti ancora da trovare.
Il sindaco intende scovare poco più di 700 milioni di euro l’anno di fondi pubblici (un miracolo, di questi tempi) e, soprattutto, vorrebbe convincere i privati a investire oltre 1 miliardo di euro l’anno in infrastrutture. In cambio di cosa? In che modo intende attrarre una così gigantesca mole d’investimenti privati? Se la logica è sempre quella delle cubature a compensazione, ci dobbiamo aspettare una titanica colata di cemento sulla città?
Troppe domande aperte, troppi nodi irrisolti, troppa vaghezza, troppo sapore di proclama. Troppe cose già viste, sempre annunciate e mai realizzate, troppi pochi progetti esecutivi, piani di copertura finanziaria, cronogrammi definiti. Insomma, troppo fumo e troppo poco arrosto perché ci si possa realmente credere.
Alemanno aveva bisogno di scrollarsi di dosso tre anni di gestione non proprio esaltante: lo scandalo di parentopoli, la violenza sui gay e le donne, i campi nomadi che vanno a fuoco e uccidono bambini. Questi Stati generali sono stati, indubbiamente, una grande operazione d’immagine. La speranza è che siano anche l’occasione per un vero rilancio di questa città e che dietro al fumo (per ora c’è davvero solo quello) appaia anche l’arrosto dei cantieri, delle linee ferroviarie e metropolitane, delle strade, dei ponti, dei servizi sociali. Altrimenti, quel mezzo milione di euro speso per la kermesse dell’Eur sarebbe potuto essere meglio utilizzato per rimpinguare, ad esempio, le casse dei servizi sociali comunali, non più in grado di garantire, per dirne una, servizi e assistenza domiciliare ai disabili. E questo è un problema dannatamente concreto.



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