Roma: una città a misura di ciclista, ma dopo gli annunci servono i fatti
Un sistema di piste ciclabili di 200 km, da realizzare tra il 2011 e il 2013, e una rete connessa di 350 km entro il 2016, per arrivare, nel 2020, a 986 km, il tutto per un costo di 43 milioni di euro. La Capitale che si scopre novella Ferrara e sceglie decisamente la strada dell'energia pulita, tutta pedali e manubri. E ancora: una fittissima rete di percorsi protetti, biciclette sulle metropolitane, sui bus, piste che intersecano le linee sotterranee e di superficie, in un fiorire di nodi di scambio e itinerari. Lo ha annunciato il sindaco Alemanno, in sella ad una bicicletta, va da sé, e durante la giornata dedicata alle due ruote. 
Tutto bello, affascinante. Certo, avrebbe aiutato che, a fronte di una spesa prevista così importante e di un progetto così ambizioso, il sindaco fosse stato un po' più prodigo di dettagli, dato che poi, i primi cento chilometri dovrebbero essere finiti nel giro di un paio di anni. E allora: questi mille chilometri dove si pensa di farli passare? Certo una rete così vasta di ciclabili non potrebbe essere costruita tutta sugli argini del Tevere e nei parchi, oltretutto se deve intersecare metropolitane e linee di superficie. Quindi necessariamente le piste correranno sulle strade, quindi cantieri, modifiche alla viabilità, riduzioni di carreggiata, magari qualche parcheggio in meno. E poi, visionare i progetti? Quando le prime gare di appalto? E infine, i 43 milioni di euro si sa già dove trovarli?
Qualche dettaglio in più sarebbe utile, non foss'altro per fugare la sensazione che si sia trattato solo di un annuncio ad effetto. Dalla giunta, a questo riguardo, arrivano infatti segnali contrastanti. Nel 2009 decide di abbandonare i lavori di realizzazione della pista Porta Pia - Nomentano, già progettata e sul piede di partenza. Motivo? Mancanza di fondi, non si trovavano più i 100.000 euro per realizzarla. Sei mesi dopo, Alemanno annuncia la costruzione del prolungamento della pista lungo il Tevere, dal Gra a Fiumicino: 12,5 km per una spesa prevista di 1,7 milioni di euro. I cantieri dovrebbero partire entro l'estate ma ad oggi nulla si muove. Da parte loro le associazioni di ciclisti chiedono a gran voce di aggiustare quelle che già ci sono (110 km), ridotte spesso assai male. La colonna vertebrale dell'universo ciclistico romano corre lungo il Tevere da nord a sud, con alcune diramazioni nel quartiere Prati, a Roma nord, fra la Salaria e Villa Ada e lungo la Cristoforo Colombo, in tutto, appunto, 110 chilometri, ma i percorsi non sono però tutti collegati fra loro, addio quindi all'effetto rete. A percorrerle, poi, capita di trovarsi davanti il ponte sul torrente Crèmera sbarrato dal 2008, oppure il percorso sotto il nuovo ponte del raccordo anulare chiuso anche questo da circa un anno. Senza parlare di buche, transenne, "pezzi" di ciclabile inglobati dalle recinzioni di nuovi centri commerciali. Insomma la piccola rete ecologica capitolina parrebbe aver bisogno di qualche attenzione in più, anche perché non è proprio recente.
Era, infatti, il 1990 ed erano i tempi dei Mondiali quando venne steso un serpentone arancione da viale delle Milizie, lungo viale Angelico, sino a Castel Giubileo. Era la prima pista ciclabile della Capitale. I romani ci misero un po' a capire a cosa servisse. Alcuni la confusero con un parcheggio, i motorini ne tentarono la conquista e i pedoni ne reclamarono l'uso esclusivo ma alla fine le biciclette cominciarono a percorrerla con tranquillità. Con la salita al Campidoglio delle giunte verdi-rosse i chilometri ciclabili passarono da 0 a 110 in 15 anni. Come non apprezzare l'idea di trasformare Roma, una delle città più trafficate e affollate di motori a scoppio d'Europa, in una Capitale ciclabile. Come non commuoversi davanti all'immagine dei romani che vanno a lavoro in bici, che raggiungono le stazioni della metropolitana pedalando e magari i cicli se li portano anche a bordo. Se Alemanno riuscirà in quest'opera si potrà ben dire che avrà superato "a sinistra" i suoi predecessori.
Ad oggi, però, siamo ancora in mezzo alla nebbia dell'indefinito, del "faremo". L'unica cosa certa è l'abbandono in cui versa l'attuale piccola rete ciclabile romana. Manutenerla e valorizzarla potrebbe essere, intanto, un primo segnale forte, politico. Poi, certo, veder aprire i cantieri e conoscere nei dettagli questo grande progetto di sviluppo, spazzerebbe via ogni dubbio, per maligno che sia.



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